Murray, il surrealista che arriva dal Saturday Night Live sotto lo spettro di John Belushi e si fa "smerdare" da un "aborto di tubero" in Ghostbusters - Acchiappafantasmi di Ivan Reitman, Murray nell'episodio di Coffee and Cigarettes di Jim Jarmusch (Delirium) tra comicità e Lovecraft, Murray il neurologo de I Tenenbaum del nichilista Wes Anderson, Murray alla ricerca di un figlio "vero" o presunto tra mille tic e donne amate in Broken Flowers. E, sopra ogni cosa, Murray/Steve Zissou ne Le avventure acquatiche, in cui interpreta una sorta di Jacques Cousteau tra Beatles e Jerry Lewis, un oceanografo-filmmaker dei sette mari, a caccia di uno squalo giaguaro.
[[ge:rep-locali:repubblica:97157010]]
40 premi, una sola nomination all'Oscar, un cappellino rosso fondamentale e una carriera che solca le "nuove onde" di Hollywood. E quelle di Toronto, che a settembre ha dedicato una giornata nazionale in suo onore. "Vedi quanto amo stare a contatto coi fan? Ne ho presa di pioggia qui fuori, pur di incontrarli. Ecco perché sono fradicio. Se loro prendono la pioggia, la voglio anch'io". Incontriamo "Billy The Murricane" in occasione del Bill Murray Day, un evento che potrebbe mandare in frantumi la fama da misantropo di Murray; se l'è costruita nel tempo, schivando incontri frontali con la stampa e la rete, che lo celebra attraverso account Twitter fittizi ma spassosissimi. Nonostante le insidie del clima, Bill si lancia subito in una danza atipica sul red carpet e promuove a suon di festa il film St. Vincent di Theodore Melfi - in uscita nelle sale italiane il 18 dicembre, distribuito da Eagle Pictures - che fa incontrare un ragazzino problematico con un rude, sarcastico edonista, veterano di guerra. Tutt'altro che un santo. L'attore ci accoglie indossando una corona d'oro in testa. Davanti ai fotografi sembra lo strafottente stuntman di se stesso, strizza la giacca, sbatte le scarpe con la suola triturata, spalanca gli occhi verdi e tenta di spaventare qualche giornalista mimando un abbraccio di grandine.
[[ge:rep-locali:repubblica:97306593]]
E' un'impresa umana essere Bill Murray. O no?
"Basta parlare di Bill Murray! Parliamo di qualcun altro. Parliamo di te".
Quali sono, se ci sono, i "suoi" film che più la rappresentano, dagli anni Settanta ad oggi? A Toronto le hanno dedicato un omaggio di 12 ore, scegliendo Stripes - Un plotone di svitati, Ghostbusters e Ricomincio da capo del compianto Harold Ramis.
"E' impossibile rispondere, io ritengo che i miei film siano come figli, e non riesco a pescarne uno anziché l'altro. Non puoi avere un favorito, devi amarli tutti i tuoi figli. Quando guardo ai film che ho fatto non ne vedo uno in particolare, mi concentro invece sull'intero universo che compongono. Quando mi chiedono se ho un preferito, è come se domandassero: "Qual è il tuo giorno del cuore?". E chi può dirlo. Lunedì, magari".
Che cosa l'ha affascinata della sceneggiatura di St. Vincent?
"C'è parecchio trambusto nella sceneggiatura, questo mi piace. Si muove tutto veloce, anche le dinamiche tra i personaggi riescono sempre a sorprenderti e non hanno sosta. Un altro fattore è sicuramente il modo in cui St. Vincent è stato pensato e scritto, cioè in maniera molto naturale. Credo che gli attori, dal piccolo Jaeden Lieberher a Naomi Watts (trasandata prostituta russa, ndr.) abbiano tutti svolto un grande lavoro, rimanendo al passo con il ritmo della sceneggiatura".
C'è una ragione particolare per cui ha scelto di interpretare un burbero veterano di guerra in questa tragi-commedia poco ortodossa?
"Il bilanciamento tra humor e parti più serie e impegnate è notevole, per esempio. E il bambino, Jaeden, è un attore davvero determinato. Ottima spalla".
Ho sentito che prima le hanno chiesto se lascerebbe mai dei bambini in custodia a un babysitter alcolizzato e col pallino per il gioco d'azzardo come Vincent. Che cosa ha risposto?
