NEW YORK - "Italia... Ho appena trascorso del tempo nel vostro meraviglioso paese. Per quale film? Nessuno, ci sono stato in vacanza. Ho una vita, dopotutto". Ci accoglie così il buon selvaggio di Avatar Sam Worthington, nato in Inghilterra, cresciuto in Australia, sceso momentaneamente dal paradiso di Pandora e dall'albero sacro del popolo Na'vi. Worthington non riesce a separarsi dalla "costellazione Cameron" ("James mi ha stravolto la vita") e dalle avventure virtuali che lo attendono nei prossimi Avatar 2 (i primi ciak fissati per il 2015), 3 e 4 non possono che tramutare il marine paraplegico in una creatura metà uomo metà alieno, destinata a cambiare le epopee stellari al cinema. Difficile immaginare un Avatar ancor più tridimensionale ma il tema ambientalista che guida la serie sembra aver ispirato Cameron in maniera molto speciale. "Potremmo proseguire ancora a lungo, 5, 6, 7, 8... 19... perché Avatar rappresenta non solo una storia di finzione in progress, ma la Storia del cinema e della tecnologia al cinema", ci dice Worthington.
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A parte gli Avatar in cantiere, lei ha presentato di recente un film per ragazzi, Paper Planes, uno sulla task force della Drug Enforcement Administration, Sabotage, e un dramma con Jennifer Aniston, Cake. Quindi c'è vita oltre Pandora.
"Sono tutti progetti importanti e personali, anche se negli ultimi tempi ho scelto di lavorare meno e di comparire soltanto in ruoli da spalla. Ho avuto il piacere di affiancare attori come Jennifer Aniston, in Cake e il piccolo Ed Oxenbould per Paper Planes. Sono molto legato al secondo, è un film per famiglie, molto dolce. Racconta di un ragazzino australiano con la passione per il volo e della sua decisione di gareggiare ai campionati mondiali degli aerei di carta, in Giappone. Io non sapevo nemmeno che esistessero tornei del genere. Mi piace l'idea di interpretare un adulto immaturo, trascurato. In questo senso, il bambino è l'adulto della storia, io il ragazzino. Quel bambino sembra avere quarant'anni, una volta mi ha chiesto che cosa avrei fatto dopo quel film, gli ho detto che sarei andato a riposarmi al mare, lui mi ha risposto 'io ho un film con la Disney, poi uno con M. Night Shyamalan"... Capito che tipo? Viaggia a un'altra velocità. Idem per Jennifer Aniston: in Cake affronta un ruolo dark, a contatto con la morte, la depressione. Ammiro il suo lavoro, anche quello da produttrice. Oltre a Sabotage, ho presentato The Keeping Room, con Brit Marling: un film di guerra al femminile, la guerra civile americana come non l'avete mai vista".
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C'è anche un Macbeth nella sua filmografia. E un Terminator. Come sceglie i copioni?
"Cerco sempre sceneggiature in cui le dinamiche tra personaggi non siano scontate. Negli ultimi tempi ho avuto fortuna, lavorando con il regista e sceneggiatore Robert Connolly per esempio. Sto molto attento a come sono sviluppati gli script, in che maniera ti conducono verso la fine della storia. Non mi piace trovarci cliché o codici prestabiliti, mi immedesimo nello spettatore e trovo un equilibrio".
È anche fondatore della compagnia di produzione Full Clip Productions, con i suoi amici John e Michael Schwarz.
"Abbiamo appena finito una miniserie in Australia e ci prepariamo a girare un grosso action movie tra Ungheria e Inghilterra. Per il prossimo anno abbiamo in serbo un film sul pugilato. Rozzo e sporco".
Che cosa rappresenta per lei l'Australia?
"Sono molto legato alla mia terra. Quando giri un film in Australia, non puoi sfuggirle: il panorama, la natura, la sua dimensione vastissima diventano parte integrante della storia. È come girare un film in Italia: se le riprese sono a Venezia e non mostri il Canal Grande o fingi di snobbare i canali, che senso ha? Allo stesso tempo, la bellezza del paesaggio va unita allo sviluppo di una storia. Il territorio in sé è puro cinema in attesa di parlare".
Che cosa le hanno insegnato i film per ragazzi che ha girato, da Scontro tra Titani a Avatar? Ammesso che li reputi "per ragazzi"...
"È difficile oggi sorprendere lo spettatore, soprattutto i giovani. Non ti puoi permettere di raggirare un tredicenne, neppure con le migliori intenzioni, altrimenti i giovani tornano a giocare con il loro iPad e a farsi gli affari propri. I ragazzi sono svegli e a me piace imbarcarmi in avventure in grado di stregarli, mantenendo sincero il legame. Gli Studios possono fare quel che vogliono pur di vendere un prodotto ma il pubblico ti smaschera subito. Capire quel che c'è dentro la testa di un ragazzino è impossibile. Non ci riusciranno mai".
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Sono trascorsi cinque anni dall'uscita del primo Avatar. Sa che l'aspettativa è alle stelle?
"A me sembra ieri... So che si parla tanto dei prossimi capitoli, ed è giusto perché saranno una rivoluzione. E pensare che sono entrato nel progetto alla cieca. Al provino nessuno voleva dirmi il nome del film né quello del regista che lo avrebbe diretto. Vivevo un momento terribile nella vita privata: ero senza lavoro, avevo venduto tutto, dormivo in macchina... A una settimana dal provino mi chiamano e dicono: James Cameron vuole che tu voli da lui in America, subito. Ed io: ma per fare cosa?. Sono andato con la convinzione di non aver nulla da perdere".
Si è ispirato a qualcuno per il suo personaggio?
