E' STATO capace di dare il volto a uno scrittore controverso come Truman Capote (A sangue freddo, interpretazione che gli valse l'Oscar), all'infermiere di grande dolcezza e umanità di Magnolia, al prete accusato di aver abusato di un ragazzino di Il dubbio fino allo stratega di Hunger Games Plutarch Heavensbee. Ma il successo, per Philip Seymour Hoffman, trovato oggi senza vita a New York, era arrivato già da tempo, attraverso film di qualità e d'autore - in alcuni casi veri e propri cult - come Il talento di mister Ripley, Il grande Lebowsky, Boogie Nights e The Master. Pochi giorni fa lo avevamo incontrato al Sundance Festival di Park City, dove aveva presentato il suo nuovo film, A most wanted man, tratto da un romanzo di John Le Carré.
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E' stato protagonista e comprimario, in ruoli drammatici, comici, in film d'avventura, di fantascienza, biografici, commedie. E' stato probabilmente il miglior attore della sua generazione. Trasformista straordinario, uomo schivo e riservato, una moglie, due figlie, poco o nulla si sapeva di lui. Niente a che fare con lo star system, niente spot, niente gossip. Neanche bellissmo, affascinante, sì. "A sedici anni avevo deciso di fare l'attore di teatro, non pensavo che il cinema facesse per me. Pensavo che il grande schermo fosse riservato a persone speciali - aveva detto tempo fa in un'intervista - e io mi sentivo assolutamente normale".
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Philip Seymour Hoffman era nato a Fairport, New York, nel 1967. Il trasporto per il mestiere d'attore lo sente fin da giovanissimo, segue lezioni di recitazione e di arte drammatica a New York, si diploma nel 1989. Il debutto è nel 1991, sceglie il cinema indipendente, partecipa al film Triple Bogey on a Par Five Hole di Amos Poe. Ma almeno all'inizio quella dell'indie non può essere la sua unica strada. Comincia a girare per le grandi case di produzione, strappa un ruolo in Scent of a Woman (Profumo di donna) nel 1992. Da quel momento iniziano ad arrivare i ruoli nei grandi successi, Boogie Nights, Il grande Lebowski, Happiness di Todd Solonz (1998, nomination all'IFP/West Independent Award come miglior attore non protagonista), Magnolia (interpreta l'infermiere di Jason Robards, il vecchio produttore in fin di vita, ruolo per il quale conquista il National Board of Review Award come miglior attore non protagonista), Il talento di Mr. Ripley, Quasi famosi, Ubriaco d'amore, Red Dragon, La 25ª ora.
Nel 2008 aveva conquistato la sua seconda nomination all'Oscar grazie al film La guerra di Charlie Wilson di Mike Nichols. Nel 2009 era arrivata la terza nomination con Il dubbio, accanto a Meryl Streep, per il suo ruolo di sacerdote sospettato di aver abusato di uno studente di colore. Nel 2012 la quarta candidatura all'Oscar per Le idi di marzo.
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Nel 2010 aveva anche debuttato alla regia, con Jack Goes Boating, una commedia della quale è anche protagonista, che prendeva le mosse dalla piéce teatrale di Bob Glaudini, in cui Seymour Hoffman aveva già vestito i panni di Jack, personaggio timido e socialmente inetto, un autista di limousine appassionato di reggae, single e affezionatissimo ai suoi due unici amici, Clyde e Lucy, che con Connie - una ragazza che lavora in una società di pompe funebri - incontra l'amore.
L'anno dopo era stato lo stratega della campagna per le presidenziali Usa in Le idi di marzo, diretto da George Clooney, e nello stesso anno aveva lavorato in L'arte di vincere, di Bennett Miller. Nel 2012 aveva ricevuto un'altra nomination all'Oscar con il film The Master di Paul Thomas Anderson, ispirato a Scientology e presentato alla Mostra del cinema di Venezia dove Seymour Hoffman, ex aequo con Joaquin Phoenix, aveva vinto la Coppa Volpi come miglior attore protagonista.
