CARLO era un uomo grande, grosso e bellissimo. Dal suo sovrappeso sprigionava una grazia quasi inspiegabile: quando giocava a calcio (tecnica notevolissima), quando nuotava in mare, anche per ore, con una destrezza e una potenza da orso bianco. Non riesco a dire niente di lui che non parta dalla sua persona fisica. Carlo Mazzacurati è morto ieri nell'ospedale di Padova, dove era ricoverato. Era malato da tempo ed tornato a vivere nel paese dove era nato nel 1956, Monselice, dopo una parentesi romana. Avrebbe compiuto 58 anni il prossimo marzo. Dire che lascia un vuoto non è una frase fatta ma la pura verità, umana ancor prima che artistica.
Schivo, quasi burbero e di poche parole, forse timido a dispetto di una fisicità imponente e autorevole, ma dotato di una carica passionale quanto mai coinvolgente, anche se non è mai entrato nel ristretto numero dei cineasti più riconoscibili al pubblico vasto ha segnato in profondità le sorti altalenanti del cinema italiano dell'ultimo quarto di secolo. Uomo e artista di scelte decise e coerenti, dotato di una spiccatissima personalità di visione tanto etica quanto estetica, non ha mai esitato a perseguire la propria strada: senza disdegnare la natura popolare del mezzo di espressione scelto (da colto conoscitore nutriva una passione per la commedia) non se ne è neanche lasciato mai condizionare.
Dopo gli studi al Dams bolognese e il giovanile apprendistato da animatore di cineclub nella stessa Padova degli amicie coetanei - e futuri nomi di spicco nella scrittura o nella regia - Enzo Monteleone e Umberto Contarello, e dopo un fortunato inizio da sceneggiatore condiviso con quegli stessi amici e segnalato dal Premio Solinas - era Marrakech Express, poi realizzato da Gabriele Salvatores - il suo esordio da regista segna anche l'esordio della nuovissima sigla produttiva Sacher Film fondata alla fine del 1986 da Angelo Barbagallo e Nanni Moretti. Sul suo Notte italiana, scritto insieme con Franco Bernini, si riflette la grande aspettativa sollecitata dall'iniziativa morettiana, e al contempo ne qualifica con nettezza il profilo. In diversi film di Nanni, Carlo continuerà ad essere presente con piccoli e memorabili ruoli da attore. In Caro Diario è il critico cinematografico del Manifesto che l'indignato Nanni "processa"a suon di farneticanti citazioni e fa amaramente pentire e scoppiare in lacrime.
Lo sviluppo successivo, dieci film (più i numerosi e pregevoli documentari, in particolare la trilogia di ritratti dedicata a Rigoni Stern, Zanzotto, Meneghello, attualmente in onda su Rai5), testimonia la conciliazione tra un'impronta di stile inimitabile e uno spirito inquieto e sempre in cerca di nuove prove. Il prete bello, riduzione dall'amato Parise, incontra qualche incomprensione.
Un'altra vita con Silvio Orlando e Claudio Amendola è una delle pochissime luci nel buio cinematografico italiano (malgrado gli Oscar a Tornatore e Salvatores) dei primi anni 90. Il toro regala a Diego Abatantuono l'occasione di una delle sue più intense interpretazioni. Vesna va veloce, storia di una ragazza immigrata dall'Est appena decomunistizzato, conferma una propensionea cercare temi e stimoli che raccontino, al di là e più a fondo di quanto possa la cronaca, altri mondi e promesse o illusioni di "altre vite". L'estate di Davide è una piccola perla ambientata nei sempre cari scenari veneti e delicatamente dedicata all'adolescenza.
La lingua del santo, con la picaresca coppia di sbandati formata da Albanese e Bentivoglio (che, come tutti gli attori, Carlo valorizza enormemente), è pane per i suoi denti. A cavallo della tigre è la commossa rivisitazione del più sfortunato tra i tanti gloriosi titoli della commedia di Age e Scarpelli. L'amore ritrovato, nuova avventura letteraria (Cassola), è anche incursione in altri ambienti cari alla vita di Carlo, l'alta Maremma. Luoghi dove tornerà anche con La passione, titolo che è davvero specchio dell'autore. In mezzo c'è La giusta distanza che sotto le vesti di struttura thriller (come Notte italiana) riprende nuovamente il tema del confronto tra diversi.
Le coordinate si intrecciano, s'inseguono e si ripetono sia pur nella grande diversità da un film all'altro. Quello che non manca mai è il cuore, lo sguardo compassionevole, la naturale ribellione all'ingiusto e all'indifferenza.
