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George Clooney va alla guerra: l'avventura hollywoodiana degli eroi che salvano l'arte

"Monuments Men", ispirato al saggio un po' romanzato ma documentato di Robert M. Edsel che racconta la vera storia del reparto di specialisti che dal '43 al '51 fu assegnato all'esercito angloamericano in Europa impegnandosi a recuperare le opere d'arte trafugate dai nazisti. Una versione bellica di "Ocean's Eleven", e le battute divertono

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CONTA di più salvare ciò che rappresenta la cultura e la storia dell'umanità o la vita degli uomini? Possibilmente tutte due, tenta di farci credere Monuments Men, il nuovo film di cui George Clooney è coproduttore, cosceneggiatore, regista e protagonista. La storia è ambientata nella Seconda Guerra Mondiale, e trattandosi di cinema popolarpatriottico, la realtà storica si piega alle necessità di far contenti gli spettatori, che a un film su una guerra ormai lontana, zeppo di star, chiedono le solite cose, azione, eroismo, i buoni (gli angloamericani), i cattivi (ovvio, i nazisti) e i fregati (i sovietici), uno strepitare assordante di marce trionfali e naturalmente il lieto fine.
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L'ispirazione deriva dal saggio un po' romanzato ma documentato di Robert M. Edsel e Bret Witter, da cui il film ha copiato il titolo (lo stesso anche nell'edizione italiana di Sperling & Kupfer) che racconta la vera storia della MFAA, (Monuments, Fine Arts and Archives) un reparto di specialisti che dal 1943 al 1951 fu assegnato all'esercito angloamericano in Europa, dapprima per tentare con poco successo di salvare dall'avanzata luoghi d'arte; e impegnandosi poi a recuperare le opere trafugate dai nazisti. Sullo schermo questi dotti specialisti diventano una simpatica gang di uomini di mezza età con l'elmetto, catapultati in Europa, in pieno disastro bellico, con il compito di rubare ai ladri i capolavori trafugati in Francia, Italia, Olanda, Belgio e inviati in Germania per il futuro Hitlermuseum a Linz e per le collezioni private di gerarchi come Göring.

Siamo in una versione bellica di Ocean's Eleven per cui niente paura, se non ci si emoziona, un po' di battute (anche in punto di morte, tipico del cineroe) divertono, anche se non sempre si capisce cosa sta succedendo e dove ci si trova. Il film liquida la distruzione dell'abbazia di Montecassino con due foto (mentre il libro le dedica pagine crudelissime). E infatti le avventure dell'allegro manipolo di intellettuali (Clooney, Matt Damon, Bill Murray, John Goodman, Bob Balaban e Hugh Bonneville), cominciano con lo sbarco in Normandia, il 6 giugno 1944; certo loro arrivano dopo, perché delle vittime di quel giorno, 10.300 tra gli alleati e 9000 tedeschi, non c'è traccia. In Europa, tra milioni di soldati, i Monuments Men erano solo 350, cacciati come noiosi da ogni comando alleato. In Italia ne arrivarono 22: In Francia, con l'avanzata in Europa, ce ne erano una decina, e i 6 del film (più un artista francese, Jean Dujardin) con nomi cambiati, corrispondono a personaggi veri. Le rovine che incontrano sono vistosamente finte, se un francese ha il basco vuol dire che è partigiano, se è vestito di nero vuol dire che sta con i nazisti.
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I nostri arrivano a Bruges subito dopo che la statua della Madonna di Michelangelo (in plexiglass, trovata a Cinecittà) è stata trafugata, mentre la meravigliosa pala della cattedrale di Gand, di Hubert e Jan Van Eyck, qui in stampa digitale ad alta risoluzione, la ritrovano con occhi lacrimosi per l'emozione insieme ad altri tesori nella miniera austriaca di Altaussee. Qui le intenzioni di Hitler si divergono: per il film lui aveva dato ordine di far saltare la miniera per distruggere tutto, per il libro il testamento del Fuhrer donava i tesori allo Stato. Intanto Cate Blanchett, tacchi bassi e occhialini tondi, riesce ad assomigliare, in bello, all'eroina francese Rose Valland, che lavorava al museo Jeu de Paume dove i tedeschi ammassavano "i beni culturali ebrei privi di proprietario" come scrive a Hitler Alfred Rosenberg nel 1941: la coraggiosa signora, facendo finta di non sapere il tedesco, annotava i luoghi di provenienza e di destinazione di ogni opera, facilitandone alla fine della guerra il recupero. Scambio di dolci sguardi con Matt Damon che, da americano, non sa che nella Parigi liberata ebrei vivi non ce ne sono più, e tutto contento riporta un quadro in una abitazione vuota, con stella di Davide sui muri. E non sanno cosa pensare i nostri eroi quando in una cava piena di lingotti d'oro, trovano pure misteriosi sacchi di denti d'oro.

Sia il libro che il film non si occupano dell'Italia: ma sulla difesa e il recupero del nostro immenso patrimonio, è uscito in Usa Saving Italy, sempre di Edsel, mentre Skira pubblica adesso Siviero contro Hitler di Luca Scarlini, dedicato a Rodolfo Siviero, uno 007 contro l'esproprio nazista dell'arte italiana.