MA come fa a non essere simpatico uno che si chiama Gronkio Muscolone, o Tempestosa l'Incubo Mortale, o Zannacurva l'Incubo Orrendo. E Bizippo, con due teste e due nomi, una Rutto e l'altra Vomito. Difficile aver paura di draghi così, basta conoscerli per sapere che, in fin dei conti, sono come cagnolini. Coloratissimi, buffi, dalle forme stravaganti, tutti dentoni, occhioni, unghione e orride squame. L'intento è anche questo, in Dragon Trainer 2: mostrare che spesso basta superare i pregiudizi per scoprire che certe creature - umane, animali, tutte - possono scoprirsi diverse da quel che crediamo. Ma il monito non è uno solo nel kolossal d'animazione in 3D della DreamWorks che arriva al cinema il 16 agosto, dopo un'anteprima come evento inaugurale del 60esimo Taormina Film Fest, distribuito dalla 20th Century Fox, a deliziar l'estate dei più piccoli - e pure dei grandicelli. Nella versione originale c'è un supercast a dar la voce ai protagonisti, Cate Blanchett e Kit Harington, Craig Ferguson e Gerard Butler e America Ferrera, per dire. Il regista è Dean DeBlois.
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LE FOTO DEL FILM
Gli spunti nella storia sono tanti, basta lasciarsi trasportare, un po' in volo come i protagonisti, per cogliere piccole perle lungo i suoi 102 minuti. Tratto dalla serie di libri per bambini di Cressida Crowell, Dragon Trainer 2 è il sequel (seguirà anche terzo film) del precedente Dragon Trainer (How to train your dragon), due nomination all'Oscar (per il miglior film d'animazione e per la migliore colonna sonora) e un successo di pubblico (495 milioni di dollari al box office internazionale).
Torniamo nel villaggio vichingo di Berk, dov'eravamo rimasti alla fine del film precedente. L'armonia fra draghi e umani è raggiunta, anzi, grazie all'integrazione il villaggio vive nella prosperità. Hiccup, il giovane eroe vichingo (che cinque anni prima aveva fatto amicizia con un drago ferito e quello era stato l'evento che aveva cambiato per sempre il rapporto fra gli sputafuoco e gli abitanti di Berk), sta diventando grande e sente che le responsabilità degli adulti gli stanno con il fiato sul collo. Il padre Stoick, fral'altro, gli ha detto che è arrivato il momento di assumere la guida dell'isola. Paura. È ancora un ragazzino tontolone, che invano la giovane e carina Astride (guardate com'è vestita trendy) cerca di sedurre.
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Hiccup cerca risposte (ma anche divertimento) compiendo lunghe volate a cavallo del suo Sdentato, e mentre cerca territori da scoprire ne trova uno che faticherà a conquistare: quello degli affetti perduti. Sua madre Valka, che credeva morta, è in realtà viva e vegeta. È diventata una paladina dei draghi, una Daenerys Targaryen di Game of Thrones ma pacifista e vagamente fricchettona, una Dian Fossey (la ricercatrice che passò la vita fra i gorilla, in Africa) degli sputafuoco. Fuggita da un mondo che non le piaceva e che non avrebbe potuto cambiare, s'era creata un universo tutto suo, abitato dall'armonia fra uomini e animali. Ma (non si può mai stare tranquilli) la pace fra draghi e vichinghi è minacciata da un avido rinnegato che vuole conquistare il potere con l'aiuto del cacciatore di draghi Eret. Riusciranno i nostri eroi?
