Pamela Anderson, l'icona superpop:
"Oggi tra Bush e Obama saprei chi salvare"
Alessandra Vitali, <em class="author">ALESSANDRA VITALI, inviata a Taormina</em>
La celebre attrice di "Baywatch" ospite del TaorminaFilmFest. Gli inizi con Playboy, la popolarità grazie alla serie tv nel ruolo della bagnina temeraria, il cinema, la vita privata, l'impegno per la difesa dei diritti umani e dell'ambiente. "Le mie tette? Certo che mi sono servite: per questo le ho portate sempre con me"
TAORMINA - È stata la bagnina più famosa del mondo, all'epoca i social network non c'erano ma, nonostante questo, il pubblico diede sfogo alla creatività, chi diceva che "lei il salvagente ce l'ha incorporato" e chi ribattezzò la serie come "Bei-Bocc". Era, ovviamente, Baywatch, passaporto per la celebrità planetaria di Pamela Anderson, indimenticabile C. J. Parker, biondona in costume olimpionico rosso pronta ad affrontare le onde per salvare bagnanti sulle spiagge della California. Oggi, trascorsi un tot d'anni, prova a misurarsi anche con l'impegno - fondazioni, associazioni, diritti umani, violenza su donne e bambini, protezione animali - e ha le idee chiare: se rischiassero di affogare contemporaneamente Obama eBush, lei non avrebbe dubbi, "salverei Obama".
Icona superpop, da allora - erano gli anni Novanta - la Anderson ha proseguito nella carriera d'attrice sfruttando quel che era riuscita a costruire m…
Icona superpop, da allora - erano gli anni Novanta - la Anderson ha proseguito nella carriera d'attrice sfruttando quel che era riuscita a costruire m…
TAORMINA - È stata la bagnina più famosa del mondo, all'epoca i social network non c'erano ma, nonostante questo, il pubblico diede sfogo alla creatività, chi diceva che "lei il salvagente ce l'ha incorporato" e chi ribattezzò la serie come "Bei-Bocc". Era, ovviamente, Baywatch, passaporto per la celebrità planetaria di Pamela Anderson, indimenticabile C. J. Parker, biondona in costume olimpionico rosso pronta ad affrontare le onde per salvare bagnanti sulle spiagge della California. Oggi, trascorsi un tot d'anni, prova a misurarsi anche con l'impegno - fondazioni, associazioni, diritti umani, violenza su donne e bambini, protezione animali - e ha le idee chiare: se rischiassero di affogare contemporaneamente Obama eBush, lei non avrebbe dubbi, "salverei Obama".
Icona superpop, da allora - erano gli anni Novanta - la Anderson ha proseguito nella carriera d'attrice sfruttando quel che era riuscita a costruire meglio, cioè il proprio corpo. Serie e show tv, film per il cinema non indimenticabili ma anche la stima di autori popolari, da Sacha Baron Cohen che l'ha voluta nel suo Borat a David Zucker che l'ha chiamata per Scary Movie 3, sequel del sequel della saga blockbuster. "Non avevo programmato niente, è semplicemente accaduto", dice sorridendo nell'incontro con il pubblico e la stampa al Taormina FilmFest, in corso in questi giorni.
Quarantasette anni il primo luglio, ha detto basta ai boccoli biondi e si presenta in versione bon ton (l'avevamo già vista qualche settimana fa al Festival di Cannes), capelli corti, abito chiaro elegante perfino accollato, sandali dal tacco altissimo, all'anulare sinistro un anello che brilla come una luce psichedelica. Lo scorso gennaio ha ri-sposato il suo terzo marito, il produttore Rick Salomon, con il quale aveva già celebrato a Las Vegas nel 2007 per separarsene pochi mesi dopo. Prima di lui c'erano stati Tommy Lee, nel 1995, il batterista dei Motley Crue, al quale aveva detto "sì" quattro giorni dopo averlo conosciuto. Con lui due figli, Brandon Thomas e Dylan Jagger, e il divorzio a tre anni dalle nozze. Poi nel 2006 era stata la volta di Kid Rock, a quanto pare anche questa una decisione affrettata: sposato a luglio, il divorzio a novembre. Ai mariti si aggiunge, negli anni, una quota praticamente infinita di relazioni vere o presunte. E alcuni dolori, come quelle molestie subite da ragazzina delle quali ha parlato a Cannes.
