MARRAKECH - "Soltanto due parole potevano indurmi a salire su un aereo con i miei tre figli e volare dall'India al Marocco: Martin Scorsese", dice Sharon Stone tra gli applausi nella serata inaugurale della 13ma edizione del festival di Marrakech, che le ha assegnato un premio alla carriera. In arrivo da Mumbai, dove aveva partecipato ad attività benefiche dell'Amfar, introdotta da Scorsese - "Sharon è bellezza assoluta, una vera star, quando entra in scena scatena energia" - con la sua carismatica presenza e un abito scuro aderentissimo e scollatura malandrina ispirata ai motivi dell'architettura araba, l'attrice domina la serata.
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"Il festival di Marrakech offre una doppia opportunità, la presenza di culture di ogni parte del mondo e nello stesso tempo mostra il vero spirito di pace e di compassione in un paese musulmano. Sono particolarmente onorata e grata di ricevere questo premio, soprattutto in un momento storico come quello in cui viviamo", dice la Stone ricevendo il premio. Lo stesso concetto è ripreso da Martin Scorsese alla presentazione della giuria di cui è presidente, una giuria degna di un grande festival internazionale, tra gli altri ci sono Fatih Akin, Marion Cotillard, l'attrice iraniana Golshifteh Farahani (About Elly, Just like a woman), Park Chan Wook, Paolo Sorrentino, per tutti la possibilità di una settimana con Scorsese è stata un'offerta impossibile da rifiutare. "Gli incontri e lo scambio di culture che c'è a Marrakech è raro in altri festival, è davvero un punto di incontro prezioso, soprattutto per un americano. Da noi c'è il Sundance, New York ed altri festival, ma in genere tendono al mercato e le presenze vengono da una certa parte del mondo. Perché il cinema cresca e si sviluppi invece è necessario scoprire altri linguaggi e altri ritmi, soprattutto oggi. Il cinema americano è diventato sempre più veloce, troppo veloce, tanto che spesso le immagini perdono di significato. Un film rumeno o messicano o norvegese permette invece di cogliere aspetti più profondi e umani di una storia: c'è sempre da imparare", dice il regista e ricorda la sua esperienza di bambino, genitori siciliani, cresciuto a New York che "malato di asma non potevo fare sport e vedevo film alla tv e allora il cinema veniva dalla California. Poi ho scoperto Antonioni, Satyajit Ray, il neorelismo, Fellini, René Clair e ho capito che il cinema poteva anche essere altro".
Frequentatore del festival e fortemente legato al Marocco - "Ho girato due film qui, L'ultima tentazione di Cristo e Kundun, in attesa dell'idea giusta per tornarci ancora" - Scorsese con la sua giuria dovrà giudicare 15 film e promette di rispondere "solo alla forza delle storie, a nuovi linguaggi e a nuovi talenti. Per fortuna non ci sono critici tra noi, giudicheremo il cinema da appassionati di cinema". Intanto è stato presentato cin grande successo di pubblico il primo ed unico film italiano in concorso, Viva la libertà di Roberto Andò.
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"Il festival di Marrakech offre una doppia opportunità, la presenza di culture di ogni parte del mondo e nello stesso tempo mostra il vero spirito di pace e di compassione in un paese musulmano. Sono particolarmente onorata e grata di ricevere questo premio, soprattutto in un momento storico come quello in cui viviamo", dice la Stone ricevendo il premio. Lo stesso concetto è ripreso da Martin Scorsese alla presentazione della giuria di cui è presidente, una giuria degna di un grande festival internazionale, tra gli altri ci sono Fatih Akin, Marion Cotillard, l'attrice iraniana Golshifteh Farahani (About Elly, Just like a woman), Park Chan Wook, Paolo Sorrentino, per tutti la possibilità di una settimana con Scorsese è stata un'offerta impossibile da rifiutare. "Gli incontri e lo scambio di culture che c'è a Marrakech è raro in altri festival, è davvero un punto di incontro prezioso, soprattutto per un americano. Da noi c'è il Sundance, New York ed altri festival, ma in genere tendono al mercato e le presenze vengono da una certa parte del mondo. Perché il cinema cresca e si sviluppi invece è necessario scoprire altri linguaggi e altri ritmi, soprattutto oggi. Il cinema americano è diventato sempre più veloce, troppo veloce, tanto che spesso le immagini perdono di significato. Un film rumeno o messicano o norvegese permette invece di cogliere aspetti più profondi e umani di una storia: c'è sempre da imparare", dice il regista e ricorda la sua esperienza di bambino, genitori siciliani, cresciuto a New York che "malato di asma non potevo fare sport e vedevo film alla tv e allora il cinema veniva dalla California. Poi ho scoperto Antonioni, Satyajit Ray, il neorelismo, Fellini, René Clair e ho capito che il cinema poteva anche essere altro".
Frequentatore del festival e fortemente legato al Marocco - "Ho girato due film qui, L'ultima tentazione di Cristo e Kundun, in attesa dell'idea giusta per tornarci ancora" - Scorsese con la sua giuria dovrà giudicare 15 film e promette di rispondere "solo alla forza delle storie, a nuovi linguaggi e a nuovi talenti. Per fortuna non ci sono critici tra noi, giudicheremo il cinema da appassionati di cinema". Intanto è stato presentato cin grande successo di pubblico il primo ed unico film italiano in concorso, Viva la libertà di Roberto Andò.