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Troppo "influente", la Cina chiude il Beijing Independent Film Festival

La Li Xianting Film Fund è stata forzata a cancellare l'evento, da poco cominciato. Sarebbe diventato un luogo troppo "influente" a causa delle pellicole proposte, spesso critiche nei confronti del governo cinese

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PECHINO - Non era la prima volta che ci provavano ma oggi pare proprio che il più importante festival cinese dedicato alle produzioni indipendenti, il Beijing Independent Film Festival, non andrà avanti. L'evento, organizzato dal direttore artistico Wang Hongwei e dal direttore esecutivo Fan Rong in collaborazione con la Li Xianting Film Fund, era cominciato il 18 agosto. Nonostante venga pubblicizzato come un festival di Pechino, si tiene in un'area a bassa densità abitativa lontano dalla metropoli, Songzhuang. Quest'anno sarebbe arrivato alla nona edizione: sarebbe, perché alcuni uomini non ben identificati, con l'appoggio della polizia locale, hanno bloccato le proiezioni, che sarebbero dovute proseguire fino al 31 agosto. L'accusa non esplicitata? Il festival sarebbe diventato appunto troppo "indipendente", uno dei rari luoghi nel Paese a rappresentare una voce influente grazie ai titoli proposti, spesso critici nei confronti del governo cinese.
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Li Xianting, nato come critico cinematografico e poi come organizzatore del festival, la scorsa settimana ha pubblicato delle note sui social network raccontando l'accaduto: alcuni uomini sono arrivati sul luogo dove era appena cominciato il festival facendo pressione perché venisse cancellato. In un messaggio, Li ha dichiarato di essere sotto scorta della polizia dal 18 agosto, quando il calendario del festival è stato reso pubblico.

La prima delle numerose interruzioni è arrivata subito dopo la cerimonia di apertura: con la "classica" e sospetta interruzione della fornitura elettrica durante l'inizio della proiezione di Egg and Stone, film della regista Huang Ji. Following; nonostante il black out il pubblico presente, circa 150 persone, ha scelto di rimanere al buio fino a quando non fosse tornato tutto alla normalità. L'evento si è così trasformato in un happening a sé: le persone, che stazionavano nel grande cortile adiacente la sala principale, hanno occupato lo spazio conversando, bevendo e persino suonando.

Il Beijing Independent Film Festival, che ha debuttato nel 2006, già in passato era stato ostacolato dalle autorità, riuscendo però sempre a giungere al termine. Quello che è accaduto oggi è purtroppo un segno che il Presidente Xi Jinping sta cercando di controllare in modo sempre più stretto la libertà di espressione dei cinesi, specialmente in ambito culturale. "È piuttosto chiaro di quanto il regime di Xi Jinping sia determinato a controllare la sfera ideologica del Paese", ha spiegato Chris Berry, professore alla scuola di cinema al King's College di Londra, "cosa che non è mai stata enfatizzata in modo così forte da tanti anni a questa parte".

Nonostante la Cina non sia nuova a prestare attenzioni "particolari" al mondo della cultura (basti pensare al caso dell'artista, designer e attivista Ai Weiwei incarcerato) e abbia più volte tentato di chiudere i festival indipendenti, per Berry le cose potrebbero migliorare: le iniziative culturali sono infatti in forte crescita nel Paese e i filmaker riescono ogni volta a trovare luoghi nuovi, in ambienti sempre più variegati, dove lavorare. L'industria cinematografica mainstream è esplosa e l'aumento di gallerie d'arte, di gruppi musicali non convenzionali e soprattutto della progressiva diffusione delle "realtà virtuali" proposte da Internet e dai social network forniscono nuove opportunità di riscatto.
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Al momento, comunque, si può solo attestare che a un altro festival è stato impedito di esistere, causa censura. La squadra di polizia responsabile del sobborgo di Songzhuang ha detto di non essere al corrente che il Beijing Independent Film Festival fosse stato chiuso, nonostante almeno due dozzine di uomini, che dichiaravano di essere "abitanti del villaggio", abbiano bloccato l'area di accesso impedendo a circa 30 registi e al personale di entrare. A tutti è stato vietato di filmare, anche con atti di violenza: a un giornalista dell'Associated Press è stata rotta la videocamera mentre a un altro è stato prelevato il cellulare, poi restituito.

Nel frattempo le autorità locali hanno raggiunto un compromesso con gli organizzatori, accettando che il festival venisse spostato ancora più lontano dal centro di Pechino, nella provincia di Hebei (ma il management dell'hotel dove erano state fatte le prenotazioni è stato obbligato dalla polizia a non accettare gli ospiti del festival). Li, Fan e Wang sono poi stati portati via da alcuni agenti di Songzhuang, che gli hanno fatto firmare un documento che autorizzava la cancellazione dell'evento. Per la cultura cinese, sopratutto per quella giovane, la strada verso la libera espressione sembra ancora inafferabile.