"Tre tocchi", gli attori-calciatori di Marco Risi. "Con loro racconto l'altra faccia del cinema"
Franco Montini, <em class="author">FRANCO MONTINI</em>Il regista, pure lui giocatore nella squadra fondata negli anni 70 da Pasolini, ha coprodotto il film con un budget ridotto di 450mila euro e lo realizzato in appena sette settimane di lavorazione. "La storia svela soprattutto quello che accade fuori dal campo, i miei protagonisti non sono star ma lavoratori che si guadagnano da vivere spesso facendo due mestieri"
ROMA - Attori per professione, calciatori per passione: sono i componenti della squadra degli attori, fondata negli anni 70 da Pasolini. Un film, Tre tocchi, racconta la loro storia. Lo ha diretto, partendo dalla propria esperienza personale, Marco Risi, che da alcuni anni fa parte della squadra. "La sceneggiatura - spiega il regista - è nata partendo dai racconti ascoltati nello spogliatoio e i protagonisti, tutti con il proprio nome e cognome, sono alcuni dei miei compagni di gioco".
Più che un film sul calcio, dunque, Tre tocchi, al momento in fase di montaggio, è un film sul mestiere dell'attore?
"In effetti la storia racconta soprattutto ciò che accade fuori dal campo, anche se non mancano sequenze di partite e di allenamenti, sotto lo sguardo vigile del nostro mister Giacomo Losi, il capitano della Roma anni 60, un mito del calcio capitolino. I protagonisti sono un gruppo di attori giovani e meno giovani che cercano di emergere, scontrand…
Più che un film sul calcio, dunque, Tre tocchi, al momento in fase di montaggio, è un film sul mestiere dell'attore?
"In effetti la storia racconta soprattutto ciò che accade fuori dal campo, anche se non mancano sequenze di partite e di allenamenti, sotto lo sguardo vigile del nostro mister Giacomo Losi, il capitano della Roma anni 60, un mito del calcio capitolino. I protagonisti sono un gruppo di attori giovani e meno giovani che cercano di emergere, scontrand…
ROMA - Attori per professione, calciatori per passione: sono i componenti della squadra degli attori, fondata negli anni 70 da Pasolini. Un film, Tre tocchi, racconta la loro storia. Lo ha diretto, partendo dalla propria esperienza personale, Marco Risi, che da alcuni anni fa parte della squadra. "La sceneggiatura - spiega il regista - è nata partendo dai racconti ascoltati nello spogliatoio e i protagonisti, tutti con il proprio nome e cognome, sono alcuni dei miei compagni di gioco".
Più che un film sul calcio, dunque, Tre tocchi, al momento in fase di montaggio, è un film sul mestiere dell'attore?
"In effetti la storia racconta soprattutto ciò che accade fuori dal campo, anche se non mancano sequenze di partite e di allenamenti, sotto lo sguardo vigile del nostro mister Giacomo Losi, il capitano della Roma anni 60, un mito del calcio capitolino. I protagonisti sono un gruppo di attori giovani e meno giovani che cercano di emergere, scontrandosi quotidianamente con mille difficoltà. Nell'immaginario collettivo gli attori sono spesso identificati come persone agiate, se non ricche, ma il mio film non racconta le star, bensì coloro che, per guadagnarsi da vivere, oltre a recitare, devono anche svolgere un secondo mestiere".
Sembra di capire che il tono sia prevalentemente drammatico.
"Tre tocchi sfugge ad ogni classificazione di genere, direi che è un film come la vita: alterna momenti più seri e forti e situazioni da commedia. Racconta la storia di Leandro Amato che ad un certo punto decide di abbandonare la professione per tornare a Napoli a fare i conti con un violento passato politico che lo perseguita da vent'anni. Ma anche quella molto più leggera di Antonio Foletto, attore giovane che ha una storia con una gran signora del teatro, ironicamente interpretata da Isa Di Benedetto. C'è la vicenda di due amici che diventano rivali perché entrambi in corsa per lo stesso ruolo nel provino di un regista molto importante, Paolo Sorrentino, che ha partecipato al film nel ruolo di se stesso. La sceneggiatura, scritta con Riccardo De Torrebruna e Francesco Frangipane, altri due attori/calciatori, racconta solo vicende reali, anche se un po' romanzate. Accanto agli attori/giocatori Max Benvenuto, Gilles Rocca, Vincenzo Di Michele, Fabrizio Nevola, Emiliano Ragno, si è aggiunto un gruppo di nomi famosi che hanno generosamente accettato di partecipare in brevi apparizioni: Luca Argentero, Claudio Santamaria, Marco Giallini, Francesca Inaudi, Valentina Lodovini, Maurizio Mattioli".
