MILANO - Provocazioni, insulti, toni che salgono in un botta e risposta sempre più acceso. Non accenna a placarsi la polemica a distanza tra Paolo Virzì, regista del film "Il capitale umano", e l'assessore al Turismo e Sport della provincia Monza-Brianza, il leghista Andrea Monti. Un crescendo di attacchi incrociati, tra stampa e social network, che si alimenta di ora in ora e che ha come oggetto del contendere proprio l'ultima pellicola del cineasta livornese.
Nel film, ambientato proprio in Brianza, Virzì descrive una provincia ricca abitata da personaggi freddi e ambiziosi, che non si fanno scrupoli pur di raggiungere i propri obiettivi. "È uno schiaffo ai brianzoli", ha tuonato la provincia di Monza. Tutto nasce da un'intervista rilasciata a Repubblica dal regista toscano, in cui lui stesso spiegava la scelta di ambientare il film in Lombardia mentre, nel romanzo da cui è liberamente tratto (l'omonimo "Il capitale umano" di Stephen Amidon), si parla dello stato americano del Connecticut. "Cercavo un'atmosfera che mi mettesse in allarme - aveva affermato Virzì - un paesaggio che mi sembrasse gelido, ostile e minaccioso".
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Apriti cielo. Furiosa la replica dell'assessore, al grido di "Ribelliamoci": "Virzì sembra essersi limitato alla caricatura di alcuni stereotipi falsi - ha tuonato Monti - una vera e propria mistificazione, probabilmente un po' frutto della voglia di additare in negativo la Brianza identificata come terra del nemico politico". Chiudendo il suo intervento con un tracciante ancor più polemico: "Per questa pellicola ha ricevuto 700mila euro dal Ministero. Abbia il gusto di restituire quei soldi". A fargli eco anche il presidente della provincia, Dario Allevi (anche lui leghista), che invitava il regista a visitare a fondo la Brianza: "Non c'è quell'aridità di cui parla - ha sottolineato Allevi - Ma imprenditori che si svegliano presto per andare a lavorare".
[[ge:rep-locali:repubblica:75438017]]
La battaglia verbale, a quel punto, era inevitabile. Immediata e composta la prima risposta di Virzì: "Volevo usare il mio spaesamento - si è difeso - Connecticut o Ornate è la stessa cosa, un luogo immaginario. Una metafora. Qualcuno l'ha presa male: perdonatemi". Ma, nel frattempo, un'altra provincia lombarda manifestava irritazione per i contenuti dell'intervista: Como, città che il regista definiva "ricchissima ma che esprime il degrado della cultura col suo unico teatro, il Politeama, chiuso e in rovina". Frasi che scatenavano la rabbia del Teatro sociale comasco: "Abbiamo appena festeggiato 200 anni - ribatteva il direttore Barbara Minghetti - e Como è vivissima culturalmente". Virzì, in questo caso, ha parlato di "fraintendimento" chiarendo che si trattava di una battuta del copione, pur ribadendo come il teatro fosse chiuso sul serio. La polemica sembrava conclusa; sembrava.
Perché, verificando il rumore che avevano fatto le sue parole, Virzì deve averci ripensato, passando al contrattacco. "Leggendo qualche giornale questa mattina pensavo fosse una parodia - ha sottolineato il regista - credo che chi dice e scrive queste cose anzitutto non ha visto il film e non sa che l'ambientazione è in una Brianza immaginaria, basti pensare che il lugo dove avviene l'incidente stradale che avvia la storia non esiste: l'abbiamo chiamato Ormate Brianza perchè ha un suono plausibile, ma sfido chiunque a trovarlo su una carta geografica. Discutere di un film è interessante, discutere di una mezza frase del suo regista meno. Mi sembra una polemica basata su un pregiudizio acido".
[[ge:rep-locali:repubblica:75436276]]
Era solo il preludio all'esplosione successiva, stavolta via Twitter. Prima un tweet di Monti che etichettava la replica di Virzì una "buffa retromarcia paracula". Poi una serie di tweet al vetriolo pubblicati dal regista sul proprio profilo ufficiale hanno acceso definitivamente la miccia: "Lei è davvero un assessore? Ma la smetta, abbia rispetto dei cittadini che rappresenta e si tolga quel buffo cappellino"; oppure: "Nel film c'è un grave errore: un assessore leghista troppo composto rispetto alla sguaiataggine di questo"; e ancora: "Lei è un uomo delle istituzioni: torni a bordo, cazzo!" (parafrasando la celebre frase rivolta a Schettino); per concludere: "Personaggi del film più raffinati di voi. Ho sbagliato tutto. Vi meritate le commedie demenziali".
