Spettacoli

Aspettando Zelig, 50 sfumature di Bisio

L'attore protagonista di "Indovina chi viene a Natale?" di Fausto Brizzi, con Raoul Bova e Cristiana Capotondi: "Di un rientro in tv sto parlando con Gino e Michele: ma torno solo se il cast è azzeccato e adeguato ai tempi"

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ROMA - CLAUDIO Bisio è Zelig. Se si dovesse fare il gioco dei gradi di separazione tra i comici italiani nel suo caso ci si fermerebbe a due. Ha lavorato, è amico o ha progetti con chiunque. Con Checco Zalone "se troviamo l'idea giusta per un film". Con Alessandro Siani "sarebbe bello rincontrarci". Diego Abatantuono è "socio e amico fraterno". Con Gino e Michele "ci scambiamo idee". Con Rocco Papaleo "giriamo a febbraio Tutti per uno". Beppe Grillo "lo conosco da tanti anni". Con ognuno dei colleghi con cui condivide il set, il palco, la telecamera, Bisio entra in camaleontica sintonia. "Mi hanno forgiato 15 anni di Zelig, ma è anche questione di musicalità", ammette seduto davanti a un caffè e pasticcini al cioccolato che guarda voglioso e non tocca. È a Roma, hotel in Prati, per lavorare al film di Fausto Brizzi Indovina chi viene a Natale?,(Medusa, in sala il 19 dicembre) e quello di Francesco Patierno La gente che sta bene(Rai Cinema, dal 30 gennaio): nella carriera vaudeville dell'attore, 56 anni, tutti entrano edescono col sorriso.

Perché Indovina chi viene a Natale?
"Con Brizzi ho fatto altri tre film. Da tempo progettava una commedia natalizia con un tema forte. Per le feste Claudia Gerini, pecora nera di una ricca famiglia, porta a casa dai figli il nuovo compagno, maestro elementare, io. Cristiana Capotondi invece presenta al padre, Diego Abatantuono, il fidanzatoRaoul Bova, che non ha le braccia. L'industriale illuminato con i dipendenti, anche diversamente abili, ha altre reazioni in casa propria, come Spencer Tracy. Cerca di mettere in difficoltà il futuro genero. Bova vi stupirà, riesce a fare cose straordinarie usando solo i piedi: cambia il pannolino a un bambino, accende il caminetto. Fausto ha saputo affrontare bene un tema insidioso".

Gli eredi del cinepanettone sono parecchi.
"Si, ma siamo scaglionati. Con Benvenuti al Sud inaugurammo l'uscita "dei Santi", il 30 ottobre, quest'anno l'ha fatto Zalone. Poi si va di settimana in settimana, fino a gennaio".

Rapporti con il fenomeno?
"Checco è nato da noi. Non voglio mettere timbri, ma è figlio di Zelig. L'ho visto neomelodico la prima volta nel vivaio di Zelig off. Capimmo subito che aveva stoffa. È diplomato in pianoforte, laureato. Fa finta di essere ignorante, non lo è affatto".

Se la chiama in un film?
"Se c'è la storia giusta si farà. Per Brizzi bisogna mischiare le diversità, far gioco di squadra. Lo penso anch'io. In Benvenuto presidente ho fatto il mattatore perché era un film scritto così, pensato in origine per Roberto Benigni. Abbiamo la nomination agli Efa, sfidiamo Pedro Almodovar e Susanne Bier".

L'anno scorso ha detto addio a Zelig, il prossimo autunno ci ritorna.
"Niente è stato ancora deciso. Con Gino e Michele ne parliamo. La parola ritorno mi frena. L'ho fatto dal '97 al 2012. Siamo stati all'avanguardia, oggi vorrei uno Zelig 2.0. Più coralità. Un cast fisso più riconoscibile, interazioni. Si chiama Zelig, deve adeguarsi ai tempi. Non è necessario farlo tutti gli anni, si fa quando hai un cast pazzesco. Sogno un'edizione d'eccellenza: Zalone, Barbera, Cucciari, Ficarra e Picone, Ale e Franz. Altrimenti meglio il cinema, vivo un momentofelice".

In La gente che sta bene, dal romanzo di Baccomo, interpreta un cinico.
"Un avvocato d'affari stronzo e maschilista nella Milano della crisi. Nella prima scena faccio fuori un collega "dandogli un'opportunità", subito dopo vengo licenziato da Claudio Bigagli " Altro ritorno da Mediterraneo
"Abbiamo fatto la foto con Diego e Claudio, lui con i capelli bianchi, io senza. Siamo gli stessi cazzoni di vent'anni fa. Questo lavoro, il set, il palcoscenico è un gioco meraviglioso che ti fa dimenticare le cose tristi, penso ad amici che ci hanno lasciato, come Gianni Paladino, Zuzzurro".

Un anno fa aveva lasciato la tv per fare il teatro.
"Progetto Gli sdraiati di Serra, rivisitato attraverso l'esperienza dei miei due figli adolescenti. Penso alle esilaranti telefonate di mia figlia con le amiche".

E i suoi figli lo sanno?
"No, Ma ho chiesto a Michele e nemmeno i suoi figli avevano letto il libro prima della pubblicazione".

Grillo, comico o politico?
"Grillo è un monologhista. Quando facevo il direttore di teatro a Firenze ho ospitato un suo spettacolo. Nell'84 girammo Scemo di guerra di Dino Risi. Lì conoscemmo Coluche. Ho visto nascere in quelle sere, non dico la voglia di scendere in campo di Beppe, ma il fascino per quell'anarchico situazionista, pazzo vero che era Coluche, che si era presentato alle presidenziali francesi, anche se poi si era ritirato. Ma, per risponderle, Beppe lo preferisco come comico".