LONDRA - James McAvoy, 34 anni, è nuovo re di Scozia, il più completo e complesso attore partorito da Glasgow dai tempi di Sean Connery. Meno nerboruto di Gerard Butler, più proletario di Ewan McGregor, McAvoy ha una storia personale da romanzo d'appendice, un talento forgiato sul palcoscenico e la capacità di bilanciare popcorn e indie. La saga X-Men e The last king of Scotland. Ora è protagonista assoluto della megaproduzione X-Men - Giorni di un futuro passato, e più in là lo vedremo nel piccolo, scioccante gioiello Il lercio, tratto dal romanzo di Irvine Welsh. Un ruolo da poliziotto corrotto e debosciato che gli è valso il BIFTA, il premio da miglior attore del cinema indipendente. Sul palco McAvoy ricevendo il premio s'è messo a piangere e ha detto "per me è come se la Scozia avesse vinto la Coppa del mondo".
IL TRAILER - LE FOTO - LE FRASI
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In X-Men - Giorni di un futuro passato, giocattolo costosissimo di Brian Singer ("qui non ci sono armi ma poteri, e gli effetti speciali sono carissimi", si giustifica il regista che ha diretto per primo la saga mutante), dopo The Avengers di Justice League (e prima di Batman contro Superman) gli intrecci e le squadre intrecciate di supereroi sono la regola. Giorni di un futuro passato adotta uno stratagemma: mette insieme il cast della prima serie, Anna Paquin, Ian McKellen, Halle Berry, Hugh Jackman con quello della nuova, Michael Fassbender, Jennifer Lawrence e James McCavoy. Per evitare un futuro dominato dai robot in cui i mutanti sono estinti, eliminati in campi di sterminio, Wolverine (è l'unico mutante che non invecchia) viene inviato indietro nel tempo per cambiare il corso del tempo e convincere i mutanti giovani, buoni e cattivi, ad allearsi. E qui scopriremo un professore, Charles Xavier, nella prima serie Patrick Stewart, in versione giovane James McAvoy, molto diverso e assolutamente centrale.
McAvoy si racconta con entusiasmo, nel salottino del londinese Claridges. "Ho lavorato in profondità per costruire un'anima persa. Charles è traumatizzato, si nasconde, è ribelle, arrabbiato, emotivamente distrutto, irascibile. Con l'aiuto di Wolverine dovrà ricostruirsi, capire chi è cosa vuole e soprattutto cosa è disposto a sacrificare". Sono stato fortunato a poter fare questo tipo di lavoro. Il mio è un supereroe della mente. In qualche modo stavolta è la sua mente a esser malata, perché si è spinto troppo oltre. Ma da qualche parte, nel suo cervello, lo Xavier che conosciamo esiste ancora". Se McAvoy potesse tornare indietro nel tempo "non cambierei niente, anche se è stata dura e ancora oggi mi sembra di lottare. Se sono diventato quel che sono è anche per alcune cose giuste che sono successe". Non ha dubbi su quale momento vorrebbe rivivere più e più volte. "Quando è nato mio figlio". Più del premio come miglior attore del cinema indipendente? "Senza dubbio. Anche se agguantando il Bifta mi sono molto emozionato, mi sentivo fiero di essere scozzese. Adoro Glasgow e ci torno appena posso. Ho una casa, e partenti e amici. Ma per lavoro devo vivere a Londr, a che non mi dispiace anche se non è casa mia".
A proposito dell'indipendenza scozzese, l'attore non si espone, per scelta, "non sono nessuno, la politica non è il mio mestiere. Ho le mie opinioni ma le tego per me". A proposito del suo ruolo, fortissimo e sgradevolissimo in Il lercio, non ancora uscito in Italia, dice "è stata la migliore interpretazione della mia carriera e ne vado fiero. È stato divertente, eccitante. Ma anche rischioso. È uno di quei film difficili, il pubblico non se l'aspetta e nei primi quaranta minuti non capisce cosa sta succedendo". È tanto bravo nel ruolo di poliziotto corrotto, fedifrago, drogato, bugiardo, sleale, che sembra impossibile che da adolescente James McAvoy abbia pensato di diventare prete: "Sono nato e cresciuto cattolico, ma a sedici anni ho scoperto le ragazze e ho rinunciato alla vocazione, oggi non frequento molto la chiesa. Ma mi piace il nuovo Papa, mi pare che stia facendo cose belle e importanti".