"I miei bambini sono praticamente cresciuti con me, che è come dire che sono cresciuti con i miei personaggi. A parte gli scherzi, credo che Vincent abbia vissuto così tanto da poter insegnare qualcosa di buono a un bambino".
E' felice per il Bill Murray Day oppure vorrebbe scappar via, con la sua corona e la fascetta da reginetto?
"E' una festa bellissima, mi emoziona. Ma credo che finirà solo quando andrò a letto, ahimé".
[[ge:rep-locali:repubblica:97157010]]
40 premi, una sola nomination all'Oscar, un cappellino rosso fondamentale e una carriera che solca le "nuove onde" di Hollywood. E quelle di Toronto, che a settembre ha dedicato una giornata nazionale in suo onore. "Vedi quanto amo stare a contatto coi fan? Ne ho presa di pioggia qui fuori, pur di incontrarli. Ecco perché sono fradicio. Se loro prendono la pioggia, la voglio anch'io". Incontriamo "Billy The Murricane" in occasione del Bill Murray Day, un evento che potrebbe mandare in frantumi la fama da misantropo di Murray; se l'è costruita nel tempo, schivando incontri frontali con la stampa e la rete, che lo celebra attraverso account Twitter fittizi ma spassosissimi. Nonostante le insidie del clima, Bill si lancia subito in una danza atipica sul red carpet e promuove a suon di festa il film St. Vincent di Theodore Melfi - in uscita nelle sale italiane il 18 dicembre, distribuito da Eagle Pictures - che fa incontrare un ragazzino problematico con un rude, sarcastico edonista, veterano di guerra. Tutt'altro che un santo. L'attore ci accoglie indossando una corona d'oro in testa. Davanti ai fotografi sembra lo strafottente stuntman di se stesso, strizza la giacca, sbatte le scarpe con la suola triturata, spalanca gli occhi verdi e tenta di spaventare qualche giornalista mimando un abbraccio di grandine.
[[ge:rep-locali:repubblica:97306593]]
E' un'impresa umana essere Bill Murray. O no?
"Basta parlare di Bill Murray! Parliamo di qualcun altro. Parliamo di te".
Quali sono, se ci sono, i "suoi" film che più la rappresentano, dagli anni Settanta ad oggi? A Toronto le hanno dedicato un omaggio di 12 ore, scegliendo Stripes - Un plotone di svitati, Ghostbusters e Ricomincio da capo del compianto Harold Ramis.
"E' impossibile rispondere, io ritengo che i miei film siano come figli, e non riesco a pescarne uno anziché l'altro. Non puoi avere un favorito, devi amarli tutti i tuoi figli. Quando guardo ai film che ho fatto non ne vedo uno in particolare, mi concentro invece sull'intero universo che compongono. Quando mi chiedono se ho un preferito, è come se domandassero: "Qual è il tuo giorno del cuore?". E chi può dirlo. Lunedì, magari".
Che cosa l'ha affascinata della sceneggiatura di St. Vincent?
"C'è parecchio trambusto nella sceneggiatura, questo mi piace. Si muove tutto veloce, anche le dinamiche tra i personaggi riescono sempre a sorprenderti e non hanno sosta. Un altro fattore è sicuramente il modo in cui St. Vincent è stato pensato e scritto, cioè in maniera molto naturale. Credo che gli attori, dal piccolo Jaeden Lieberher a Naomi Watts (trasandata prostituta russa, ndr.) abbiano tutti svolto un grande lavoro, rimanendo al passo con il ritmo della sceneggiatura".
C'è una ragione particolare per cui ha scelto di interpretare un burbero veterano di guerra in questa tragi-commedia poco ortodossa?
"Il bilanciamento tra humor e parti più serie e impegnate è notevole, per esempio. E il bambino, Jaeden, è un attore davvero determinato. Ottima spalla".
Ho sentito che prima le hanno chiesto se lascerebbe mai dei bambini in custodia a un babysitter alcolizzato e col pallino per il gioco d'azzardo come Vincent. Che cosa ha risposto?
"I miei bambini sono praticamente cresciuti con me, che è come dire che sono cresciuti con i miei personaggi. A parte gli scherzi, credo che Vincent abbia vissuto così tanto da poter insegnare qualcosa di buono a un bambino".
E' felice per il Bill Murray Day oppure vorrebbe scappar via, con la sua corona e la fascetta da reginetto?
"E' una festa bellissima, mi emoziona. Ma credo che finirà solo quando andrò a letto, ahimé".