Aveva iniziato come istruttrice di fitness, poi la vulgata racconta di un'inquadratura casuale, su un maxischermo dello stadio durante una partita di football, accolta da un boato del pubblico. Era il 1989, e capisce che si può fare qualcosa. Nel 1990 debutta su Playboy, nello stesso anno si sottopone a un intervento di mastoplastica additiva, chissà, magari aiuta. La sua vita sarebbe stata diversa senza quelle tette? "Probabilmente sì - risponde autoironica - sicuramente mi sono servite, per questo le ho portate sempre con me". Molto Marilyn, prima di ogni risposta (e ogni tanto anche così, a vanvera) si fa una risatina. Si piace com'è e più di tanto non pretende, ha qualche difficoltà ad argomentare in che modo si esplichi il suo impegno con la fondazione che ha appena creato e con le altre associazioni con cui collabora, "i diritti umani sono importanti, le donne vanno difese, la sperimentazione sugli animali è un orrore, nel mondo ci sono tanti bambini che soffrono". E vabbè.
In fondo, è a quel corpo che deve tutto, lo porta con orgoglio e leggerezza, "e pensare - racconta - che da bambina ero timidissima, so che è difficile crederlo ma ero piena di paure, è stato Playboy ad aiutarmi a crescere, quando lavori per un giornale di quel tipo, e fai quel tipo di foto, impari a superare tanti tabù. Mi ha aiutato a sentirmi a mio agio nel mio corpo, a sentirmi più coraggiosa. Ho acquistato sicurezza". E fama, visto che da allora al 2011 ha totalizzato sul magazine quattordici copertine, una specie di record.
"Lusingata" per essere stata scelta da Sacha Baron Cohen ("ci teneva moltissimo che parteceipassi a Borat, stavo girando una serie tv e veniva a trovarmi ogni giorno sul set, non sapeva nemmeno lui che cosa avremmo fatto ma voleva assolutamente che fossi parte del progetto, e mi sono divertita tantissimo"), continua a non considerarsi un'attrice: "Sono solo una ragazza fortunata, lo sono stata da sempre, quando facevo Baywatch venivo pagata per stare tutti i giorni su una spiaggia. Volevo anche fare una scuola di recitazione - ricorda - ma mi dissero di no perché rischiavo di perdere la mia naturalezza". Così naturale da interpretare, di fatto, se stessa nei film in cui ha lavorato: "Succede se sei molto popolare, questo mi rende felice, vuol dire che la mia immagine è quella di un'icona, in fondo quella bagnina era una specie di supereroe prima che quei personaggi esplodessero sullo schermo. Sì, sono arrivata prima di Spiderman".
Oggi, però, le piacerebbe fare qualcosa di diverso, misurarsi con un ruolo drammatico, ad esempio. "Prima i miei figli erano piccoli e volevo dedicarmi a loro, li accompagnavo a scuola, a fare sport, giocavo con loro. Adesso sono cresciuti e sono più libera, potrei fare altro". Immancabile la domanda: con quale regista italiano le piacerebbe lavorare? "Ci sono tanti autori bravissimi, ne ho conosciuti alcuni, persone meravigliose. Il mio vero sogno, però, sarebbe stato lavorare con Fellini. Ma mi sa che sono arrivata un po' tardi...".
Icona superpop, da allora - erano gli anni Novanta - la Anderson ha proseguito nella carriera d'attrice sfruttando quel che era riuscita a costruire meglio, cioè il proprio corpo. Serie e show tv, film per il cinema non indimenticabili ma anche la stima di autori popolari, da Sacha Baron Cohen che l'ha voluta nel suo Borat a David Zucker che l'ha chiamata per Scary Movie 3, sequel del sequel della saga blockbuster. "Non avevo programmato niente, è semplicemente accaduto", dice sorridendo nell'incontro con il pubblico e la stampa al Taormina FilmFest, in corso in questi giorni.