All'attività cinematografica Seymour Hoffman aveva sempre affiancato quella teatrale. Nel 2000 aveva conquistato un Tony Award come Miglior attore da palcoscenico. Ma erano tantissimi i lavori ai quali aveva partecipato, da Defying Gravity a Il mercante di Venezia, dalla produzione off-Broadway Shopping and Fucking di Mark Ravenhill a Jesus Hopped the 'A' Train e In Arabia We'd All Be Kings, dei quali aveva firmato la regia, entrambi scritti da Stephen Adly Guiregis per la compagnia newyorchese Labyrinth che lui stesso aveva fondato.
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E' stato protagonista e comprimario, in ruoli drammatici, comici, in film d'avventura, di fantascienza, biografici, commedie. E' stato probabilmente il miglior attore della sua generazione. Trasformista straordinario, uomo schivo e riservato, una moglie, due figlie, poco o nulla si sapeva di lui. Niente a che fare con lo star system, niente spot, niente gossip. Neanche bellissmo, affascinante, sì. "A sedici anni avevo deciso di fare l'attore di teatro, non pensavo che il cinema facesse per me. Pensavo che il grande schermo fosse riservato a persone speciali - aveva detto tempo fa in un'intervista - e io mi sentivo assolutamente normale".
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Philip Seymour Hoffman era nato a Fairport, New York, nel 1967. Il trasporto per il mestiere d'attore lo sente fin da giovanissimo, segue lezioni di recitazione e di arte drammatica a New York, si diploma nel 1989. Il debutto è nel 1991, sceglie il cinema indipendente, partecipa al film Triple Bogey on a Par Five Hole di Amos Poe. Ma almeno all'inizio quella dell'indie non può essere la sua unica strada. Comincia a girare per le grandi case di produzione, strappa un ruolo in Scent of a Woman (Profumo di donna) nel 1992. Da quel momento iniziano ad arrivare i ruoli nei grandi successi, Boogie Nights, Il grande Lebowski, Happiness di Todd Solonz (1998, nomination all'IFP/West Independent Award come miglior attore non protagonista), Magnolia (interpreta l'infermiere di Jason Robards, il vecchio produttore in fin di vita, ruolo per il quale conquista il National Board of Review Award come miglior attore non protagonista), Il talento di Mr. Ripley, Quasi famosi, Ubriaco d'amore, Red Dragon, La 25ª ora.
Nel 2008 aveva conquistato la sua seconda nomination all'Oscar grazie al film La guerra di Charlie Wilson di Mike Nichols. Nel 2009 era arrivata la terza nomination con Il dubbio, accanto a Meryl Streep, per il suo ruolo di sacerdote sospettato di aver abusato di uno studente di colore. Nel 2012 la quarta candidatura all'Oscar per Le idi di marzo.
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Nel 2010 aveva anche debuttato alla regia, con Jack Goes Boating, una commedia della quale è anche protagonista, che prendeva le mosse dalla piéce teatrale di Bob Glaudini, in cui Seymour Hoffman aveva già vestito i panni di Jack, personaggio timido e socialmente inetto, un autista di limousine appassionato di reggae, single e affezionatissimo ai suoi due unici amici, Clyde e Lucy, che con Connie - una ragazza che lavora in una società di pompe funebri - incontra l'amore.
L'anno dopo era stato lo stratega della campagna per le presidenziali Usa in Le idi di marzo, diretto da George Clooney, e nello stesso anno aveva lavorato in L'arte di vincere, di Bennett Miller. Nel 2012 aveva ricevuto un'altra nomination all'Oscar con il film The Master di Paul Thomas Anderson, ispirato a Scientology e presentato alla Mostra del cinema di Venezia dove Seymour Hoffman, ex aequo con Joaquin Phoenix, aveva vinto la Coppa Volpi come miglior attore protagonista.
All'attività cinematografica Seymour Hoffman aveva sempre affiancato quella teatrale. Nel 2000 aveva conquistato un Tony Award come Miglior attore da palcoscenico. Ma erano tantissimi i lavori ai quali aveva partecipato, da Defying Gravity a Il mercante di Venezia, dalla produzione off-Broadway Shopping and Fucking di Mark Ravenhill a Jesus Hopped the 'A' Train e In Arabia We'd All Be Kings, dei quali aveva firmato la regia, entrambi scritti da Stephen Adly Guiregis per la compagnia newyorchese Labyrinth che lui stesso aveva fondato.