NONOSTANTE l'auricolare che l'ha perseguitata ai tempi di Non è la Rai, quando era una ragazzina ricciolona, un po' sfacciata, imitata dalle coetanee di tutta Italia, Ambra Angiolini ha sempre pensato con la sua testa. Una donna libera che ha combattuto con se stessa, e ha fatto il suo percorso d'attrice - dalla tv al cinema d'autore al teatro - vincendo i pregiudizi, cercando la propria identità. Forse per questo è sempre stata amata dai gay: consacrata dal ruolo della fragile Roberta nel film Saturno contro di Ferzan Ozpetek. "Questo è un paese che non ti concede cambiamenti facili. Io ho imparato a difendere quello che penso, il mondo è pieno di pregiudizi". È la madrina del Torino Gay&Lesbian Film Festival, che si svolgerà dal 30 aprile al 6 maggio, "una delle rassegne più interessanti che ci sono", ed è molto fiera del ruolo: "Quella omosessuale è una comunità che ha il mio stesso spirito, vive la realtà in maniera molto profonda - racconta l'attrice - ma i gay comunicano leggerezza, una bella gioia di vivere che non vuol dire superficialità. Spesso, al contrario, lo sono quelli che fanno discorsi seri. I miei amici gay mi hanno dato molta fiducia nella possibilità di evolvermi, questa voglia di stare a guardare mica ce l'hanno tutti, bisogna essere lucidi e lasciarsi sorprendere".
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A 37 anni, mai così bella, due figli, Leonardo e Jolanda ("Sono la mia vita - sorride - non so come siano venuti così bene, belli, bravi a scuola, educati"), l'attrice è convinta che la paura nasca sempre dall'ignoranza. "Ai miei figli ho parlato sempre con chiarezza, che ci si può voler bene tra uomini e donne, donne e donne, uomini e uomini. Non conosco gente perversa, non ho fatto fatica. È importante spiegare ai bambini che l'amore è un sacco di cose, che ci sono tanti tipi di famiglie, ed è bellissimo perché per loro è tutto naturale. Quando dici a un bambino che non ha pregiudizi: lo sai che al mio amico piacciono i ragazzi? Ti risponde: va bene e allora?".
È reduce da una stagione di commedie in coppia con Edoardo Leo, donne sognatrici come la Bea di Ti ricordi di me? di Rolando Ravello, storia d'amore in cui vincono gli ultimi. "Ormai io e Edoardo siamo una coppia cinematografica - spiega - Rolando per me è un genio, chi non ha visto il film si è perso un'opportunità, lo dirò sempre, è davvero il tentativo di fare qualcosa di diverso. E sono felice che la commedia uscirà in Europa, ha suscitato grande interesse".
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Anche col ruolo di Bea, Ambra ha mostrato un altro lato di sé. "È bellissimo scoprirsi, dico sempre che ho fatto coming out prima degli altri. Nella vita tendiamo a usare le categoria per comodità: donne, uomini, sposati, single, gay, etero, le categorie esistono e fanno codice fiscale, ma mai, dico mai, devono diventare ghetti".
E racconta la foto dell'abbraccio in spiaggia con un'amica la scorsa estate, che ha fatto il giro del web col titolo: Ambra lesbica. O col punto interrogativo: Ambra lesbica? "Lo sa cosa mi è successo, no? Ero al mare con Valentina, il mio ufficio stampa, e la notiziona per uno di questi giornalini di gossip era che 'Ambra era lesbica, chissà come l'avrebbero presa Francesco Renga e i figli...'. Ma scherziamo? Non si possono permettere. Vede, il fatto inquietante è che abbiano usato 'lesbica' come un insulto e per questo ho messo in mezzo l'avvocato, ho speso dei soldi e ho fatto tutta la trafila perché era un articolo molto morboso. Inaccettabile. Ero in Sardegna al Festival di Tavolara, erano le due del pomeriggio, vicino al nostro ombrellone c'era il mondo, io non devo rendere conto a nessuno. È un problema di civiltà e, ripeto, la gravità non è avermi dato della lesbica ma averlo usato come offesa".
Nemica dei ghetti, nemica di chi per giudicarla annotava solo com'era vestita, i chili persi o messi su, Ambra è anche nemica delle quote rosa. "Quanto mi rompo quando leggo di queste maledette quote. Se sono gli uomini a fare carriera non diventa mai una notizia, se sono donne sì. Credo nel merito, fammi vedere se sanno fare qualcosa queste persone che hanno fatto carriera: poi se siano donne, uomini, canguri, non importa. Ma arrivare alle poltrone che contano solo perché sei inserita nelle 'quote rosa', no".
