È una storia d'amore tra un cleptomane e una narcolettica con crisi di amnesia, quella tra Robi e Bea. Si incontrano, naturalmente, sul portone del loro analista. Sono Ambra Angiolini e Edoardo Leo che, dopo aver portato in tournée per due anni lo spettacolo teatrale, diventano i protagonisti di Ti ricordi di me?, il secondo film da regista di Rolando Ravello (Tutti contro tutti).
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Robi vive precariamente, è uno scrittore di favole dagli inquietanti titoli 1001 e una notte a Rebibbia, Alice nel paese dei terremotati o La foresta dei barboni assiderati, condivide l'appartamento con una coppia di amici e non si può trattenere dal sottrarre oggetti ovunque vada, compreso il supermercato dove lavora. Bea è un'insegnante elementare, ha perso i genitori da bambina e, sotto stress, cade preda di un'improvvisa narcolessia e nei casi più gravi di amnesia totale. Per questo va in giro con un librone dove appunta tutto. "Nella realtà Bea e Robi sarebbero due emarginati, pieni di difetti - spiega Ambra - mentre nella nostra storia sono due pezzi unici che fanno dei loro limiti la loro eccezionalità. Seppure il film sia ancorato alla realtà i nostri due personaggi si sono costruiti un mondo a parte. Ci si affeziona perché in fondo ci somigliano un po'".
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La commedia, che arriva nelle sale il 3 aprile in 300 copie, oscilla tra i toni del film sentimentale e della fiaba. "Stare a cavallo tra quelle due atmosfere era il nostro obiettivo - dice Ravello - la favola è il filtro attraverso il quale è raccontata la storia ma ciò che era importante per me era il lato emotivo. Al mio secondo film da regista ho capito che al cinema voglio stare dietro la macchina da presa e che i miei film sono frutto di una regia di 'pancia', una regia tecnica non saprei farla".
Edoardo Leo, che firma anche la sceneggiatura, è reduce da un'annata intensa e si prepara a dirigere "una commedia sulla camorra". Ha recitato anche in Tutta colpa di Freud di Paolo Genovese (qui in veste di co-sceneggiatore) e nel film sorpresa dell'anno Smetto quando voglio. "Questo è stato un anno molto particolare per il nostro cinema: c'è stato il film di Pif sulla mafia, Virzì che ha fatto la sua prima non-commedia, la nostra scommessa di Smetto quando voglio. Tutti film diversi che sono andati bene. I produttori e i distributori devono analizzare questa annata perché dimostra che un'altra commedia è possibile".
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Robi vive precariamente, è uno scrittore di favole dagli inquietanti titoli 1001 e una notte a Rebibbia, Alice nel paese dei terremotati o La foresta dei barboni assiderati, condivide l'appartamento con una coppia di amici e non si può trattenere dal sottrarre oggetti ovunque vada, compreso il supermercato dove lavora. Bea è un'insegnante elementare, ha perso i genitori da bambina e, sotto stress, cade preda di un'improvvisa narcolessia e nei casi più gravi di amnesia totale. Per questo va in giro con un librone dove appunta tutto. "Nella realtà Bea e Robi sarebbero due emarginati, pieni di difetti - spiega Ambra - mentre nella nostra storia sono due pezzi unici che fanno dei loro limiti la loro eccezionalità. Seppure il film sia ancorato alla realtà i nostri due personaggi si sono costruiti un mondo a parte. Ci si affeziona perché in fondo ci somigliano un po'".
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La commedia, che arriva nelle sale il 3 aprile in 300 copie, oscilla tra i toni del film sentimentale e della fiaba. "Stare a cavallo tra quelle due atmosfere era il nostro obiettivo - dice Ravello - la favola è il filtro attraverso il quale è raccontata la storia ma ciò che era importante per me era il lato emotivo. Al mio secondo film da regista ho capito che al cinema voglio stare dietro la macchina da presa e che i miei film sono frutto di una regia di 'pancia', una regia tecnica non saprei farla".
Edoardo Leo, che firma anche la sceneggiatura, è reduce da un'annata intensa e si prepara a dirigere "una commedia sulla camorra". Ha recitato anche in Tutta colpa di Freud di Paolo Genovese (qui in veste di co-sceneggiatore) e nel film sorpresa dell'anno Smetto quando voglio. "Questo è stato un anno molto particolare per il nostro cinema: c'è stato il film di Pif sulla mafia, Virzì che ha fatto la sua prima non-commedia, la nostra scommessa di Smetto quando voglio. Tutti film diversi che sono andati bene. I produttori e i distributori devono analizzare questa annata perché dimostra che un'altra commedia è possibile".