EDMUND Hillary come Neil Armstrong. Chi ha messo per la prima volta piede sulla cima dell'Everest è un po' come il primo uomo sbarcato sulla Luna. Un'impresa sbalorditiva che ha segnato un'epoca: il 29 maggio 1953 l'alpinista neozelandese ex apicoltore Edmund Hillary e lo sherpa Tenzing Norgay arrivarono sulla vetta più alta del mondo: 8.848 m.s.l.m. Con Beyond the Edge la regista neozelandese Leanne Pooley ha ricostruito l'ultima grande sfida della terra, attraverso filmati di repertorio, fotografie (tutti provenienti dalla Royal Geographical Society di Londra), interviste e suggestive ricostruzioni arricchite dall'esperienza del 3D.
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Beyond the Edge sarà presentato in concorso al Trento film festival, kermesse interamente dedicata al racconto sulla montagna (dal 24 aprile al 5 maggio) che dedica ben tre titoli alla cima più alta del mondo. Oltre al film della Pooley infatti saranno presentati anche The Epic of Everest di John Noel (1924) e High Tension di Zachary Barr (2013). Due film che non potrebbero essere più diversi: quello del 1924 è il film ufficiale della leggendaria spedizione sull'Everest di George Mallory e Andrew Irvine, una delle più importanti pellicole conservate nell'archivio del British Film Institute che si è occupata del restauro. In condizioni atmosferiche decisamente ostili e con una telecamera a manovella, il capitano John Noel catturò immagini mozzafiato e di grande importanza storica. La pellicola contiene infatti i primi documenti filmati sulla vita in Tibet, con sequenze girate a Phari Dzong (Pagri), Shekar Dzong (Xegar) e al monastero di Rongbuk. Ciò che però risalta in particolar modo è la capacità di Noel di trasmettere la vulnerabilità, l'isolamento e il coraggio di questi uomini in uno degli ambienti più ostili al mondo. Il film, restituito nei colori originali e nella qualità delle immagini, è accompagnato da una colonna sonora realizzata da Simon Fisher Turner: musica elettronica, suoni ambientali e voci occidentali e nepalesi.
Novant'anni dopo uno sguardo completamente diverso sull'Everest. È quello di Zachary Barr che in High Tension si ricostruisce l'evento drammatico che scosse la scorsa primavera il mondo dell'alpinismo. Al campo 2 del Monte Everest, Simone Moro, Ueli Steck e Jonathan Griffith furono vittima di un'aggressione da parte di un gruppo di Sherpa. Il film cerca di fare luce su che cosa successe in alta quota in quei drammatici istanti grazie anche al contributo di filmati girati dagli smartphone dei presenti sul posto. Ma oltre a questo controverso episodio High Tension vuole raccontare lo sfruttamento naturalistico e umano conseguente alle scalate commerciali della cima più alta del mondo. Ogni anno migliaia di alpinisti non professionisti salgono sulla montagna nepalese in fila come fossero in coda alla cassa di un supermercato, con l'aiuto e lo sforzo dei portatori sherpa che lavorano per le agenzie che promuovono le "facili ascese".
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Una produzione da 60 milioni di dollari, quattro set (due esterni: in Nepal e sul ghiacciaio della Val Senales sulle Dolomiti, e due studi: Cinecittà e i Pinewood di Londra), un cast hollywoodiano che vanta Jake Gyllenhaal, Michael Kelly, Josh Brolin, John Hawkes e Jason Clarke. Il film porta sul grande schermo la più grande tragedia avvenuta sulla vetta dell'Himalaya, la morte tra il 10 e 11 maggio 1996, durante una tempesta, di nove scalatori, fra i quali due guide molto esperte Rob Hall (Clarke) e Scott Fischer (Gyllenhaal). Tra i sopravvissuti a quella spedizione ci fu Jon Krakauer, alpinista e scrittore (già autore di Nelle terre estreme, da cui è stato tratto Into the wild), che fece un racconto drammatico e coinvolgente dei fatti sull'Everest in Aria sottile, usato fra le fonti del film. Il regista, l'islandese Baltasar Kormákur (Contraband), ha scelto però più punti di vista sulla vicenda utilizzando anche altri racconti e testimonianze. Appuntamento in sala 18 settembre 2015.