[[ge:rep-locali:repubblica:75436277]]
Un fiume in piena il tono assunto dalla conversazione virtuale che in poco tempo è diventata trending topic sul social network. Con tanto di risposta sarcastica del co-protagonista Monti: "Non si dia delle arie, addirittura si crede un buffone? Non esageri cazzo!". Schermaglie a ripetizione che, molto probabilmente, non finiranno qui. A meno che la visione del film non chiarisca le ragioni del contendere e plachi definitivamente le acque.
Nel film, ambientato proprio in Brianza, Virzì descrive una provincia ricca abitata da personaggi freddi e ambiziosi, che non si fanno scrupoli pur di raggiungere i propri obiettivi. "È uno schiaffo ai brianzoli", ha tuonato la provincia di Monza. Tutto nasce da un'intervista rilasciata a Repubblica dal regista toscano, in cui lui stesso spiegava la scelta di ambientare il film in Lombardia mentre, nel romanzo da cui è liberamente tratto (l'omonimo "Il capitale umano" di Stephen Amidon), si parla dello stato americano del Connecticut. "Cercavo un'atmosfera che mi mettesse in allarme - aveva affermato Virzì - un paesaggio che mi sembrasse gelido, ostile e minaccioso".
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Apriti cielo. Furiosa la replica dell'assessore, al grido di "Ribelliamoci": "Virzì sembra essersi limitato alla caricatura di alcuni stereotipi falsi - ha tuonato Monti - una vera e propria mistificazione, probabilmente un po' frutto della voglia di additare in negativo la Brianza identificata come terra del nemico politico". Chiudendo il suo intervento con un tracciante ancor più polemico: "Per questa pellicola ha ricevuto 700mila euro dal Ministero. Abbia il gusto di restituire quei soldi". A fargli eco anche il presidente della provincia, Dario Allevi (anche lui leghista), che invitava il regista a visitare a fondo la Brianza: "Non c'è quell'aridità di cui parla - ha sottolineato Allevi - Ma imprenditori che si svegliano presto per andare a lavorare".
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La battaglia verbale, a quel punto, era inevitabile. Immediata e composta la prima risposta di Virzì: "Volevo usare il mio spaesamento - si è difeso - Connecticut o Ornate è la stessa cosa, un luogo immaginario. Una metafora. Qualcuno l'ha presa male: perdonatemi". Ma, nel frattempo, un'altra provincia lombarda manifestava irritazione per i contenuti dell'intervista: Como, città che il regista definiva "ricchissima ma che esprime il degrado della cultura col suo unico teatro, il Politeama, chiuso e in rovina". Frasi che scatenavano la rabbia del Teatro sociale comasco: "Abbiamo appena festeggiato 200 anni - ribatteva il direttore Barbara Minghetti - e Como è vivissima culturalmente". Virzì, in questo caso, ha parlato di "fraintendimento" chiarendo che si trattava di una battuta del copione, pur ribadendo come il teatro fosse chiuso sul serio. La polemica sembrava conclusa; sembrava.
Perché, verificando il rumore che avevano fatto le sue parole, Virzì deve averci ripensato, passando al contrattacco. "Leggendo qualche giornale questa mattina pensavo fosse una parodia - ha sottolineato il regista - credo che chi dice e scrive queste cose anzitutto non ha visto il film e non sa che l'ambientazione è in una Brianza immaginaria, basti pensare che il lugo dove avviene l'incidente stradale che avvia la storia non esiste: l'abbiamo chiamato Ormate Brianza perchè ha un suono plausibile, ma sfido chiunque a trovarlo su una carta geografica. Discutere di un film è interessante, discutere di una mezza frase del suo regista meno. Mi sembra una polemica basata su un pregiudizio acido".
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Era solo il preludio all'esplosione successiva, stavolta via Twitter. Prima un tweet di Monti che etichettava la replica di Virzì una "buffa retromarcia paracula". Poi una serie di tweet al vetriolo pubblicati dal regista sul proprio profilo ufficiale hanno acceso definitivamente la miccia: "Lei è davvero un assessore? Ma la smetta, abbia rispetto dei cittadini che rappresenta e si tolga quel buffo cappellino"; oppure: "Nel film c'è un grave errore: un assessore leghista troppo composto rispetto alla sguaiataggine di questo"; e ancora: "Lei è un uomo delle istituzioni: torni a bordo, cazzo!" (parafrasando la celebre frase rivolta a Schettino); per concludere: "Personaggi del film più raffinati di voi. Ho sbagliato tutto. Vi meritate le commedie demenziali".
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Un fiume in piena il tono assunto dalla conversazione virtuale che in poco tempo è diventata trending topic sul social network. Con tanto di risposta sarcastica del co-protagonista Monti: "Non si dia delle arie, addirittura si crede un buffone? Non esageri cazzo!". Schermaglie a ripetizione che, molto probabilmente, non finiranno qui. A meno che la visione del film non chiarisca le ragioni del contendere e plachi definitivamente le acque.