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In X-Men - Giorni di un futuro passato, giocattolo costosissimo di Brian Singer ("qui non ci sono armi ma poteri, e gli effetti speciali sono carissimi", si giustifica il regista che ha diretto per primo la saga mutante), dopo The Avengers di Justice League (e prima di Batman contro Superman) gli intrecci e le squadre intrecciate di supereroi sono la regola. Giorni di un futuro passato adotta uno stratagemma: mette insieme il cast della prima serie, Anna Paquin, Ian McKellen, Halle Berry, Hugh Jackman con quello della nuova, Michael Fassbender, Jennifer Lawrence e James McCavoy. Per evitare un futuro dominato dai robot in cui i mutanti sono estinti, eliminati in campi di sterminio, Wolverine (è l'unico mutante che non invecchia) viene inviato indietro nel tempo per cambiare il corso del tempo e convincere i mutanti giovani, buoni e cattivi, ad allearsi. E qui scopriremo un professore, Charles Xavier, nella prima serie Patrick Stewart, in versione giovane James McAvoy, molto diverso e assolutamente centrale.
McAvoy si racconta con entusiasmo, nel salottino del londinese Claridges. "Ho lavorato in profondità per costruire un'anima persa. Charles è traumatizzato, si nasconde, è ribelle, arrabbiato, emotivamente distrutto, irascibile. Con l'aiuto di Wolverine dovrà ricostruirsi, capire chi è cosa vuole e soprattutto cosa è disposto a sacrificare". Sono stato fortunato a poter fare questo tipo di lavoro. Il mio è un supereroe della mente. In qualche modo stavolta è la sua mente a esser malata, perché si è spinto troppo oltre. Ma da qualche parte, nel suo cervello, lo Xavier che conosciamo esiste ancora". Se McAvoy potesse tornare indietro nel tempo "non cambierei niente, anche se è stata dura e ancora oggi mi sembra di lottare. Se sono diventato quel che sono è anche per alcune cose giuste che sono successe". Non ha dubbi su quale momento vorrebbe rivivere più e più volte. "Quando è nato mio figlio". Più del premio come miglior attore del cinema indipendente? "Senza dubbio. Anche se agguantando il Bifta mi sono molto emozionato, mi sentivo fiero di essere scozzese. Adoro Glasgow e ci torno appena posso. Ho una casa, e partenti e amici. Ma per lavoro devo vivere a Londr, a che non mi dispiace anche se non è casa mia".
A proposito dell'indipendenza scozzese, l'attore non si espone, per scelta, "non sono nessuno, la politica non è il mio mestiere. Ho le mie opinioni ma le tego per me". A proposito del suo ruolo, fortissimo e sgradevolissimo in Il lercio, non ancora uscito in Italia, dice "è stata la migliore interpretazione della mia carriera e ne vado fiero. È stato divertente, eccitante. Ma anche rischioso. È uno di quei film difficili, il pubblico non se l'aspetta e nei primi quaranta minuti non capisce cosa sta succedendo". È tanto bravo nel ruolo di poliziotto corrotto, fedifrago, drogato, bugiardo, sleale, che sembra impossibile che da adolescente James McAvoy abbia pensato di diventare prete: "Sono nato e cresciuto cattolico, ma a sedici anni ho scoperto le ragazze e ho rinunciato alla vocazione, oggi non frequento molto la chiesa. Ma mi piace il nuovo Papa, mi pare che stia facendo cose belle e importanti".