Oltre che regista, per la prima volta, lei è anche il produttore di un suo film.
"Coproduttore, per la precisione; Tre tocchi è stato realizzato con su un budget ridottissimo, 450mila euro, garantito da me e da Andrea Jervolino, dove tutti hanno accettato di partecipare al minimo sindacale. È una formula produttiva che mi ha permesso il massimo di libertà. Il fatto che gli interpreti fossero anche veri amici, il fatto di conoscere benissimo i miei attori è stato un elemento fondamentale alla riuscita. Ma l'esiguità del budget non è andato a scapito delle riprese, che sono durate 7 settimane. Insomma un film di grande soddisfazione, a cominciare dal fatto che, quando ho rivelato di lavorare al progetto, sul campo i miei compagni hanno cominciato a passarmi la palla molto più spesso del solito, perché ognuno voleva essere della partita cinematografica, anche se, per forza di cose, l'attenzione è puntata solo su una mezza dozzina di storie".
Più che un film sul calcio, dunque, Tre tocchi, al momento in fase di montaggio, è un film sul mestiere dell'attore?
"In effetti la storia racconta soprattutto ciò che accade fuori dal campo, anche se non mancano sequenze di partite e di allenamenti, sotto lo sguardo vigile del nostro mister Giacomo Losi, il capitano della Roma anni 60, un mito del calcio capitolino. I protagonisti sono un gruppo di attori giovani e meno giovani che cercano di emergere, scontrandosi quotidianamente con mille difficoltà. Nell'immaginario collettivo gli attori sono spesso identificati come persone agiate, se non ricche, ma il mio film non racconta le star, bensì coloro che, per guadagnarsi da vivere, oltre a recitare, devono anche svolgere un secondo mestiere".
Sembra di capire che il tono sia prevalentemente drammatico.
"Tre tocchi sfugge ad ogni classificazione di genere, direi che è un film come la vita: alterna momenti più seri e forti e situazioni da commedia. Racconta la storia di Leandro Amato che ad un certo punto decide di abbandonare la professione per tornare a Napoli a fare i conti con un violento passato politico che lo perseguita da vent'anni. Ma anche quella molto più leggera di Antonio Foletto, attore giovane che ha una storia con una gran signora del teatro, ironicamente interpretata da Isa Di Benedetto. C'è la vicenda di due amici che diventano rivali perché entrambi in corsa per lo stesso ruolo nel provino di un regista molto importante, Paolo Sorrentino, che ha partecipato al film nel ruolo di se stesso. La sceneggiatura, scritta con Riccardo De Torrebruna e Francesco Frangipane, altri due attori/calciatori, racconta solo vicende reali, anche se un po' romanzate. Accanto agli attori/giocatori Max Benvenuto, Gilles Rocca, Vincenzo Di Michele, Fabrizio Nevola, Emiliano Ragno, si è aggiunto un gruppo di nomi famosi che hanno generosamente accettato di partecipare in brevi apparizioni: Luca Argentero, Claudio Santamaria, Marco Giallini, Francesca Inaudi, Valentina Lodovini, Maurizio Mattioli".
Oltre che regista, per la prima volta, lei è anche il produttore di un suo film.
"Coproduttore, per la precisione; Tre tocchi è stato realizzato con su un budget ridottissimo, 450mila euro, garantito da me e da Andrea Jervolino, dove tutti hanno accettato di partecipare al minimo sindacale. È una formula produttiva che mi ha permesso il massimo di libertà. Il fatto che gli interpreti fossero anche veri amici, il fatto di conoscere benissimo i miei attori è stato un elemento fondamentale alla riuscita. Ma l'esiguità del budget non è andato a scapito delle riprese, che sono durate 7 settimane. Insomma un film di grande soddisfazione, a cominciare dal fatto che, quando ho rivelato di lavorare al progetto, sul campo i miei compagni hanno cominciato a passarmi la palla molto più spesso del solito, perché ognuno voleva essere della partita cinematografica, anche se, per forza di cose, l'attenzione è puntata solo su una mezza dozzina di storie".