BERLINO - A novantaquattro anni conserva tutta la sua potenza espressiva. Alla Berlinale è di scena alla Philarmonie, in anteprima mondiale, la versione restaurata del film manifesto dell'espressionismo tedesco, Il gabinetto del dottor Caligari di Robert Wiene. Una versione colorata del film del 1920, restaurata dal laboratorio italiano, L'immagine ritrovata della Cineteca di Bologna, che ha lavorato fianco a fianco con la Murau Stiftung per recuperare i materiali migliori da tutto il mondo.
Mostri e sonnambuli. Il gabinetto del dottor Caligari: girato a Berlino in sole tre settimane da Robert Wiene (chiamato a sostituire Fritz Lang), il film è ambientato nella immaginaria cittadina tedesca di Holstenwall nel 1930. La storia è narrata dallo studente Franz (Friedrich Feher): il dottor Caligari (Werner Krauss) si esibisce nella fiera annuale del paese mostrando Cesare (Conrad Veidt), un sonnambulo che dopo lo spettacolo "ripone" in una sorta di bara e che "predice" il futuro e in realtà uccide istigato dal suo padrone. A farne le spese è il migliore amico di Franz, che viene assassinato da Cesare. Il sonnambulo poi rapisce la fidanzata di Franz, Jeanne, per poi perdere la vita. Lo studente finisce ricoverato in un manicomio dove in realtà Caligari è il direttore che cura la malattia mentale, gli incubi allucinati di Franz.
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Sul finale è stato braccio di ferro con il produttore Eric Pommer: in realtà per gli sceneggiatori Carl Mayer e Hans Janowitz (antrambi reduci dal fronte della prima guerra mondiale) il vero folle era il dottor Caligari, simbolo del potere isstituzionale che spersonalizza e annienta la volontà dell'uomo comune rendendolo un assassino. In questa paura nata dall'ombra della guerra, il peso della sconfitta e la preveggenza dell'avvento del nazismo, Siegfried Kracauer ha teorizzato "l'origine di una corrente che porterà da Caligari a Hitler attraverso un corteo di mostri e tiranni".
I colori di Caligari. "La collaborazione con l'organismo tedesco che si occupa del patrimonio cinematografico dalle origini al '45 è iniziata dalla metà degli anni Novanta, quando il nostro Festival, nato nell'88, muoveva i primi passi", racconta il direttore della Cineteca Gian Luca Farinelli. "Con loro abbiamo lavorato molto sul cinema tedesco degli anni Venti su grandi titoli, da Faust a Nosferatu. Il rapporto con Caligari è dovuto a un riconoscimento anche delle qualità tecnologiche che oggi il nostro laboratorio possiede, oltre alla conoscenza consolidata nel tempo. A questo si aggiunge che alcuni anni fa ritrovammo una copia colorata a mano, forse l'unica rimasta, del film". "Caligari", spiega Farinelli, "è frutto di una grande combinazione, una grande produzione e il cinema d'avanguardia. Di queste colorazioni s'era favoleggiato ma nessuno le aveva mai viste finché a Montevideo ritrovammo una copia savata da un poeta uruguaiano che negli anni Venti aveva salvato molti film importanti che sarebbero diventati classici".
Durante la colorazione le copie positive subivano bagni colorati e "per ogni inquadratura si potevano avere una o due colorazioni diverse, con effetti estremamente soprendenti sul profilo pittorico, che si combinano magnificamente con le scenografie". Il nuovo Caligari è stato realizzato con materiali che vengono da sei archivi del mondo, compreso il Moma. "Abbiamo potuto comparare inquadratura per inquadratura per arrivare a una versione integra rispetto a quella proiettata nel 1920. Di quella versione si conservava una copia in 16mm, di scarsa qualità, ma che per la fedeltà all'originale si è rivelata essenziale".
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Nascita di un culto: da "Caligaris" a Fantozzi. Il film lancia Conradt Veidt, il sonnambulo trasognato e assassino, attore che avrà una carriera lunghissima e sarà poi l'ufficiale nazista di Casablanca, un ruolo paradossale per un attore che era dovuto fuggire a Hollywood proprio dal nazismo. Nel corso degli anni il film ha ispirato omaggi e remake di varia sorta. Da Il secondo tragico Fantozzi di Luciano Salce, in cui il ragioner Ugo ottiene il posto di lavoro proprio per aver elogiato la pellicola, al videoclip del brano Heroine dei Suede, al remake di David Lee Fisher dalla fotografia fedelissima (ma non più muto). Una curiosità: in Italia il film (le cui musiche sono di Giuseppe Becce) uscì in una versione con il finale brutalmente tagliato e soprattutto un titolo bizzarro, Il gabinetto del dottor Caligaris. Secondo Farinelli "fu un maldestro omaggio alla popolarità del calciatore Umberto Caligaris".
