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Keira Knightley: "Io, senza bussola e in crisi di mezz'età"

Incontro con l'attrice che al Sundance Festival ha presentato il suo nuovo film, "Laggies". Storia di giovani scombussolati con il timore delle responsabilità. "Anche nella vita sono un'indecisa cronica. Per questo ne combino di tutti i colori"

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PARK CITY (UTAH) - Keira Knightley ha avuto bisogno di un agente fin da quando aveva tre anni. Alla soglia dei trenta deve fare i conti anche lei, come tutti, con l'età adulta. Quando la incontriamo allo Stella Artois Lounge di Park City, nello Utah, dove è in corso il Sundance Film Festival, i suoi occhi sanno esattamente dove guardare, le mani stuzzicano la cinta di una maglia perlata, il sorriso è sempre rivolto verso i fotografi. È chiaro che crescere sui red carpet e sotto i riflettori, per Keira, è stato un passo accelerato, tra blockbuster di culto (la saga I pirati dei Caraibi), collegi-lager per ragazzi (Non lasciarmi), adattamenti letterari (Anna Karenina, Orgoglio e pregiudizio), triangoli psicanalitici (A Dangerous Method). Eppure, l'attrice nata nel 1985 alla periferia di Richmond, Gran Bretagna, mantiene perfettamente in equilibrio la consapevolezza dell'industria (il "come apparire") e la leggerezza dell'adolescente: a noi fa una smorfia divertita non appena le mostriamo gli oggetti fetish che circolano in rete a suo nome, su tutti la mimetica della bounty killer Domino Harvey, la cacciatrice di taglie che interpretò nel 2005, accanto a Mickey Rourke, in Domino di Tony Scott.
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Che Keira sia una star diversa dalle altre lo dimostra l'approccio caldo e appassionato verso i giornalisti al Sundance, dove ha presentato  Laggies insieme a Chloë Grace Moretz (sugli schermi italiani in questi giorni in Lo sguardo di Satana - Carrie), l'attore Sam Rockwell e la regista americana Lynn Shelton. In Laggies, presentato in anteprima al festival fondato da Robert Redford (che ne è anche presidente) la Knightley interpreta Megan, una ragazza di 28 anni al confine tra il vuoto della giovinezza scapestrata e la possibilità di diventare finalmente matura e responsabile. Mentre chi la circonda ha successo negli affari, si sposa e sforna figli, Megan trascorre le giornate di fronte all'ufficio delle tasse gestito dal padre, piroettando con un cartello in mano che dice "Tax Advice", nella speranza di dare una sterzata al business.
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"La regista Lynn Shelton è convinta che il mio modo di ciondolare nel film diventerà virale. In un certo senso, pur con tutti i difetti, il mio personaggio la mette di buon umore", dice Keira. Ma per Megan non c'è via di scampo: quando il ragazzo le chiede di sposarla, lei si fa prendere dal panico e scappa. Trova rifugio dagli amici, perde tempo, non osa, non ha una direzione e, naturalmente, cerca conforto tra le braccia del padre, con il quale dovrà rimodellare il rapporto. "Non è una scansafatiche, ha una laurea ottenuta con il massimo punteggio, però non riesce a essere produttiva e seria con chi le vuole bene" commenta l'attrice. Quando subentra la sedicenne Annika (Moretz) per Megan si impone il fatidico bivio: continuare a essere teenager oppure pianificare un futuro stabile? Rimbalzando tra i diversi piani anagrafici, il personaggio intraprende un viaggio lungo le difficoltà generazionali: la crisi mortifica i giovani fino a renderli dei perditempo.

Anche sul set, il cast è composto da attori di età differenti. C'è stato affiatamento?
"Ci siamo odiati! Una sera Lynn ha portato me, la giovanissima Chloë e Sam a cena fuori. Chloë mi ha raccontato della sua vita e io ho annuito, perché mi sentivo io la più piccola. Sam, il più grande, ha ascoltato per un po' fingendo interesse, poi si è ubriacato".

Scherzi a parte, lei sembra molto più spigliata di un tempo.
"Si cresce, molti aspetti della vita diventano abitudini ma c'è una cosa che proprio non cambia: le risposte. Noi siamo convinti che dopo i 20 o i 30 anni arriveranno le risposte che tanto aspettavamo, che saremo in grado di articolare un pensiero coerente e saggio, che ci sentiremo cresciuti. Non è così. Le risposte non ci sono nemmeno a questa età. È una lotta quotidiana. Megan si domanda per tutto il tempo: che cosa farò? come me la caverò? Una serie di domande dalle quali non me la sento di prendere distanza. Non solo, questo immobilismo non è più soltanto affare di Dustin Hoffman in Il laureato. Oggi riguarda soprattutto noi donne".

Com'è stato girare questo film, affrontare questi temi?
"È stata un'esperienza mozzafiato per tutti, siamo stati immersi sul set per 5-6 settimane, una scena dietro l'altra. E questo è un bene per noi attori. O per lo meno è un modo di lavorare che a me piace molto. Immersione totale".

Ha avuto tempo di approfondire, fuori dal set, l'amicizia con la collega Chloë Grace Moretz?
"È una ragazza meravigliosa, affettuosa, di talento. Affiancarla è stata una gioia".

C'è stato un momento in cui anche lei, nella vita, si è sentita senza bussola?
"Ho avuto le mie crisi di mezza età, intendo a 10 anni, a 20, e anche ora che ne ho 28. In realtà vado in tilt tutti i santi giorni. Mi interrogo: che diamine ci faccio qui? Quale sarà il mio prossimo passo? Sono sicura di essere sulla strada giusta? Credo sia un atteggiamento condiviso dalla maggior parte delle persone. Sopratutto con i tempi che corrono: le giovani generazioni sono divise tra il tentativo di farcela, lottando per superare gli ostacoli imposti dalla crisi finanziaria e culturale, e quello di restare comodi a guardare la televisione sul proprio divano".

In Laggies, l'incapacità di prendere impegni nei confronti del prossimo (e di se stessi) sono quasi un ritornello.
"Lo so, ne combino di tutti i colori per colpa della mia indecisione cronica. È una malattia, non è solo un modo di comportarsi. Nell'atto, apparentemente semplice, di non impegnarsi, si nasconde in realtà qualcosa di più complesso. Ecco perché credo che quella di Laggies sia una storia universale, capace di toccare tante personalità. Il non sapere che cosa si vuole dalla vita, la mostruosità del restare paralizzati e non reagire, il continuare a fluttuare nel mondo senza meta... È un gran casino per tutti, ammettiamolo".

Cosa ne pensa delle critiche mosse al festival, secondo le quali non è più "radicale" e indipendente com'era in origine?
"Ero qui dieci anni fa, anche Lynn Shelton è una veterana del Sundance... Non vedo differenze. È sempre emozionante poter promuovere il cinema indipendente. La gente qui è positiva e si supporta a vicenda. È una piattaforma di arte libera e merita di essere sostenuta".

Come mai resta solo 24 ore, allora?
"Rimango poco, è vero. Ma ho portato delle scarpe da montagna che mi permettono di saltare da un posto all'altro alla velocità della luce".