NEW YORK - Un noir per fricchettoni. Così il cineasta Paul Thomas Anderson presenta Inherent Vice - la voce quasi imbevuta d'aceto, la barba da teleevangelista - in un incontro di superstelle a New York: Joaquin Phoenix (muto, ha detto soltanto: "Sto bene così, grazie"), Owen Wilson, Benicio Del Toro, Jena Malone e Martin Short tra gli altri. Tratto dal romanzo Vizio di forma del "grande recluso della letteratura americana" Thomas Pynchon (edito in Italia da Einaudi), presentato in anteprima al New York Film Festival, nelle maniacali mani di Anderson Inherent Vice diventa un atto d'amore hippy tra surfesti californiani, trafficoni, tossici, rockettari, pettini afro, pupe in sandali, slip di bikini a fiori e magliette stinte di Country Joe & the Fish. Viene quasi in mente un vagone di caramelle Zucker-Abrahams; non a caso, rende noto Anderson, le principali fonti d'ispirazione sono tanto L'aereo più pazzo del mondo e Una pallotta spuntata quanto il cult Bogart-Bacall Il grande sonno. Il film sarà nelle sale americane dal 9 gennaio e in quelle italiane dal 19 febbraio 2015, distribuito da Warner Bros.
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Siamo in coda agli anni Sessanta, in pieno delirio Cielo Drive (segue il processo alle follie criminali di Charles Manson), in visita con Nixon alle truppe americane a Saigon, al telefono con gli astronauti sulla luna. Le parole "amore", "trip" e "groovy" complicano, anche sentimentalmente, la vita di un detective solitario (Larry "Doc" Sportello/Phoenix), noto per essere un "pazzo, bianco, figlio di puttana", una volta studente dell'immaginario Ondas Nudosas Community College, oggi alla deriva nel suo eremo a Gordita Beach, California. Sul cartello affisso alla porta dell'ufficio sta scritto LSD indagini: Localizzazione, Sorveglianza, Discrezione. Il film è invaso dalla voce narrante di Joanna Newsom (Sortilège) che si infila nella mistery story tra Doc e la sua ex fiamma. Prima di sparire nel nulla, lei gli chiede di proteggere il suo nuovo boyfriend, un costruttore miliardario di nome Mickey Wolfmann, perché la moglie e il suo amante hanno intenzione di farlo fuori e prendergli tutti i soldi. Durante le ricerche, vissute come una questione di vita o di morte, l'investigatore privato inciampa in usurai, poliziotti anti-figli dei fiori (Christian "Bigfoot" Bjornsen, interpretato da Josh Brolin), detenuti con una svastica tatuata in volto, falsi bigliettoni da 20 dollari col ritratto di Richard Nixon, parecchi chili di coca, Pantere Nere, Fratellanza ariana, una corporation di dentisti killer nota come Zanna d'Oro, e il sassofonista surf Coy Harlingen (Owen Wilson) sospetto defunto, in realtà in missione, sotto copertura, per il Governo.
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"Il guardaroba è stato uno dei miei primi pensieri" ammette ironicamente Wilson, intento a catturare il look giusto dell'epoca. "Ne ho discusso a lungo con il regista, io avevo le idee chiare, c'era una maglietta che mi sarebbe tanto piaciuto indossare... Dovevamo trovare i costumi adatti al mio personaggio, a metà tra un musicista e un narcotrafficante". Secondo Anderson il look di Coy Harlingen è il calco del "Beach Boy" Dennis Wilson; l'attore, invece, nota più una somiglianza con Zoot, il sassofonista della band dei Muppet, Electric Mayhem.
Passando per la controcultura nixoniana, nella pittura acida di Robert Elswit (direttore della fotografia), il romanzo di Pynchon reinventato sullo schermo da Anderson diventa un noir fallocratico e macho (secondo qualche critico in sala), dotato di una furia, di un umorismo e di una tavolozza espressiva che ricordano l'altro grande omaggio agli anni Settanta di Anderson, Boogie Nights, elegia sull'industria dell'hard movie USA senza vena nostalgica.
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Tutto il cast ha preso confidenza con il libro poco prima delle riprese ("Me lo sono fatto leggere dalla mia assistente" ha scherzato Martin Short). "Non ho seguito l'esempio di vecchi classici con l'investigatore per protagonista, ho cercato di mantenere una distanza" fa sapere il regista. "Volevo anche capire che cosa sarebbe accaduto se avessi abbandonato i cliché. Non mi sono preoccupato di come miscelare pathos e humor per catturare lo strano spirito di Doc: comunque, il romanzo - non amo dire 'letteratura', brutta parola - è profondo e ha le migliori battute sconce di tutti i tempi. Trovo sia scritto in maniera sublime, è ricco di bizzarrie e canzonette sciocche". In Vizio di forma, Doc fischietta Can't Buy Me Love dei Beatles, ma il numero di brani menzionati nelle pagine è sterminato: da Sugar, Sugar (The Archies) a The Great Pretender (The Platters), da Bamboo (Johnny & The Hurricanes) a Eight Miles High (The Byrds). Il film di Anderson comprende anche una traccia inedita eseguita dai Radiohead: è la versione strumentale di Spooks, tratta da In Rainbows. "Stare sul set con Anderson è come ascoltare una bella musica, riesce a far sentire noi attori più liberi - ha aggiunto Wilson - non sempre avevamo il controllo di tutto; non ricordo di aver improvvisato, ad esempio, ma la sensazione era di grande incoraggiamento e sperimentazione, nonostante il caos di questo crime-movie sognatore".
