ROMA - Superati i settant'anni - ne compie 71 il prossimo 22 ottobre - Catherine Deneuve ha scoperto "la libertà di mangiare la pasta, di indossare scarpe comode, di fregarmene se la tinta dei capelli non è perfetta e di fare tutto il cinema che mi pare, senza l'ossessione della bellezza", come ha detto lo scorso anno in occasione del compleanno. Tant'è che ormai la sua carriera continua con una media di due, tre film l'anno, in cui interpreta personaggi di donne senza glamour, madri o anche nonne, in storie di rapporti famigliari, incomprensioni domestiche, pudichi incontri sentimentali. Si diverte, vince premi, i critici esaltano la sua bravura, il senso dell'umorismo e l'autoironia. È successo anche all'ultimo Festival di Berlino per il film di Pierre Salvadori in uscita in Italia con il titolo Piccole crepe grossi guai. Deneuve è Mathilde, una pensionata che si dedica con eccesso di zelo ad opere benefiche, sempre in giro o al cellulare, a consolare vedove e ragazze abbandonate, a discutere situazioni scolastiche, a risolvere problemi di ingiustizie. Mathilde vive con un paziente marito alla periferia di Parigi in un palazzo in cui c'è bisogno di un custode ed è lei che decide di assumere Antoine, malgrado tutto, malgrado l'aspetto allucinato dell'uomo, arruffato, ruvido, lo sguardo vitreo, la goffaggine, la miseria dell'abbigliamento.
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In realtà Antoine, interpretato da Gustav Kervern, una star della tv francese, è un fallito, un ex cantante che ha abbandonato il suo gruppo perché devastato dall'insonnia, dall'alcol e da ogni possibile sostanza da sballo, incapace di qualunque mestiere. Ma a Mathilde piace, e Antoine si improvvisa portiere, stabilendo relazioni particolari con il bizzarro microcosmo degli abitanti del palazzo. Si irrita con l'architetto isterico che ogni volta si lamenta per la mancanza di pulizia, osserva con indifferenza uno spacciatore che ruba biciclette, simpatizza con un emigrato senzatetto che si arrangia disperatamente a vendere libri di self-help dedicati a un misterioso culto religioso, chiamato gli Emissari della Luce.
Va tutto bene - si fa per dire - finché Mathilde comincia a preoccuparsi per alcune crepe nel muro, niente di grave secondo il marito, ma per lei il timore di un crollo devastante diventa sempre più forte, un'ossessione che la allontana dalla realtà e manda in crisi il matrimonio. L'unico interlocutore è Antoine, si intendono anche senza parole, è l'incontro perfetto di due anime solitarie, di due follie. Piccole crepe grossi guai è una commedia, sono comici i personaggi e le situazioni, ma, soprattutto nelle sequenze con Mathilde e Antoine, il film scivola nei torni della malinconia e dell'amarezza del vivere. Ed è la bravura e l'intesa che si avverte tra i due interpreti che ristabilisce l'equilibrio e riporta il sorriso.
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In realtà Antoine, interpretato da Gustav Kervern, una star della tv francese, è un fallito, un ex cantante che ha abbandonato il suo gruppo perché devastato dall'insonnia, dall'alcol e da ogni possibile sostanza da sballo, incapace di qualunque mestiere. Ma a Mathilde piace, e Antoine si improvvisa portiere, stabilendo relazioni particolari con il bizzarro microcosmo degli abitanti del palazzo. Si irrita con l'architetto isterico che ogni volta si lamenta per la mancanza di pulizia, osserva con indifferenza uno spacciatore che ruba biciclette, simpatizza con un emigrato senzatetto che si arrangia disperatamente a vendere libri di self-help dedicati a un misterioso culto religioso, chiamato gli Emissari della Luce.
Va tutto bene - si fa per dire - finché Mathilde comincia a preoccuparsi per alcune crepe nel muro, niente di grave secondo il marito, ma per lei il timore di un crollo devastante diventa sempre più forte, un'ossessione che la allontana dalla realtà e manda in crisi il matrimonio. L'unico interlocutore è Antoine, si intendono anche senza parole, è l'incontro perfetto di due anime solitarie, di due follie. Piccole crepe grossi guai è una commedia, sono comici i personaggi e le situazioni, ma, soprattutto nelle sequenze con Mathilde e Antoine, il film scivola nei torni della malinconia e dell'amarezza del vivere. Ed è la bravura e l'intesa che si avverte tra i due interpreti che ristabilisce l'equilibrio e riporta il sorriso.