I ragazzini meglio dei grandi sanno superare preconcetti e diffidenze. E anche i colpi più duri del destino, al quale frega poco se sei ancora giovanissimo e vorresti non dover affrontare il lutto e la perdita e il dolore dell'assenza. Qui, in questa storia di animalismo e tolleranza, i più giovani fanno quello che nel film precedente avevano fatto i draghi: si fanno accettare, guadagnano il rispetto degli adulti, si ribellano ai padri. Risolvono i problemi grazie anche - e molto - alla disobbedienza e al pensiero libero della loro età. Ragazzini protagonisti, ma anche donne. I personaggi femminili sono uno dei punti centrali della storia. Oltre a Valka (doppiata nella versione originale da Cate Blachett e ispirata all'attrice nei lineamenti e nelle movenze) c'è la vichinga racchia, pure un po' strafattona, che quando vede il bicipite del cacciatore di draghi Eret perde la testa e cacciatrice diventa lei. C'è Astrid, ragazzina guerriera fighetta, grande amore di Hiccup (se solo si decidesse...) e bella tosta da governare. Insomma, i diversi diventano amici, i bambini salvano il mondo e le donne danno loro una grossa mano. Se non è una lezione questa...
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LE FOTO DEL FILM
Gli spunti nella storia sono tanti, basta lasciarsi trasportare, un po' in volo come i protagonisti, per cogliere piccole perle lungo i suoi 102 minuti. Tratto dalla serie di libri per bambini di Cressida Crowell, Dragon Trainer 2 è il sequel (seguirà anche terzo film) del precedente Dragon Trainer (How to train your dragon), due nomination all'Oscar (per il miglior film d'animazione e per la migliore colonna sonora) e un successo di pubblico (495 milioni di dollari al box office internazionale).
Torniamo nel villaggio vichingo di Berk, dov'eravamo rimasti alla fine del film precedente. L'armonia fra draghi e umani è raggiunta, anzi, grazie all'integrazione il villaggio vive nella prosperità. Hiccup, il giovane eroe vichingo (che cinque anni prima aveva fatto amicizia con un drago ferito e quello era stato l'evento che aveva cambiato per sempre il rapporto fra gli sputafuoco e gli abitanti di Berk), sta diventando grande e sente che le responsabilità degli adulti gli stanno con il fiato sul collo. Il padre Stoick, fral'altro, gli ha detto che è arrivato il momento di assumere la guida dell'isola. Paura. È ancora un ragazzino tontolone, che invano la giovane e carina Astride (guardate com'è vestita trendy) cerca di sedurre.
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Hiccup cerca risposte (ma anche divertimento) compiendo lunghe volate a cavallo del suo Sdentato, e mentre cerca territori da scoprire ne trova uno che faticherà a conquistare: quello degli affetti perduti. Sua madre Valka, che credeva morta, è in realtà viva e vegeta. È diventata una paladina dei draghi, una Daenerys Targaryen di Game of Thrones ma pacifista e vagamente fricchettona, una Dian Fossey (la ricercatrice che passò la vita fra i gorilla, in Africa) degli sputafuoco. Fuggita da un mondo che non le piaceva e che non avrebbe potuto cambiare, s'era creata un universo tutto suo, abitato dall'armonia fra uomini e animali. Ma (non si può mai stare tranquilli) la pace fra draghi e vichinghi è minacciata da un avido rinnegato che vuole conquistare il potere con l'aiuto del cacciatore di draghi Eret. Riusciranno i nostri eroi?
I ragazzini meglio dei grandi sanno superare preconcetti e diffidenze. E anche i colpi più duri del destino, al quale frega poco se sei ancora giovanissimo e vorresti non dover affrontare il lutto e la perdita e il dolore dell'assenza. Qui, in questa storia di animalismo e tolleranza, i più giovani fanno quello che nel film precedente avevano fatto i draghi: si fanno accettare, guadagnano il rispetto degli adulti, si ribellano ai padri. Risolvono i problemi grazie anche - e molto - alla disobbedienza e al pensiero libero della loro età. Ragazzini protagonisti, ma anche donne. I personaggi femminili sono uno dei punti centrali della storia. Oltre a Valka (doppiata nella versione originale da Cate Blachett e ispirata all'attrice nei lineamenti e nelle movenze) c'è la vichinga racchia, pure un po' strafattona, che quando vede il bicipite del cacciatore di draghi Eret perde la testa e cacciatrice diventa lei. C'è Astrid, ragazzina guerriera fighetta, grande amore di Hiccup (se solo si decidesse...) e bella tosta da governare. Insomma, i diversi diventano amici, i bambini salvano il mondo e le donne danno loro una grossa mano. Se non è una lezione questa...