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Siamo in coda agli anni Sessanta, in pieno delirio Cielo Drive (segue il processo alle follie criminali di Charles Manson), in visita con Nixon alle truppe americane a Saigon, al telefono con gli astronauti sulla luna. Le parole "amore", "trip" e "groovy" complicano, anche sentimentalmente, la vita di un detective solitario (Larry "Doc" Sportello/Phoenix), noto per essere un "pazzo, bianco, figlio di puttana", una volta studente dell'immaginario Ondas Nudosas Community College, oggi alla deriva nel suo eremo a Gordita Beach, California. Sul cartello affisso alla porta dell'ufficio sta scritto LSD indagini: Localizzazione, Sorveglianza, Discrezione. Il film è invaso dalla voce narrante di Joanna Newsom (Sortilège) che si infila nella mistery story tra Doc e la sua ex fiamma. Prima di sparire nel nulla, lei gli chiede di proteggere il suo nuovo boyfriend, un costruttore miliardario di nome Mickey Wolfmann, perché la moglie e il suo amante hanno intenzione di farlo fuori e prendergli tutti i soldi. Durante le ricerche, vissute come una questione di vita o di morte, l'investigatore privato inciampa in usurai, poliziotti anti-figli dei fiori (Christian "Bigfoot" Bjornsen, interpretato da Josh Brolin), detenuti con una svastica tatuata in volto, falsi bigliettoni da 20 dollari col ritratto di Richard Nixon, parecchi chili di coca, Pantere Nere, Fratellanza ariana, una corporation di dentisti killer nota come Zanna d'Oro, e il sassofonista surf Coy Harlingen (Owen Wilson) sospetto defunto, in realtà in missione, sotto copertura, per il Governo.
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"Il guardaroba è stato uno dei miei primi pensieri" ammette ironicamente Wilson, intento a catturare il look giusto dell'epoca. "Ne ho discusso a lungo con il regista, io avevo le idee chiare, c'era una maglietta che mi sarebbe tanto piaciuto indossare... Dovevamo trovare i costumi adatti al mio personaggio, a metà tra un musicista e un narcotrafficante". Secondo Anderson il look di Coy Harlingen è il calco del "Beach Boy" Dennis Wilson; l'attore, invece, nota più una somiglianza con Zoot, il sassofonista della band dei Muppet, Electric Mayhem.
Passando per la controcultura nixoniana, nella pittura acida di Robert Elswit (direttore della fotografia), il romanzo di Pynchon reinventato sullo schermo da Anderson diventa un noir fallocratico e macho (secondo qualche critico in sala), dotato di una furia, di un umorismo e di una tavolozza espressiva che ricordano l'altro grande omaggio agli anni Settanta di Anderson, Boogie Nights, elegia sull'industria dell'hard movie USA senza vena nostalgica.
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Tutto il cast ha preso confidenza con il libro poco prima delle riprese ("Me lo sono fatto leggere dalla mia assistente" ha scherzato Martin Short). "Non ho seguito l'esempio di vecchi classici con l'investigatore per protagonista, ho cercato di mantenere una distanza" fa sapere il regista. "Volevo anche capire che cosa sarebbe accaduto se avessi abbandonato i cliché. Non mi sono preoccupato di come miscelare pathos e humor per catturare lo strano spirito di Doc: comunque, il romanzo - non amo dire 'letteratura', brutta parola - è profondo e ha le migliori battute sconce di tutti i tempi. Trovo sia scritto in maniera sublime, è ricco di bizzarrie e canzonette sciocche". In Vizio di forma, Doc fischietta Can't Buy Me Love dei Beatles, ma il numero di brani menzionati nelle pagine è sterminato: da Sugar, Sugar (The Archies) a The Great Pretender (The Platters), da Bamboo (Johnny & The Hurricanes) a Eight Miles High (The Byrds). Il film di Anderson comprende anche una traccia inedita eseguita dai Radiohead: è la versione strumentale di Spooks, tratta da In Rainbows. "Stare sul set con Anderson è come ascoltare una bella musica, riesce a far sentire noi attori più liberi - ha aggiunto Wilson - non sempre avevamo il controllo di tutto; non ricordo di aver improvvisato, ad esempio, ma la sensazione era di grande incoraggiamento e sperimentazione, nonostante il caos di questo crime-movie sognatore".