TAORMINA - Piccola, bella, battagliera. Eva Longoria non ha niente della casalinga disperata. Lei, oggi, le casalinghe disperate le aiuta - ma quelle vere, non quelle superglamour della serie tv che l'ha resa popolare in tutto il mondo. L'attrice è al TaorminaFilmFest per ricevere il Premio Cariddi per l'impegno umanitario, in qualità di fondatrice della Eva Longoria Foundation, in prima linea nella difesa del diritto all'istruzione per le giovani latine negli Usa. Look aggressivo, tubino in pelle nera, sandali con tacco stiletto, al polso un un serpente di strass. Origini messicane, 39 anni compiuti a marzo, è spiritosa ("ho sviluppato l'ironia come arma di difesa perché da piccola ero bruttissima") e fra una battuta e l'altra spiega pure come si prepara una "tortilla soup".
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Desperate Housewives, con il personaggio di Gabrielle, "ha cambiato la mia vita in modo radicale, non sarei mai diventata così popolare e ora non potrei raggiungere così tante persone". Ricorda la solidarietà femminile sul set ("con le altre attrici siamo rimaste amiche") e bolla come sessisti i pettegolezzi sulla presunta rivalità fra primedonne, "perché non se ne parla mai quando il cast è tutto di uomini?". Le donne sono al centro della sua vita, pubblica e privata. "Mia madre aveva nove sorelle, io ne ho tre (tutte con la "E": Elizabeth, Emily, Esmeralda, ndr), gli uomini praticamente non esistono - scherza - li abbiamo sterminati... Alle radici di ogni cultura ci sono donne forti, sono il centro della vita, mandano avanti tutto. La mia famiglia mi ha insegnato che le donne possono 'fare' e sono grata a mia madre, alle mie zie, alle mie sorelle perché mi hanno resa indipendente, mi hanno insegnato l'importanza dell'istruzione: solo con la cultura e la conoscenza avrei realizzato i miei sogni. Mi piacerebbe essere un modello e un mentore per le ragazze che ci credono. Sono convinta che le donne cambieranno il mondo".
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Non ci sono solo donne forti, anche donne vittime, anche oggi i quotidiani ne sono pieni. "Non è un problema solo italiano. La violenza contro le donne - osserva l'attrice - è un fenomeno diffuso in tutto il mondo, diventiamo sempre più indipendenti e consapevoli, vogliamo uscire dalle gabbie sociali ma è un desiderio che paghiamo caro. Guardate la Nigeria: quelle ragazze sono state rapite perché andavano a scuola, volevano crescere. Ovunque c'è una pressione forte contro l'emancipazione femminile, dobbiamo sostenerci a vicenda attraverso le associazioni, ma pure i governi devono favorire il cambiamento sostenibile. Il settore privato, come le attività delle charities, serve, ma c'è bisogno del settore pubblico. La mia fondazione aiuta coloro che cadono nelle pieghe della società, e la chiave è l'istruzione".
DALLE CASALINGHE ALLE COLF, MA IL CUORE È CON OBAMA
La bellezza c'entra poco, racconta la Longoria di essere stata a lungo un brutto anatroccolo, "in famiglia ero la più bruttina, le mie sorelle erano alte, bionde, con la pelle e gli occhi chiari, chiedevo sempre a mia madre se fossi stada adottata. Gli amici dei miei ci venivano a trovare, le dicevano 'che belle le tue figlie... ma quella chi è?'. Sono 'esplosa' quand'ero al college, un po' tardi per una ragazza, è per questo che ho sviluppato un forte senso dell'umorismo come meccanismo di difesa. Ero la sfigata della classe - racconta - una vera nerd. Ce n'è voluto di tempo prima di rendermi conto che la bellezza era diventata una delle mie qualità". Questo l'ha aiutata a non cadere nella trappola dello showbiz. "Quando sono diventata famosa, tardi, intorno ai trent'anni, avevo già una personalità ben formata, sapevo chi ero e non ho permesso ai media di etichettarmi, come succede invece alle star giovanissime che diventano 'la fidanzatina d'America' o simili".
Ma quali sono, concretamente, i risultati del suo impegno sociale? "La mia fondazione ha due rami, un programma di istruzione e un programma di contatti con gli imprenditori. Prepariamo le donne a entrare all'università, e aiutiamo le laureate ad avviare un'impresa. Ora abbiamo avviato anche un programma dedicato al Messico, purtroppo per le donne latine è difficilissimo accedere a mutui o prestiti bancari, noi abbiamo stanziato un milione di dollari affinché le giovani laureate possano intraprendere un'attività economica. Finora - continua - abbiamo cambiato la vita a molte giovani donne e siamo fieri di mostrare i risultati, soprattutto a chi ci sostiene economicamente".
L'impegno di Eva Longoria spazia anche in altri ambiti, come quello dell'immigrazione. Anche qui con un lavoro "sul campo". "Negli Stati Uniti è un grande problema, io ho fatto alcuni viaggi, una volta anche con l'imprenditore Warren Buffet, nelle aree di confine in cui è più forte la pressione di chi vuole andar via dal paese d'origine, penso al Messico, all'Arizona, dove ho visitato i centri d'accoglienza che, nel deserto, ospitano i bambini che aspettano di venire espulsi e rimpatriati nel loro Stato. È importante andare a vedere con i propri occhi qual è la situazione". Proprio a questi temi è dedicato il suo prossimo film, Frontera, con Ed Harris, "una storia d'amore sullo sfondo della tragedia dell'immigrazione". Da sempre sostenitrice di Obama, "mi interessa il suo Med Care, il programma di assistenza sanitaria, sostengo anche i progetti sull'istruzione, noi latinos negli USA siamo vittime di una politica che ha figli e figliastri. Il mio compito, vista la mia popolarità, è attirare l'attenzione dei cittadini: devono sapere che la loro voce può contare".