Legge copioni, porta a in scena per il terzo anno La misteriosa scomparsa di W, monologo di Stefano Benni in cui è una donna che scava dentro se stessa e dice basta ai compromessi: "Una piccola medaglia che mi assegno da sola insieme al teatro dell'Archivolto. Poi - continua - tenendo come punto fermo il cinema, sto studiando un progetto teatrale nuovo. Cerco di cambiare un po' strada, vediamo che succede. Funziono quando mi trasformo spesso, nelle deviazioni di percorso divento più interessante".
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A 37 anni, mai così bella, due figli, Leonardo e Jolanda ("Sono la mia vita - sorride - non so come siano venuti così bene, belli, bravi a scuola, educati"), l'attrice è convinta che la paura nasca sempre dall'ignoranza. "Ai miei figli ho parlato sempre con chiarezza, che ci si può voler bene tra uomini e donne, donne e donne, uomini e uomini. Non conosco gente perversa, non ho fatto fatica. È importante spiegare ai bambini che l'amore è un sacco di cose, che ci sono tanti tipi di famiglie, ed è bellissimo perché per loro è tutto naturale. Quando dici a un bambino che non ha pregiudizi: lo sai che al mio amico piacciono i ragazzi? Ti risponde: va bene e allora?".
È reduce da una stagione di commedie in coppia con Edoardo Leo, donne sognatrici come la Bea di Ti ricordi di me? di Rolando Ravello, storia d'amore in cui vincono gli ultimi. "Ormai io e Edoardo siamo una coppia cinematografica - spiega - Rolando per me è un genio, chi non ha visto il film si è perso un'opportunità, lo dirò sempre, è davvero il tentativo di fare qualcosa di diverso. E sono felice che la commedia uscirà in Europa, ha suscitato grande interesse".
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Anche col ruolo di Bea, Ambra ha mostrato un altro lato di sé. "È bellissimo scoprirsi, dico sempre che ho fatto coming out prima degli altri. Nella vita tendiamo a usare le categoria per comodità: donne, uomini, sposati, single, gay, etero, le categorie esistono e fanno codice fiscale, ma mai, dico mai, devono diventare ghetti".
E racconta la foto dell'abbraccio in spiaggia con un'amica la scorsa estate, che ha fatto il giro del web col titolo: Ambra lesbica. O col punto interrogativo: Ambra lesbica? "Lo sa cosa mi è successo, no? Ero al mare con Valentina, il mio ufficio stampa, e la notiziona per uno di questi giornalini di gossip era che 'Ambra era lesbica, chissà come l'avrebbero presa Francesco Renga e i figli...'. Ma scherziamo? Non si possono permettere. Vede, il fatto inquietante è che abbiano usato 'lesbica' come un insulto e per questo ho messo in mezzo l'avvocato, ho speso dei soldi e ho fatto tutta la trafila perché era un articolo molto morboso. Inaccettabile. Ero in Sardegna al Festival di Tavolara, erano le due del pomeriggio, vicino al nostro ombrellone c'era il mondo, io non devo rendere conto a nessuno. È un problema di civiltà e, ripeto, la gravità non è avermi dato della lesbica ma averlo usato come offesa".
Nemica dei ghetti, nemica di chi per giudicarla annotava solo com'era vestita, i chili persi o messi su, Ambra è anche nemica delle quote rosa. "Quanto mi rompo quando leggo di queste maledette quote. Se sono gli uomini a fare carriera non diventa mai una notizia, se sono donne sì. Credo nel merito, fammi vedere se sanno fare qualcosa queste persone che hanno fatto carriera: poi se siano donne, uomini, canguri, non importa. Ma arrivare alle poltrone che contano solo perché sei inserita nelle 'quote rosa', no".
Legge copioni, porta a in scena per il terzo anno La misteriosa scomparsa di W, monologo di Stefano Benni in cui è una donna che scava dentro se stessa e dice basta ai compromessi: "Una piccola medaglia che mi assegno da sola insieme al teatro dell'Archivolto. Poi - continua - tenendo come punto fermo il cinema, sto studiando un progetto teatrale nuovo. Cerco di cambiare un po' strada, vediamo che succede. Funziono quando mi trasformo spesso, nelle deviazioni di percorso divento più interessante".