✕

Stallone e De Niro tornano sul ring: Rocky e LaMotta combattono ancora

I due divi presentano "Il grande Match" in cui interpretano due ex pugili eterni rivali che si ritrovano sul ring trent'anni (e molti chili) dopo. Un progetto autoironico e pieno di citazioni possibile solo grazie ai film-cult ai quali strizzano l'occhiolino
3 minuti di lettura
ROMA - "Novantatrè film da attore e due regista, nel film di Scorsese era chiamato Toro scatenato in questo di oggi è The Kid. Applaudiamo Robert De Niro. Cinquantotto film da attore, 8 da regista, conosciuto nel mondo come Rocky, oggi è The Razor. Ecco Sylvester Stallone". Quando il moderatore della conferenza stampa europea del film Il grande match (dal 9 gennaio in oltre 350 copie), a Roma, li chiama sul palco sembrano due campioni che salgono sul ring. Stallone e De Niro interpretano due ex pugili eterni rivali che si sono ritirati senza mai arrivare al match che avrebbe decretato un vincitore. Tra loro, oltre all'antagonismo sportivo, un fatto privato che alla vigilia del terzo e decisivo incontro aveva fatto annunciare a Razor il suo ritiro assestando un duro colpo sulla carriera di entrambi. Trent'anni dopo un promoter fa loro un'offerta difficile da rifiutare: tornare sul ring e regolare i conti una volta per tutte.

"Abbiamo portato il nostro…
ROMA - "Novantatrè film da attore e due regista, nel film di Scorsese era chiamato Toro scatenato in questo di oggi è The Kid. Applaudiamo Robert De Niro. Cinquantotto film da attore, 8 da regista, conosciuto nel mondo come Rocky, oggi è The Razor. Ecco Sylvester Stallone". Quando il moderatore della conferenza stampa europea del film Il grande match (dal 9 gennaio in oltre 350 copie), a Roma, li chiama sul palco sembrano due campioni che salgono sul ring. Stallone e De Niro interpretano due ex pugili eterni rivali che si sono ritirati senza mai arrivare al match che avrebbe decretato un vincitore. Tra loro, oltre all'antagonismo sportivo, un fatto privato che alla vigilia del terzo e decisivo incontro aveva fatto annunciare a Razor il suo ritiro assestando un duro colpo sulla carriera di entrambi. Trent'anni dopo un promoter fa loro un'offerta difficile da rifiutare: tornare sul ring e regolare i conti una volta per tutte.

"Abbiamo portato il nostro bagaglio, la nostra storia in questo film - dice Sly - Vedere due atleti tornare sul ring dopo 30 anni anche se non si esprimono al meglio, è una cosa straordinaria, e dal nostro punto di vista una cosa che non si verificherà mai più. Non credi Bob?" Stallone è spiritoso e sorridente, De Niro meno loquace, ma dietro ai loro volti segnati dagli anni ci sono loro: Rocky Balboa e Jake LaMotta.

Il film, firmato dal regista di commedie Peter Segal, si prende gioco in modo autoironico dei due film culto. Ci sono i quarti di bue da prendere a pugni e le uova da bere crude a colazione di Rocky; i club dove esibirsi in numeri di cabaret e gli eterni di problemi di peso di Toro scatenato. Per gli appassionati dei due film dell'epoca, completamente diversi per concezione di cinema e per visione della boxe, è un gioco alla citazione divertente. Per tutti gli altri spettatori una storia sulla seconda possibilità e una riflessione sul tempo che passa. Nel cast anche Kim Basinger nel ruolo della donna che ha contribuito ad acuire la loro rivalità e Alan Arkin in quelli dell'ex allenatore di Razor.

"Invecchiando cambiano le priorità, la vita passa rapidamente e occorre prendere le cose con più leggerezza - ha detto De Niro, 70 anni  - per questo mi sono detto perché non dovremmo farlo? Buttiamoci". Gli fa eco Stallone, 67 anni: "Il tema dell'età può essere frustrante perché quando capisci come va la vita è quasi finita; la saggezza che si conquista ad un certo punto dell'esistenza finisce per avere poche occasioni per essere applicata. I nostri sono personaggi in cerca di redenzione, che cercano di compensare a quello che non hanno fatto allora. Negli ultimi tempi sono usciti molti film sulla terza età perché il pubblico è cresciuto con noi. Molti spettatori hanno la nostra età, ma non sono disposti a stare a casa".

D'altronde boxe e cinema è un binomio che ha prodotto centinaia di film e che continua ad appassionare. "Vedere sul grande schermo un match è molto più che vedere due persone che si prendono a cazzotti in faccia - spiega Stallone - Le storie di boxe, al di là della passione per questo sport, finiscono per rappresentare a livello simbolico tutte le battaglie che dalla nascita alla morte tutti noi ci troviamo a combattere ed è una metafora comprensibile in qualunque lingua". "La boxe d'altronde - sintetizza De Niro - ha un valore mitologico, come i film di Ercole".

Non era la prima volta che i due attori si trovavano sullo stesso set. Nel 1997 avevano lavorato insieme al film d'azione Copland. "Siamo due persone e due attori con temperamenti molto diversi - spiega Stallone - Bob è sempre calmo sul set, quando parte la macchina da presa esplode. Lavorando con lui ho imparato la pazienza e ho imparato a tenere sul set un ritmo più tranquillo. Questo oggi, trent'anni fa invece ero piuttosto geloso di lui. Quando uscì Rocky nel cinema accanto c'era Taxi driver. Io non avrei avuto nè la capacita, nè la tenacia per realizzare una carriera come la sua". Scherza De Niro: "Abbiamo molto in comune io e Sly, i Martini, il divertimento... abbiamo lavorato bene insieme".

Per quel che riguarda il futuro c'è ancora pugilato nel carnet dei due divi. Stallone: "Rocky si è ritirato per cui sicuramente non gireremo Rocky 7, però in primavera dovremmo iniziare le riprese di Creed, un film molto drammatico con Michael B. Jordan in cui Rocky tornerà in qualche modo". Anche per De Niro un nuovo titolo che parla di pugili; girerà infatti Hands of Stone: "È un film che racconta la storia di Ray Arcel, un allenatore degli anni Trenta per dieci o dodici anni ha seguito il pugile leggendario Roberto Duran". E i due, ognuno a suo modo, sono di nuovo pronti a salire sul ring.