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Desperate Housewives, con il personaggio di Gabrielle, "ha cambiato la mia vita in modo radicale, non sarei mai diventata così popolare e ora non potrei raggiungere così tante persone". Ricorda la solidarietà femminile sul set ("con le altre attrici siamo rimaste amiche") e bolla come sessisti i pettegolezzi sulla presunta rivalità fra primedonne, "perché non se ne parla mai quando il cast è tutto di uomini?". Le donne sono al centro della sua vita, pubblica e privata. "Mia madre aveva nove sorelle, io ne ho tre (tutte con la "E": Elizabeth, Emily, Esmeralda, ndr), gli uomini praticamente non esistono - scherza - li abbiamo sterminati... Alle radici di ogni cultura ci sono donne forti, sono il centro della vita, mandano avanti tutto. La mia famiglia mi ha insegnato che le donne possono 'fare' e sono grata a mia madre, alle mie zie, alle mie sorelle perché mi hanno resa indipendente, mi hanno insegnato l'importanza dell'istruzione: solo con la cultura e la conoscenza avrei realizzato i miei sogni. Mi piacerebbe essere un modello e un mentore per le ragazze che ci credono. Sono convinta che le donne cambieranno il mondo".
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Non ci sono solo donne forti, anche donne vittime, anche oggi i quotidiani ne sono pieni. "Non è un problema solo italiano. La violenza contro le donne - osserva l'attrice - è un fenomeno diffuso in tutto il mondo, diventiamo sempre più indipendenti e consapevoli, vogliamo uscire dalle gabbie sociali ma è un desiderio che paghiamo caro. Guardate la Nigeria: quelle ragazze sono state rapite perché andavano a scuola, volevano crescere. Ovunque c'è una pressione forte contro l'emancipazione femminile, dobbiamo sostenerci a vicenda attraverso le associazioni, ma pure i governi devono favorire il cambiamento sostenibile. Il settore privato, come le attività delle charities, serve, ma c'è bisogno del settore pubblico. La mia fondazione aiuta coloro che cadono nelle pieghe della società, e la chiave è l'istruzione".
DALLE CASALINGHE ALLE COLF, MA IL CUORE È CON OBAMA
La bellezza c'entra poco, racconta la Longoria di essere stata a lungo un brutto anatroccolo, "in famiglia ero la più bruttina, le mie sorelle erano alte, bionde, con la pelle e gli occhi chiari, chiedevo sempre a mia madre se fossi stada adottata. Gli amici dei miei ci venivano a trovare, le dicevano 'che belle le tue figlie... ma quella chi è?'. Sono 'esplosa' quand'ero al college, un po' tardi per una ragazza, è per questo che ho sviluppato un forte senso dell'umorismo come meccanismo di difesa. Ero la sfigata della classe - racconta - una vera nerd. Ce n'è voluto di tempo prima di rendermi conto che la bellezza era diventata una delle mie qualità". Questo l'ha aiutata a non cadere nella trappola dello showbiz. "Quando sono diventata famosa, tardi, intorno ai trent'anni, avevo già una personalità ben formata, sapevo chi ero e non ho permesso ai media di etichettarmi, come succede invece alle star giovanissime che diventano 'la fidanzatina d'America' o simili".
Ma quali sono, concretamente, i risultati del suo impegno sociale? "La mia fondazione ha due rami, un programma di istruzione e un programma di contatti con gli imprenditori. Prepariamo le donne a entrare all'università, e aiutiamo le laureate ad avviare un'impresa. Ora abbiamo avviato anche un programma dedicato al Messico, purtroppo per le donne latine è difficilissimo accedere a mutui o prestiti bancari, noi abbiamo stanziato un milione di dollari affinché le giovani laureate possano intraprendere un'attività economica. Finora - continua - abbiamo cambiato la vita a molte giovani donne e siamo fieri di mostrare i risultati, soprattutto a chi ci sostiene economicamente".
L'impegno di Eva Longoria spazia anche in altri ambiti, come quello dell'immigrazione. Anche qui con un lavoro "sul campo". "Negli Stati Uniti è un grande problema, io ho fatto alcuni viaggi, una volta anche con l'imprenditore Warren Buffet, nelle aree di confine in cui è più forte la pressione di chi vuole andar via dal paese d'origine, penso al Messico, all'Arizona, dove ho visitato i centri d'accoglienza che, nel deserto, ospitano i bambini che aspettano di venire espulsi e rimpatriati nel loro Stato. È importante andare a vedere con i propri occhi qual è la situazione". Proprio a questi temi è dedicato il suo prossimo film, Frontera, con Ed Harris, "una storia d'amore sullo sfondo della tragedia dell'immigrazione". Da sempre sostenitrice di Obama, "mi interessa il suo Med Care, il programma di assistenza sanitaria, sostengo anche i progetti sull'istruzione, noi latinos negli USA siamo vittime di una politica che ha figli e figliastri. Il mio compito, vista la mia popolarità, è attirare l'attenzione dei cittadini: devono sapere che la loro voce può contare".