La distribuzione italiana ha scelto la data fatidica dell'11 settembre per l'uscita di Everyday Revolution - L'arte di cambiare il mondo dei registi iraniani Arash e Arman Rihal: un documentario ma non solo, perché fa parte di un progetto cross-mediale che combina film, piattaforma web e strumenti interattivi (come un'applicazione per smartphone) tutti integrati per un unico scopo. Contribuire, cioè, alla migliore conoscenza, allo sviluppo e all'interconnessione dei diversi movimenti di disobbedienza civile attivi sulla scena mondiale. Che cosa hanno in comune - ci interpella il film - il newyorkese Occupy Wall Street e le Primavere arabe, le rivolte non-violente in Siria e in Iran e gli Indignados spagnoli, le militanti femministe ucraine di Femen e quelli che, in Serbia, contribuirono a liquidare con le loro proteste il regime di Milosevic? Innanzitutto li unisce la volontà di esprimere il proprio dissenso politico in forme non violente. Come assicura una prof americana, è comprovato che la disobbedienza civile ottiene più successo, nel cambiare le cose, delle proteste violente: a patto, però, che possa protrarsi per un periodo abbastanza lungo, di due o due anni e mezzo almeno.
TUTTE LE INTERVISTE AI PROTAGONISTI
Altra cosa in comune, tra realtà geograficamente e culturalmente tanto diverse, è il ricorso alla creatività. Una nuova versione della "fantasia al potere" che può assumere forme inedite: come il modo escogitato da Occupy Wall Street per cancellare i debiti, ad esempio. Le banche rivendono i loro crediti ad altre compagnie per molto meno; erede di Robin Hood, Occupy li ricompra per cifre minime, liberando gli indebitati. In alcuni casi le strategie creative sono perfino divertenti. Vedi i graffiti degli artisti iraniani Icy & Sot, o i modi escogitati dagli "antagonisti" di Damasco per fare propaganda contro il regime: infilare volantini in palloncini e farli scoppiare da lontano, in modo che piovano dal cielo; o lanciare centinaia di palline da ping-pong con slogan sulla libertà da una scalinata presso l'abitazione di Assad.
Sono molto vicine alla performance artistica, poi, le proteste delle Femen, le donne ucraine che manifestano a petto nudo contro il patriarcato, le imposizioni della Chiesa, la politica di Putin, la carcerazione delle Pussy Riot (non mancano, nel film, le riprese del modo in cui le ragazze terribili accolsero Silvio Berlusconi in visita ufficiale). Le immagini che passano sullo schermo rimandano a una "rivoluzione quotidiana", permanente e civile, che fa ben sperare. Anche quando i sit-in di protesta sono la conseguenza di eventi tragici, come i suicidi avvenuti in Spagna a causa degli sfratti. C'è una cosa, però, che mette preoccupazione. Benché Everyday Revolution si riferisca a situazioni recenti, in tempi ancor più recenti hanno occupato la scena nuovi bagliori di guerra: in Siria, in Ucraina, in Palestina. Oscurando la visibilità di queste proteste civili - di cui ci sarebbe più che mai bisogno - con un inaspettato ritorno di violenza.
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Altra cosa in comune, tra realtà geograficamente e culturalmente tanto diverse, è il ricorso alla creatività. Una nuova versione della "fantasia al potere" che può assumere forme inedite: come il modo escogitato da Occupy Wall Street per cancellare i debiti, ad esempio. Le banche rivendono i loro crediti ad altre compagnie per molto meno; erede di Robin Hood, Occupy li ricompra per cifre minime, liberando gli indebitati. In alcuni casi le strategie creative sono perfino divertenti. Vedi i graffiti degli artisti iraniani Icy & Sot, o i modi escogitati dagli "antagonisti" di Damasco per fare propaganda contro il regime: infilare volantini in palloncini e farli scoppiare da lontano, in modo che piovano dal cielo; o lanciare centinaia di palline da ping-pong con slogan sulla libertà da una scalinata presso l'abitazione di Assad.
Sono molto vicine alla performance artistica, poi, le proteste delle Femen, le donne ucraine che manifestano a petto nudo contro il patriarcato, le imposizioni della Chiesa, la politica di Putin, la carcerazione delle Pussy Riot (non mancano, nel film, le riprese del modo in cui le ragazze terribili accolsero Silvio Berlusconi in visita ufficiale). Le immagini che passano sullo schermo rimandano a una "rivoluzione quotidiana", permanente e civile, che fa ben sperare. Anche quando i sit-in di protesta sono la conseguenza di eventi tragici, come i suicidi avvenuti in Spagna a causa degli sfratti. C'è una cosa, però, che mette preoccupazione. Benché Everyday Revolution si riferisca a situazioni recenti, in tempi ancor più recenti hanno occupato la scena nuovi bagliori di guerra: in Siria, in Ucraina, in Palestina. Oscurando la visibilità di queste proteste civili - di cui ci sarebbe più che mai bisogno - con un inaspettato ritorno di violenza.