✕

"Fury", Brad Pitt torna alla guerra: "Dopo Basterds è come combattere davvero"

L'attore è un ufficiale americano al fronte in Germania, un ruolo analogo a quello interpretato nel film di Tarantino. "Ma qui è tutto realismo e autenticità". Il matrimonio? "Nulla è cambiato, Angelina e io ci siamo sempre sentiti marito e moglie, fin dal primo bacio..."
3 minuti di lettura
NEW YORK - Aprile 1945, l'ultimo grande sforzo degli alleati nel teatro di guerra europeo, in Germania. Un ufficiale americano guida il suo carrarmato oltre le linee nemiche in quella che sembra una missione suicida. È una scena del film Fury, scritto e diretto da David Ayer, con Brad Pitt nel ruolo dell'eroico ufficiale. Nel cast anche Shia La Beouf, Logan Lerman, Michael Pena e Jason Isaacs. Una coincidenza, anche la moglie di Pitt, Angelina Jolie, affronta la Seconda Guerra Mondiale con il film da lei diretto, Unbroken, ambientato però dall'altra parte del globo, nel Pacifico e nei terribili campi di prigionia giapponesi.

Abbiamo incontrato Brad Pitt a New York. Cappello, occhiali e baffetti, non dimostra affatto i 50 anni compiuti da poco, proprio durante le riprese del film. Neo-sposo, non nega l'effetto del matrimonio su una coppia ormai rodata da anni, con sei figli. "È vero, l'abbiamo fatto per i bambini, che ce lo chiedevano ed erano così cont…
NEW YORK - Aprile 1945, l'ultimo grande sforzo degli alleati nel teatro di guerra europeo, in Germania. Un ufficiale americano guida il suo carrarmato oltre le linee nemiche in quella che sembra una missione suicida. È una scena del film Fury, scritto e diretto da David Ayer, con Brad Pitt nel ruolo dell'eroico ufficiale. Nel cast anche Shia La Beouf, Logan Lerman, Michael Pena e Jason Isaacs. Una coincidenza, anche la moglie di Pitt, Angelina Jolie, affronta la Seconda Guerra Mondiale con il film da lei diretto, Unbroken, ambientato però dall'altra parte del globo, nel Pacifico e nei terribili campi di prigionia giapponesi.

Abbiamo incontrato Brad Pitt a New York. Cappello, occhiali e baffetti, non dimostra affatto i 50 anni compiuti da poco, proprio durante le riprese del film. Neo-sposo, non nega l'effetto del matrimonio su una coppia ormai rodata da anni, con sei figli. "È vero, l'abbiamo fatto per i bambini, che ce lo chiedevano ed erano così contenti - dice - ma poi ti rendi conto che un matrimonio è più di un certificato, è un modo per approfondire un impegno". Non dice molto di più, preferisce parlare di cinema, di guerra e del film che si accinge a girare, diretto da sua moglie, By the Sea.

Pitt, dopo Inglorious Basterds lei è di nuovo un ufficiale americano in Europa contro i nazisti. C'è qualche analogia?
"Molte e nessuna. Basterds lavorava di fantasia su uno sfondo storico molto realistico, mentre Fury lo scenario storico lo prende molto sul serio. Il regista David Ayer ha costretto noi del cast a un addestramento di tre mesi prima delle riprese, non molto diverso da quello di un vero addestramento da caserma. Fury è tutto realismo e autenticità nella ricostruzione degli eventi: la scena dell'attacco è stata girata come si trattasse di un attacco vero, abbiamo usato veri carri armati messi a diposizione da collezionisti, potete immaginare quanto abbiamo dovuto stare attenti...".

Come ci si sente dentro un carrarmato?
"È come quando metti la testa sott'acqua, è tutto ovattato. Tutti puzzano ma ti ci abitui subito. In un carrarmato devi trovare il tuo angolino, la  tua cuccia fra un bullone e l'altro, il centimetro dove poggiare la tazza di caffè, e quel centimetro diventa la tua casa. I soldati ci vivevano per mesi, e facevano tutto lì dentro. Dopo un po' ci si affezionavano a quel bozzolo, quasi fosse un utero e il carrista un feto felice di rimanerci dentro".

Anche sua moglie, Angelina, ha diretto un film sulla Seconda Guerra Mondiale. Parlate entrambi il tedesco.
"Siamo appassionati d'arte e c'è un grande  movimento artistico in Germania, dove abbiamo molti amici. Abbiamo una casa a Berlino. Una città affascinante. Forse oggi come nel 1943 noi americani ci domandiamo se l'ideologia non ci stia bloccando troppo. In Fury il mio personaggio è di origine tedesca, e il film parla dell'accumulo dell'orrore della guerra, così come 12 anni schiavo, in cui ho recitato l'anno scorso, parla dell'orrore del razzismo e della schavitù. E io ci penso a queste cose: ieri ci ammazzavamo, noi e i tedeschi, e oggi beviamo la birra insieme".

Cos'ha imparato sulla Seconda Guerra Mondiale girando Fury?
"Ho incontrato molti veterani, tedeschi e americani. I  carri armati americani erano di gran lunga inferiori a quelli tedeschi, ma noi americani eravamo di più e abbiamo avuto anche un numero maggiore di vittime. I carri armati erano trappole mortali, quanti ragazzini bruciati vivi là dentro... Col film abbiamo cercato di rendere onore ai superstiti".

Lei girava questo film in Europa mentre sua moglie girava Unbroken in Australia. È vero che vi scrivevate lettere come si faceva un tempo?
"Sì, è vero. Cerchiamo sempre di non lavorare contemporaneamente affinché uno di noi due possa stare con i figli ma stavolta è andata così. Lei raccontava la campagna dell'esercito americano nel Pacifico, tra il 1942 e il 1945, e una storia vera, quella di Louis Zamperini e le torture subite per mano dei giapponesi, il trionfo della volontà contro ogni difficoltà. Io raccontavo la campagna dell'esercito americano in Europa. Ci scrivevamo sempre, lettere vere, quelle che si spediscono. Ci siamo sforzati di scrivere, non di attaccarci al cellulare o chiamarci su Skype. In un certo modo abbiamo cercato di riprodurre la comunicazione tra coniugi com'era ai tempi dei film che stavamo girando, quando chi si amava non si poteva vedere per anni".

Cos'è cambiato tra di voi da quando vi siete sposati?
"Bè, adesso mi sento come un uomo sposato! A parte gli scherzi, abbiamo sei figli e ci chiedevano di sposarci perché per loro sarebbe stato bello. A me e Angelina del matrimonio non importava molto: eravamo entrambi sposati e divorziati. Ma abbiamo pensato ai figli e al senso di sicurezza che avrebbe dato loro. Angie ed io ci siamo sempre considerati marito e moglie, dal primo bacio...".

E ora tornate a lavorare insieme, in By the sea. Angelina farà la regia: che tipo di "capo" è?
"È tostissima! Ha scritto una bella storia, molto europea, intima ed elegante, su una coppia che affronta un grande dolore. Sono fiero di Angelina: la guardo che organizza le riprese, che decide dove mettere la cinepresa, ed è bravissima, sa quello che fa. Tutto si svolge in un caffè e in una stanza d'albergo, c'è un vecchio saggio che ha perso la moglie ed è il perno, in un certo senso, della storia. Una grande sfida, fra la saggezza e la gioventù, sceglierò sempre la prima".