È morto Edouard Molinaro, girò "Il vizietto" e divenne un cult
Il regista e sceneggiatore francese si è spento a 85 anni. Gli inizi nel clima della Nouvella Vague, poi i film d'intrattenimento commerciali. Alla fine degli anni Settanta la serie con Michel Serrault e Ugo Tognazzi: il primo film gli fece conquistare due nomination all'Oscar
PARIGI - È morto a Parigi a 85 anni Edouard Molinaro, regista e produttore cinematografico francese, autore dei primi due capitoli di Il vizietto, per il primo dei quali ricevette anche due nomination all'Oscar. Molinaro era nato a Bordeaux il 13 maggio del 1928, si era formato nel clima della Nouvelle Vague e poi aveva scelto di dedicarsi a film commerciali, d'intrattenimento, scrivendone la sceneggiatura e scegliendo sempre ottimi cast. Alcuni dei suoi film sono diventati grandi successi di pubblico e oggetto di remake, com'è il caso di La cage aux folles, titolo originale di Il vizietto, del 1978, che fu candidato all'Oscar sia per la Migliore regia che per la Migliore sceneggiatura.
I suoi primi passi nel cinema furono con i cortometraggi (ne girò una ventina autoprodotti) e poi con i documentari. Scelse il noir, ma sempre nel solco della Nouvelle Vague, per i suo primo lungometraggio, Le dos au mur del 1958, tratto da un romanzo di F. Dard e interpretato da Je…
I suoi primi passi nel cinema furono con i cortometraggi (ne girò una ventina autoprodotti) e poi con i documentari. Scelse il noir, ma sempre nel solco della Nouvelle Vague, per i suo primo lungometraggio, Le dos au mur del 1958, tratto da un romanzo di F. Dard e interpretato da Je…
PARIGI - È morto a Parigi a 85 anni Edouard Molinaro, regista e produttore cinematografico francese, autore dei primi due capitoli di Il vizietto, per il primo dei quali ricevette anche due nomination all'Oscar. Molinaro era nato a Bordeaux il 13 maggio del 1928, si era formato nel clima della Nouvelle Vague e poi aveva scelto di dedicarsi a film commerciali, d'intrattenimento, scrivendone la sceneggiatura e scegliendo sempre ottimi cast. Alcuni dei suoi film sono diventati grandi successi di pubblico e oggetto di remake, com'è il caso di La cage aux folles, titolo originale di Il vizietto, del 1978, che fu candidato all'Oscar sia per la Migliore regia che per la Migliore sceneggiatura.
I suoi primi passi nel cinema furono con i cortometraggi (ne girò una ventina autoprodotti) e poi con i documentari. Scelse il noir, ma sempre nel solco della Nouvelle Vague, per i suo primo lungometraggio, Le dos au mur del 1958, tratto da un romanzo di F. Dard e interpretato da Jeanne Moreau. Seguirono Une fille pour l'été (1960) con Micheline Presle, dal romanzo di M. Clavel, e La mort de Belle (1961) da Simenon. Fu all'inizio degli anni Sessanta che cominciò ad allontanarsi dal cinema d'autore per dedicarsi a film più tradizionali, con una particolare attenzione alla commedia. E ottenne un buon riscontro di pubblico e di critica con Une ravissante idiote (1964, Un'adorabile idiota) con Brigitte Bardot, e con due film interpretati da Louis De Funès, Oscar (1967, Io, due figlie, tre valige), del quale John Landis girerà un remake nel 1991, e Hibernatus (1969, Louis De Funès e il nonno surgelato).
Seguì una serie di film di scarso interesse, interrotta da L'emmerdeur (1973, Il rompiballe), con Jacques Brel e Lino Ventura, che con la regia di Billy Wilder sarebbe diventato Buddy Buddy nel 1981, e dal drammatico L'homme pressé (1977, L'ultimo giorno d'amore) con Alain Delon, dal romanzo di P. Morand. A distanza di un anno arrivò in sala La cage aux folles, dalla commedia di J. Poiret, storia ambientata nel mondo gay, con due straordinari Michel Serrault e Ugo Tognazzi. Il successo ottenuto dal film (di cui Mike Nichols avrebbe girato un remake nel 1996, The birdcage) indusse il regista a dargli un seguito con La cage aux folles II (1980, Il vizietto II). Negli anni Ottanta Molinaro si era dedicato soprattutto alla tv, mentre per il cinema aveva continuato a firmare commedie. Nel 1980 partecipa al film corale I seduttori della domenica insieme a Dino Risi, Gene Wilder e Bryan Forbes. Negli anni Novanta aveva firmato per il grande schermo A cena con il diavolo. Il regista 85enne era rimasto attivo fino agli ultimi anni, producendo e dirigendo principalmente per la televisione francese.
I suoi primi passi nel cinema furono con i cortometraggi (ne girò una ventina autoprodotti) e poi con i documentari. Scelse il noir, ma sempre nel solco della Nouvelle Vague, per i suo primo lungometraggio, Le dos au mur del 1958, tratto da un romanzo di F. Dard e interpretato da Jeanne Moreau. Seguirono Une fille pour l'été (1960) con Micheline Presle, dal romanzo di M. Clavel, e La mort de Belle (1961) da Simenon. Fu all'inizio degli anni Sessanta che cominciò ad allontanarsi dal cinema d'autore per dedicarsi a film più tradizionali, con una particolare attenzione alla commedia. E ottenne un buon riscontro di pubblico e di critica con Une ravissante idiote (1964, Un'adorabile idiota) con Brigitte Bardot, e con due film interpretati da Louis De Funès, Oscar (1967, Io, due figlie, tre valige), del quale John Landis girerà un remake nel 1991, e Hibernatus (1969, Louis De Funès e il nonno surgelato).
Seguì una serie di film di scarso interesse, interrotta da L'emmerdeur (1973, Il rompiballe), con Jacques Brel e Lino Ventura, che con la regia di Billy Wilder sarebbe diventato Buddy Buddy nel 1981, e dal drammatico L'homme pressé (1977, L'ultimo giorno d'amore) con Alain Delon, dal romanzo di P. Morand. A distanza di un anno arrivò in sala La cage aux folles, dalla commedia di J. Poiret, storia ambientata nel mondo gay, con due straordinari Michel Serrault e Ugo Tognazzi. Il successo ottenuto dal film (di cui Mike Nichols avrebbe girato un remake nel 1996, The birdcage) indusse il regista a dargli un seguito con La cage aux folles II (1980, Il vizietto II). Negli anni Ottanta Molinaro si era dedicato soprattutto alla tv, mentre per il cinema aveva continuato a firmare commedie. Nel 1980 partecipa al film corale I seduttori della domenica insieme a Dino Risi, Gene Wilder e Bryan Forbes. Negli anni Novanta aveva firmato per il grande schermo A cena con il diavolo. Il regista 85enne era rimasto attivo fino agli ultimi anni, producendo e dirigendo principalmente per la televisione francese.