Mazzacurati era da due anni presidente della Fondazione Cineteca di Bologna. Il Torino Film Festival 2013 diretto da Paolo Virzì gli aveva tributato il Gran Premio Torino. Il suo ultimo film, La sedia della felicità, con Isabella Ragonese, Valerio Mastandrea, Fabrizio Bentivoglio, Antonio Albanese, Silvio Orlando e Giuseppe Battiston (che cast!), uscirà in aprile sugli schermi.
Schivo, quasi burbero e di poche parole, forse timido a dispetto di una fisicità imponente e autorevole, ma dotato di una carica passionale quanto mai coinvolgente, anche se non è mai entrato nel ristretto numero dei cineasti più riconoscibili al pubblico vasto ha segnato in profondità le sorti altalenanti del cinema italiano dell'ultimo quarto di secolo. Uomo e artista di scelte decise e coerenti, dotato di una spiccatissima personalità di visione tanto etica quanto estetica, non ha mai esitato a perseguire la propria strada: senza disdegnare la natura popolare del mezzo di espressione scelto (da colto conoscitore nutriva una passione per la commedia) non se ne è neanche lasciato mai condizionare.
Dopo gli studi al Dams bolognese e il giovanile apprendistato da animatore di cineclub nella stessa Padova degli amicie coetanei - e futuri nomi di spicco nella scrittura o nella regia - Enzo Monteleone e Umberto Contarello, e dopo un fortunato inizio da sceneggiatore condiviso con quegli stessi amici e segnalato dal Premio Solinas - era Marrakech Express, poi realizzato da Gabriele Salvatores - il suo esordio da regista segna anche l'esordio della nuovissima sigla produttiva Sacher Film fondata alla fine del 1986 da Angelo Barbagallo e Nanni Moretti. Sul suo Notte italiana, scritto insieme con Franco Bernini, si riflette la grande aspettativa sollecitata dall'iniziativa morettiana, e al contempo ne qualifica con nettezza il profilo. In diversi film di Nanni, Carlo continuerà ad essere presente con piccoli e memorabili ruoli da attore. In Caro Diario è il critico cinematografico del Manifesto che l'indignato Nanni "processa"a suon di farneticanti citazioni e fa amaramente pentire e scoppiare in lacrime.
Lo sviluppo successivo, dieci film (più i numerosi e pregevoli documentari, in particolare la trilogia di ritratti dedicata a Rigoni Stern, Zanzotto, Meneghello, attualmente in onda su Rai5), testimonia la conciliazione tra un'impronta di stile inimitabile e uno spirito inquieto e sempre in cerca di nuove prove. Il prete bello, riduzione dall'amato Parise, incontra qualche incomprensione.
Un'altra vita con Silvio Orlando e Claudio Amendola è una delle pochissime luci nel buio cinematografico italiano (malgrado gli Oscar a Tornatore e Salvatores) dei primi anni 90. Il toro regala a Diego Abatantuono l'occasione di una delle sue più intense interpretazioni. Vesna va veloce, storia di una ragazza immigrata dall'Est appena decomunistizzato, conferma una propensionea cercare temi e stimoli che raccontino, al di là e più a fondo di quanto possa la cronaca, altri mondi e promesse o illusioni di "altre vite". L'estate di Davide è una piccola perla ambientata nei sempre cari scenari veneti e delicatamente dedicata all'adolescenza.
La lingua del santo, con la picaresca coppia di sbandati formata da Albanese e Bentivoglio (che, come tutti gli attori, Carlo valorizza enormemente), è pane per i suoi denti. A cavallo della tigre è la commossa rivisitazione del più sfortunato tra i tanti gloriosi titoli della commedia di Age e Scarpelli. L'amore ritrovato, nuova avventura letteraria (Cassola), è anche incursione in altri ambienti cari alla vita di Carlo, l'alta Maremma. Luoghi dove tornerà anche con La passione, titolo che è davvero specchio dell'autore. In mezzo c'è La giusta distanza che sotto le vesti di struttura thriller (come Notte italiana) riprende nuovamente il tema del confronto tra diversi.
Le coordinate si intrecciano, s'inseguono e si ripetono sia pur nella grande diversità da un film all'altro. Quello che non manca mai è il cuore, lo sguardo compassionevole, la naturale ribellione all'ingiusto e all'indifferenza.
Mazzacurati era da due anni presidente della Fondazione Cineteca di Bologna. Il Torino Film Festival 2013 diretto da Paolo Virzì gli aveva tributato il Gran Premio Torino. Il suo ultimo film, La sedia della felicità, con Isabella Ragonese, Valerio Mastandrea, Fabrizio Bentivoglio, Antonio Albanese, Silvio Orlando e Giuseppe Battiston (che cast!), uscirà in aprile sugli schermi.