"Jake Sully è come un bambino. L'ho modellato su mio nipote, imitando lo stupore e il lato selvatico di un ragazzino di sette anni. Jake non è un marine comune, è un eroe disabile. Quando si trova sul pianeta dei Na'vi, grazie alla performance capture, l'immagine trasfigurata dell'avatar rappresenta la libertà all'improvviso, il movimento degli arti, la fanstasia. E il mondo da esplorare è un paradiso colorato, ricco di aquile montate solo da semidei, di salici piangenti enormi, popoli del futuro, cavalli con la criniera d'osso, frecce e archi avanzati... È Disney per gli adulti. Perlomeno per me".
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A parte gli Avatar in cantiere, lei ha presentato di recente un film per ragazzi, Paper Planes, uno sulla task force della Drug Enforcement Administration, Sabotage, e un dramma con Jennifer Aniston, Cake. Quindi c'è vita oltre Pandora.
"Sono tutti progetti importanti e personali, anche se negli ultimi tempi ho scelto di lavorare meno e di comparire soltanto in ruoli da spalla. Ho avuto il piacere di affiancare attori come Jennifer Aniston, in Cake e il piccolo Ed Oxenbould per Paper Planes. Sono molto legato al secondo, è un film per famiglie, molto dolce. Racconta di un ragazzino australiano con la passione per il volo e della sua decisione di gareggiare ai campionati mondiali degli aerei di carta, in Giappone. Io non sapevo nemmeno che esistessero tornei del genere. Mi piace l'idea di interpretare un adulto immaturo, trascurato. In questo senso, il bambino è l'adulto della storia, io il ragazzino. Quel bambino sembra avere quarant'anni, una volta mi ha chiesto che cosa avrei fatto dopo quel film, gli ho detto che sarei andato a riposarmi al mare, lui mi ha risposto 'io ho un film con la Disney, poi uno con M. Night Shyamalan"... Capito che tipo? Viaggia a un'altra velocità. Idem per Jennifer Aniston: in Cake affronta un ruolo dark, a contatto con la morte, la depressione. Ammiro il suo lavoro, anche quello da produttrice. Oltre a Sabotage, ho presentato The Keeping Room, con Brit Marling: un film di guerra al femminile, la guerra civile americana come non l'avete mai vista".
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C'è anche un Macbeth nella sua filmografia. E un Terminator. Come sceglie i copioni?
"Cerco sempre sceneggiature in cui le dinamiche tra personaggi non siano scontate. Negli ultimi tempi ho avuto fortuna, lavorando con il regista e sceneggiatore Robert Connolly per esempio. Sto molto attento a come sono sviluppati gli script, in che maniera ti conducono verso la fine della storia. Non mi piace trovarci cliché o codici prestabiliti, mi immedesimo nello spettatore e trovo un equilibrio".
È anche fondatore della compagnia di produzione Full Clip Productions, con i suoi amici John e Michael Schwarz.
"Abbiamo appena finito una miniserie in Australia e ci prepariamo a girare un grosso action movie tra Ungheria e Inghilterra. Per il prossimo anno abbiamo in serbo un film sul pugilato. Rozzo e sporco".
Che cosa rappresenta per lei l'Australia?
"Sono molto legato alla mia terra. Quando giri un film in Australia, non puoi sfuggirle: il panorama, la natura, la sua dimensione vastissima diventano parte integrante della storia. È come girare un film in Italia: se le riprese sono a Venezia e non mostri il Canal Grande o fingi di snobbare i canali, che senso ha? Allo stesso tempo, la bellezza del paesaggio va unita allo sviluppo di una storia. Il territorio in sé è puro cinema in attesa di parlare".
Che cosa le hanno insegnato i film per ragazzi che ha girato, da Scontro tra Titani a Avatar? Ammesso che li reputi "per ragazzi"...
"È difficile oggi sorprendere lo spettatore, soprattutto i giovani. Non ti puoi permettere di raggirare un tredicenne, neppure con le migliori intenzioni, altrimenti i giovani tornano a giocare con il loro iPad e a farsi gli affari propri. I ragazzi sono svegli e a me piace imbarcarmi in avventure in grado di stregarli, mantenendo sincero il legame. Gli Studios possono fare quel che vogliono pur di vendere un prodotto ma il pubblico ti smaschera subito. Capire quel che c'è dentro la testa di un ragazzino è impossibile. Non ci riusciranno mai".
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Sono trascorsi cinque anni dall'uscita del primo Avatar. Sa che l'aspettativa è alle stelle?
"A me sembra ieri... So che si parla tanto dei prossimi capitoli, ed è giusto perché saranno una rivoluzione. E pensare che sono entrato nel progetto alla cieca. Al provino nessuno voleva dirmi il nome del film né quello del regista che lo avrebbe diretto. Vivevo un momento terribile nella vita privata: ero senza lavoro, avevo venduto tutto, dormivo in macchina... A una settimana dal provino mi chiamano e dicono: James Cameron vuole che tu voli da lui in America, subito. Ed io: ma per fare cosa?. Sono andato con la convinzione di non aver nulla da perdere".
Si è ispirato a qualcuno per il suo personaggio?
"Jake Sully è come un bambino. L'ho modellato su mio nipote, imitando lo stupore e il lato selvatico di un ragazzino di sette anni. Jake non è un marine comune, è un eroe disabile. Quando si trova sul pianeta dei Na'vi, grazie alla performance capture, l'immagine trasfigurata dell'avatar rappresenta la libertà all'improvviso, il movimento degli arti, la fanstasia. E il mondo da esplorare è un paradiso colorato, ricco di aquile montate solo da semidei, di salici piangenti enormi, popoli del futuro, cavalli con la criniera d'osso, frecce e archi avanzati... È Disney per gli adulti. Perlomeno per me".