Quarantasette anni il primo luglio, ha detto basta ai boccoli biondi e si presenta in versione bon ton (l'avevamo già vista qualche settimana fa al Festival di Cannes), capelli corti, abito chiaro elegante perfino accollato, sandali dal tacco altissimo, all'anulare sinistro un anello che brilla come una luce psichedelica. Lo scorso gennaio ha ri-sposato il suo terzo marito, il produttore Rick Salomon, con il quale aveva già celebrato a Las Vegas nel 2007 per separarsene pochi mesi dopo. Prima di lui c'erano stati Tommy Lee, nel 1995, il batterista dei Motley Crue, al quale aveva detto "sì" quattro giorni dopo averlo conosciuto. Con lui due figli, Brandon Thomas e Dylan Jagger, e il divorzio a tre anni dalle nozze. Poi nel 2006 era stata la volta di Kid Rock, a quanto pare anche questa una decisione affrettata: sposato a luglio, il divorzio a novembre. Ai mariti si aggiunge, negli anni, una quota praticamente infinita di relazioni vere o presunte. E alcuni dolori, come quelle molestie subite da ragazzina delle quali ha parlato a Cannes.
Aveva iniziato come istruttrice di fitness, poi la vulgata racconta di un'inquadratura casuale, su un maxischermo dello stadio durante una partita di football, accolta da un boato del pubblico. Era il 1989, e capisce che si può fare qualcosa. Nel 1990 debutta su Playboy, nello stesso anno si sottopone a un intervento di mastoplastica additiva, chissà, magari aiuta. La sua vita sarebbe stata diversa senza quelle tette? "Probabilmente sì - risponde autoironica - sicuramente mi sono servite, per questo le ho portate sempre con me". Molto Marilyn, prima di ogni risposta (e ogni tanto anche così, a vanvera) si fa una risatina. Si piace com'è e più di tanto non pretende, ha qualche difficoltà ad argomentare in che modo si esplichi il suo impegno con la fondazione che ha appena creato e con le altre associazioni con cui collabora, "i diritti umani sono importanti, le donne vanno difese, la sperimentazione sugli animali è un orrore, nel mondo ci sono tanti bambini che soffrono". E vabbè.
In fondo, è a quel corpo che deve tutto, lo porta con orgoglio e leggerezza, "e pensare - racconta - che da bambina ero timidissima, so che è difficile crederlo ma ero piena di paure, è stato Playboy ad aiutarmi a crescere, quando lavori per un giornale di quel tipo, e fai quel tipo di foto, impari a superare tanti tabù. Mi ha aiutato a sentirmi a mio agio nel mio corpo, a sentirmi più coraggiosa. Ho acquistato sicurezza". E fama, visto che da allora al 2011 ha totalizzato sul magazine quattordici copertine, una specie di record.
"Lusingata" per essere stata scelta da Sacha Baron Cohen ("ci teneva moltissimo che parteceipassi a Borat, stavo girando una serie tv e veniva a trovarmi ogni giorno sul set, non sapeva nemmeno lui che cosa avremmo fatto ma voleva assolutamente che fossi parte del progetto, e mi sono divertita tantissimo"), continua a non considerarsi un'attrice: "Sono solo una ragazza fortunata, lo sono stata da sempre, quando facevo Baywatch venivo pagata per stare tutti i giorni su una spiaggia. Volevo anche fare una scuola di recitazione - ricorda - ma mi dissero di no perché rischiavo di perdere la mia naturalezza". Così naturale da interpretare, di fatto, se stessa nei film in cui ha lavorato: "Succede se sei molto popolare, questo mi rende felice, vuol dire che la mia immagine è quella di un'icona, in fondo quella bagnina era una specie di supereroe prima che quei personaggi esplodessero sullo schermo. Sì, sono arrivata prima di Spiderman".
Oggi, però, le piacerebbe fare qualcosa di diverso, misurarsi con un ruolo drammatico, ad esempio. "Prima i miei figli erano piccoli e volevo dedicarmi a loro, li accompagnavo a scuola, a fare sport, giocavo con loro. Adesso sono cresciuti e sono più libera, potrei fare altro". Immancabile la domanda: con quale regista italiano le piacerebbe lavorare? "Ci sono tanti autori bravissimi, ne ho conosciuti alcuni, persone meravigliose. Il mio vero sogno, però, sarebbe stato lavorare con Fellini. Ma mi sa che sono arrivata un po' tardi...".