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Pierce Brosnan: "Mai pensato al suicidio, la sofferenza mi ha insegnato ad amare la vita"

L'attore, protagonista di "Non buttiamoci giù", tratto dal romanzo di Nick Hornby e presentato alla Berlinale, ha perso moglie e figlia prematuramente. Eppure, contrariamente al suo personaggio nel film che minaccia di lanciarsi da un tetto, ha reagito con coraggio alla depressione

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BERLINO - "Malgrado i grandi dolori, non ho mai pensato al suicidio. Anzi, la sofferenza mi ha insegnato ad amare la vita". A sessant'anni Pierce Brosnan conserva il fascino, l'eleganza impeccabile ereditata dal periodo Bond. La leggera abbronzatura è figlia della vita all'aria aperta, in una villa di Malibù dove il regista vive, dipinge, respira. Nel film tratto da Nick Hornby, Non buttiamoci giù, presentato alla Berlinale, l'attore d'origine irlandese interpreta il vanitoso presentatore di un programma tv che perde dignità, lavoro e famiglia per essere andato a letto con una ragazza di sedici anni. "Sembrava ne avesse venticinque", è una difesa che non basta a salvarlo dalla condanna per pedofilia. E così Martin si ritrova, a Capodanno, sul tetto del palazzo più alto di Londra con l'intento di buttarsi giù.

Ma non è l'unico ad aver avuto l'idea e l'incontro fortuito con altri tre personaggi dirotta la sua vita verso una nuova possibile rinascita. "Non era facile oscillare di continuo tra la depressione e l'ironia", confessa l'attore seduto in un salottino dell'Hotel De Rome. Pur avendo conosciuto profondamente il dolore, nel giugno 2013 ha perso la figlia Charlotte, 42enne. per un cancro alle ovaie, stessa malattia per cui era morta l'amata moglie. Eppure Brosnan non si è mai davvero sentito in bilico sul precipizio. "Non ho mai, in nessun momento della mia vita, pensato al suicidio. Ma girare alcune scene, le gambe penzolanti dal tetto, mi ha fatto riflettere su alcune delle mie convinzioni sulla vita. Il personaggio di Martin è distrutto dalla sua mancanza di talento per vivere la vita. Lo salva l'incontro, nelle ore disperate, nel trovare altri come lui, si trasformano nella reciproca salvezza".
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A differenza del suo personaggio, Brosnan dice "Spero di averlo, il talento per vivere la vita. Amo la vita. Avere talento per la vita significa celebrare l'amicizia, la famiglia, essere gentile, lavorare sodo, fare buoni film, avere cura di me stesso e dei figli. Divertirsi, divertirsi più che si può durante il tempo che ci è dato da vivere". Fuori dal set infatti "vivo tranquillo con mia moglie e i miei figli", assicura Brosnan. Progetto di scrivere le mie memorie, porto a scuola i bimbi, vivo all'aria aperta, gioco a tennis, dipingo paesaggi. A volte chiamo il mio agente perché ho bisogno di tornare sul set, amore recitare. Ma ho appena fatto un film con i miei figli, nel senso che il maggiore, che ha 17 anni, vuole diventare regista, e io e l'altro fratello abbiamo recitato per lui. È stato fantastico . È un regista nato, sul set mi ha anche chiesto se avevo voglia di improvvisare qualche scena. Abbiamo girato tutta Malibù per trovare le location, ci siamo presi una pizza. Era così concentrato e tecnico che mi sono commosso".

Al contrario del suo personaggio nel film, Brosnan non ha mai avuto l'ansia da fama. "In quell'uomo, Martin, c'è un ego, un'eleganza, una richiesta di essere amato, famoso, popolare. Ho guardato a molti presentatori che fanno degli show mattutini in tv, una sorta di compito a casa, divertente. Sono gioviali, ipnotizzanti. Ne ho conosciuto uno inglese famoso a colazione, una mattina mentre facevo colazione in un albergo, con il copione in mano. È diventato il mio modello, ma non gliel'ho detto. Ma il mio personaggio ha il dramma di non avere talento, è quella la consapevolezza che lo erode, il demone interiore".

Molti attori avevano rifiutato la parte per non essere accostati a un tizio accusato di pedofilia: "Io non ho paura di niente, oggi cerco ruoli forti, intensi. Ma la passione per la recitazione mi ha bruciato già quand'ero giovanissimo, sognavo il ruolo definitivo, quello che lascia senza parole. Lo sogno ancora. Non sono stato mai stroncato dalla critica, ma qualche recensione che bruciava me la ricordo ancora".