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Robert Pattinson: "Dico addio al vampiro con film sporchi e cattivi"

Dopo il successo della saga planetaria "Twilight" l'attore ha scelto progetti impegnativi: il corale "Maps to the stars" di David Cronenberg, il nuovo film di Werner Herzog o il road movie apocalittico "The Rover" in uscita in Italia a fine estate. E confessa: "Non ho combattuto la mia ansia ma mi ci sono affezionato e forse sì posso dire di essere felice"

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LOS ANGELES - Nel duro e brutale road movie post apocalittico The Rover, è quasi difficile riconoscere sotto il sangue e la sporcizia il vampiro strappacuori delle giovani folle Robert Pattinson, 28 anni, che dopo i 5 blockbuster della saga di Twilight sta dimostrando abilità di recitazione per alcuni inaspettate. Scritto e diretto dal regista australiano David Michod, The Rover (in uscita nelle sale italiane il 28 agosto) è un Mad Max senza mohawks o imbottiture: Pattinson è Rey, un giovane buono, mentalmente un po' ritardato, che cerca di sopravvivere in una landa deserta, dieci anni "dopo il crollo" e pochi giorni dopo una sparatoria che lo ha lasciato solo con una pallottola nel fianco. Indebolito, incontra nel suo cammino Eric (Guy Pearce), un ex soldato australiano deciso a rimettere le mani sull'automobile che una gang gli aveva rubato.
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Per Pattison, The Rover rappresenta l'apice di tutto quello che ha cercato di fare dopo aver detto addio a Twilight. Avrebbe potuto scegliere un supereroe di film d'azione (si era parlato di lui per un nuovo Indiana Jones) o buttarsi nel genere sentimentale romantico, e invece ha preferito lavorare con registi come David Cronenberg (Cosmopolis e Maps of the Stars) e Werner Herzog (in Queen of the desert, sulla vita della scrittrice e archeologa Gertrude Bell), progetti audaci come Life del regista Anton Corbijn (celebre fotografo rock) mentre sta progettando film con registi indipendenti come Harmony Korine (Spring Breakers) e Olivier Assayas (Carlos).
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Tutto si può dire di Robert Pattinson tranne che abbia, almeno per il momento, deciso di cavalcare l'onda del suo successo con il pubblico adolescente scegliendo le strade più facili o banali. "A dire la verità mi sembra siano passati tanti anni, non solo due, da quando abbiamo finito con Twilight", esordisce l'attore inglese durante il nostro incontro al Four Seasons Hotel di Beverly Hills. "La mia carriera è stata tutta una progressione, anche i film di Twilight li ho affrontati come film separati, ognuno diverso dall'altro, senza pensare che tornavo a interpretare lo stesso personaggio, quindi è stata una crescita graduale, film dopo film. Sono molto curioso di vedere come il pubblico accoglierà The Rover e gli altri film che sto facendo."

Ride spesso e volentieri Pattinson mentre parla, muove le mani, non alza mai la voce, e corre in terrazza a fumare una sigaretta, di nascosto dagli occhi dei fotografi, appena finita l'intervista. "Non so bene cosa stia cercando in questo periodo, come attore," continua. "Mi piace sfidarmi, mi piace sperimentare con ruoli e interpretazioni diverse. Prima non mi ero reso conto di quanto fosse importante per me. Mi piace fare piccoli ruoli pur di lavorare con certi registi, e se devo essere il protagonista allora voglio che il film mi porti in un mondo per me irraggiungibile, qualcosa che alla fine mi faccia sentire che sono diventato una persona migliore. Ma soprattutto, confesso, mi piace divertirmi!"

"Mi sono divertito in tutti questi ultimi film: in Maps to the Stars per esempio sono un opportunista, un aspirante attore e scrittore fallito che vive a Los Angeles e si inventa di essere qualcuno che non è. Mi piace molto David Cronenberg. Fare Cosmopolis ha cambiato la mia mente, mi ha aperto degli orizzonti sulle mie possibilità come attore cui non pensavo prima. Farei qualunque cosa mi chiedesse, senza esitare, senza nemmeno leggere il copione. Mi fido di lui e mi piace come affronta il cinema e la vita, è un tipo molto saggio."

La vita da nomade degli ultimi anni non gli pesa molto: "L'anno scorso ho passato due mesi in Inghilterra, che è il periodo più lungo che ci ho trascorso in sei anni! Sono tornato a Natale, come sempre, e dopo due mesi ero terribilmente depresso! Credo che "casa" al momento sia Los Angeles, ho amici e cose che mi piace molto fare qui. Avevo una bella casa a Los Feliz che avevo comprato 5 anni fa e l'ho venduta. Passo sei mesi all'anno prendendo a prestito case di amici, e mi sono reso conto di non essere abbastanza grande per voler affrontare questioni di idraulica e elettricità! Ci sarà tempo per mettere giù quel tipo di radici."
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Le riprese in Australia di The Rover sono state per lui non solo una gran gioia ma una "piacevole fuga". "Pensavo avremmo girato metà film ad Adelaide e metà negli outbacks, e invece siamo sempre stati "on the road", in posti incredibili, lontani dal mondo, dove nessuno ti poteva venire a cercare, è stato bellissimo. E' molto più facile per la tua concentrazione, non ti devi preoccupare che qualcuno stia appostato da qualche parte con una macchina fotografica. E mi aveva incuriosito il mio personaggio, ne avevamo parlato per mesi con David (Michod) prima delle riprese. C'era stato anche un momento in cui avevo preso in considerazione l'idea di tagliarmi la punta delle orecchie perché è quello che facevano ai ladri nel West selvaggio, sarebbe stato cool!"

Tempo fa aveva confessato di essere ansioso prima di cominciare un film, ma, sempre ridendo, dice di essere venuto a patti con la sua ansia: "Adorerei andare in terapia ma mi renderebbe troppo ansioso! Mi piace la mia ansia, mi piacciono i miei alti e bassi, e ho scoperto che mi piace anche la mia depressione, soprattutto perché non dura mai tanto! E' il bello di essere un maniaco, passi da un umore all'altro in fretta!" Quando gli si chiede cosa farebbe se avesse un solo giorno da vivere dice: "Ovvio la prima cosa che viene in mente è dire che vorresti passarlo con le persone che ami, ma in realtà io penso che mi piacerebbe fare qualche follia... tipo camminare nudo per Times Square, a New York, una cosa del genere!"

Non gli è mancata, nella vita, la capacità di improvvisare e di cavarsela in situazioni impreviste: "Quando facevo il modello a Londra, a 17 anni, spesso mi ritrovavo a dover girare per strada vestito strano, per via delle foto, tipo in T-shirt rosa, e mi capitava spesso di venir preso in giro e aggredito. Una volta mi sono venuti addosso e non so come ho convinto questa gente che lavoravo per una casa di produzione musicale e li ho spinti a fare una performance di rap freestyle per me in mezzo alla strada. Gli ho dato anche il mio numero di telefono, ridicolo! Ma la maggior parte delle volte finivo per venir picchiato!" Oggi, ovviamente, non si ritroverebbe a dover ricorrere questi stratagemmi: "Mi considero  estremamente fortunato, il che mi rende sempre un po' nervoso," ammette. "Non  so perché sono così fortunato, è ridicolo.. e credo di essere abbastanza felice, penso.. anzi sì, sono felice."