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Beyond the Edge sarà presentato in concorso al Trento film festival, kermesse interamente dedicata al racconto sulla montagna (dal 24 aprile al 5 maggio) che dedica ben tre titoli alla cima più alta del mondo. Oltre al film della Pooley infatti saranno presentati anche The Epic of Everest di John Noel (1924) e High Tension di Zachary Barr (2013). Due film che non potrebbero essere più diversi: quello del 1924 è il film ufficiale della leggendaria spedizione sull'Everest di George Mallory e Andrew Irvine, una delle più importanti pellicole conservate nell'archivio del British Film Institute che si è occupata del restauro. In condizioni atmosferiche decisamente ostili e con una telecamera a manovella, il capitano John Noel catturò immagini mozzafiato e di grande importanza storica. La pellicola contiene infatti i primi documenti filmati sulla vita in Tibet, con sequenze girate a Phari Dzong (Pagri), Shekar Dzong (Xegar) e al monastero di Rongbuk. Ciò che però risalta in particolar modo è la capacità di Noel di trasmettere la vulnerabilità, l'isolamento e il coraggio di questi uomini in uno degli ambienti più ostili al mondo. Il film, restituito nei colori originali e nella qualità delle immagini, è accompagnato da una colonna sonora realizzata da Simon Fisher Turner: musica elettronica, suoni ambientali e voci occidentali e nepalesi.
Novant'anni dopo uno sguardo completamente diverso sull'Everest. È quello di Zachary Barr che in High Tension si ricostruisce l'evento drammatico che scosse la scorsa primavera il mondo dell'alpinismo. Al campo 2 del Monte Everest, Simone Moro, Ueli Steck e Jonathan Griffith furono vittima di un'aggressione da parte di un gruppo di Sherpa. Il film cerca di fare luce su che cosa successe in alta quota in quei drammatici istanti grazie anche al contributo di filmati girati dagli smartphone dei presenti sul posto. Ma oltre a questo controverso episodio High Tension vuole raccontare lo sfruttamento naturalistico e umano conseguente alle scalate commerciali della cima più alta del mondo. Ogni anno migliaia di alpinisti non professionisti salgono sulla montagna nepalese in fila come fossero in coda alla cassa di un supermercato, con l'aiuto e lo sforzo dei portatori sherpa che lavorano per le agenzie che promuovono le "facili ascese".
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Una produzione da 60 milioni di dollari, quattro set (due esterni: in Nepal e sul ghiacciaio della Val Senales sulle Dolomiti, e due studi: Cinecittà e i Pinewood di Londra), un cast hollywoodiano che vanta Jake Gyllenhaal, Michael Kelly, Josh Brolin, John Hawkes e Jason Clarke. Il film porta sul grande schermo la più grande tragedia avvenuta sulla vetta dell'Himalaya, la morte tra il 10 e 11 maggio 1996, durante una tempesta, di nove scalatori, fra i quali due guide molto esperte Rob Hall (Clarke) e Scott Fischer (Gyllenhaal). Tra i sopravvissuti a quella spedizione ci fu Jon Krakauer, alpinista e scrittore (già autore di Nelle terre estreme, da cui è stato tratto Into the wild), che fece un racconto drammatico e coinvolgente dei fatti sull'Everest in Aria sottile, usato fra le fonti del film. Il regista, l'islandese Baltasar Kormákur (Contraband), ha scelto però più punti di vista sulla vicenda utilizzando anche altri racconti e testimonianze. Appuntamento in sala 18 settembre 2015.