Mostri e sonnambuli. Il gabinetto del dottor Caligari: girato a Berlino in sole tre settimane da Robert Wiene (chiamato a sostituire Fritz Lang), il film è ambientato nella immaginaria cittadina tedesca di Holstenwall nel 1930. La storia è narrata dallo studente Franz (Friedrich Feher): il dottor Caligari (Werner Krauss) si esibisce nella fiera annuale del paese mostrando Cesare (Conrad Veidt), un sonnambulo che dopo lo spettacolo "ripone" in una sorta di bara e che "predice" il futuro e in realtà uccide istigato dal suo padrone. A farne le spese è il migliore amico di Franz, che viene assassinato da Cesare. Il sonnambulo poi rapisce la fidanzata di Franz, Jeanne, per poi perdere la vita. Lo studente finisce ricoverato in un manicomio dove in realtà Caligari è il direttore che cura la malattia mentale, gli incubi allucinati di Franz.
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Sul finale è stato braccio di ferro con il produttore Eric Pommer: in realtà per gli sceneggiatori Carl Mayer e Hans Janowitz (antrambi reduci dal fronte della prima guerra mondiale) il vero folle era il dottor Caligari, simbolo del potere isstituzionale che spersonalizza e annienta la volontà dell'uomo comune rendendolo un assassino. In questa paura nata dall'ombra della guerra, il peso della sconfitta e la preveggenza dell'avvento del nazismo, Siegfried Kracauer ha teorizzato "l'origine di una corrente che porterà da Caligari a Hitler attraverso un corteo di mostri e tiranni".
I colori di Caligari. "La collaborazione con l'organismo tedesco che si occupa del patrimonio cinematografico dalle origini al '45 è iniziata dalla metà degli anni Novanta, quando il nostro Festival, nato nell'88, muoveva i primi passi", racconta il direttore della Cineteca Gian Luca Farinelli. "Con loro abbiamo lavorato molto sul cinema tedesco degli anni Venti su grandi titoli, da Faust a Nosferatu. Il rapporto con Caligari è dovuto a un riconoscimento anche delle qualità tecnologiche che oggi il nostro laboratorio possiede, oltre alla conoscenza consolidata nel tempo. A questo si aggiunge che alcuni anni fa ritrovammo una copia colorata a mano, forse l'unica rimasta, del film". "Caligari", spiega Farinelli, "è frutto di una grande combinazione, una grande produzione e il cinema d'avanguardia. Di queste colorazioni s'era favoleggiato ma nessuno le aveva mai viste finché a Montevideo ritrovammo una copia savata da un poeta uruguaiano che negli anni Venti aveva salvato molti film importanti che sarebbero diventati classici".
Durante la colorazione le copie positive subivano bagni colorati e "per ogni inquadratura si potevano avere una o due colorazioni diverse, con effetti estremamente soprendenti sul profilo pittorico, che si combinano magnificamente con le scenografie". Il nuovo Caligari è stato realizzato con materiali che vengono da sei archivi del mondo, compreso il Moma. "Abbiamo potuto comparare inquadratura per inquadratura per arrivare a una versione integra rispetto a quella proiettata nel 1920. Di quella versione si conservava una copia in 16mm, di scarsa qualità, ma che per la fedeltà all'originale si è rivelata essenziale".
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Nascita di un culto: da "Caligaris" a Fantozzi. Il film lancia Conradt Veidt, il sonnambulo trasognato e assassino, attore che avrà una carriera lunghissima e sarà poi l'ufficiale nazista di Casablanca, un ruolo paradossale per un attore che era dovuto fuggire a Hollywood proprio dal nazismo. Nel corso degli anni il film ha ispirato omaggi e remake di varia sorta. Da Il secondo tragico Fantozzi di Luciano Salce, in cui il ragioner Ugo ottiene il posto di lavoro proprio per aver elogiato la pellicola, al videoclip del brano Heroine dei Suede, al remake di David Lee Fisher dalla fotografia fedelissima (ma non più muto). Una curiosità: in Italia il film (le cui musiche sono di Giuseppe Becce) uscì in una versione con il finale brutalmente tagliato e soprattutto un titolo bizzarro, Il gabinetto del dottor Caligaris. Secondo Farinelli "fu un maldestro omaggio alla popolarità del calciatore Umberto Caligaris".