PER il suo compleanno Kathryn Reed avrebbe desiderato dal marito una Cadillac in regalo, ma dovette accontentarsi di un piccolo film in bianco e nero, stile cinema muto, in cui si raccontava la sua storia, un divertente montaggio di fotografie, immagini vere e momenti di vita importanti ricostruiti con attori, dagli inizi come ballerina e piccoli ruoli sullo schermo al rapporto con le amiche, dai due matrimoni finiti in furiosi divorzi fino alla maternità. Il marito del resto era Robert Altman, non ancora famoso ma destinato a diventare un grande regista. The Kathryn Reed Story, che si apre con la scritta This is my wife, è uno dei tre cortometraggi di Altman - Pot au feu e Party gli altri - che, in programma ad Arcipelago, il festival di cortometraggi in programma a Roma fino a oggi,sono appuntamenti da non perdere. Girati tra il 1965 e il 1966 con la Lion'Gate, la produzione che Altman aveva fondato nel '63, dimenticati per anni, sono stati riscoperti dal regista canadese Ron Mann che li inserirà insieme al suo documentario Altman nel dvd in uscita per MyMovies/Feltrinelli Real Cinema.
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In quegli anni Altman, che con i primi due film, Delinquents e La storia di James Dean, aveva ottenuto scarso successo, aveva lasciato il lavoro alla televisione, si guadagnava da vivere girando documentari industriali mentre preparava altri progetti per il cinema. I cortometraggi erano divertimento puro, a cominciare appunto dal "regalo" alla moglie Khatryn, che aveva sposato nel 1959, entrambi reduci da due divorzi, un matrimonio che durò fino alla sua scomparsa il 20 novembre 2006. Nei corti, sia pure diversi tra loro, ci sono tutti gli elementi che avrebbero fatto grande il suo cinema, la leggerezza, l'ironia, il gusto di sfidare le convenzioni, la superba capacità di dirigere gli attori. E del divertimento fanno parte i titoli di testa, nei quali figurano pseudonimi, nomi inventati o veri come quello di Eric von Stroheim.
Party è girato con tre macchine da presa durante una delle feste che nei weekend gli Altman organizzavano nella loro villa a Mandeville Canyon, Los Angeles. Tra uomini e donne eleganti, con particolare attenzione della regia alla femminilità più esplosiva, si aggira goffo e impacciato l'attore Robert Fortier - poi presenza costante nel cinema del regista - in un'atmosfera surreale, quasi un'anticipazione di Hollywood Party di Blake Edwards.
Pot au feu, spiritosamente firmato da Robert Vieux-Homme, è un gioco folle, irriverente e politicamente scorretto in cui, mentre una voce suadente illustra la ricetta del piatto francese, ovunque si fuma erba. Si fuma in casa, in strada, in auto, in barca, sull'ottovolante, fumano giovani coppie, allegre signore d'età, uomini austeri, ricchi e poveri. Una follia che però attirò l'attenzione del produttore Ingo Preminger, che chiamò Altman per la sceneggiatura di M.A.S.H.. E fu solo l'inizio di una magnifica carriera.
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In quegli anni Altman, che con i primi due film, Delinquents e La storia di James Dean, aveva ottenuto scarso successo, aveva lasciato il lavoro alla televisione, si guadagnava da vivere girando documentari industriali mentre preparava altri progetti per il cinema. I cortometraggi erano divertimento puro, a cominciare appunto dal "regalo" alla moglie Khatryn, che aveva sposato nel 1959, entrambi reduci da due divorzi, un matrimonio che durò fino alla sua scomparsa il 20 novembre 2006. Nei corti, sia pure diversi tra loro, ci sono tutti gli elementi che avrebbero fatto grande il suo cinema, la leggerezza, l'ironia, il gusto di sfidare le convenzioni, la superba capacità di dirigere gli attori. E del divertimento fanno parte i titoli di testa, nei quali figurano pseudonimi, nomi inventati o veri come quello di Eric von Stroheim.
Party è girato con tre macchine da presa durante una delle feste che nei weekend gli Altman organizzavano nella loro villa a Mandeville Canyon, Los Angeles. Tra uomini e donne eleganti, con particolare attenzione della regia alla femminilità più esplosiva, si aggira goffo e impacciato l'attore Robert Fortier - poi presenza costante nel cinema del regista - in un'atmosfera surreale, quasi un'anticipazione di Hollywood Party di Blake Edwards.
Pot au feu, spiritosamente firmato da Robert Vieux-Homme, è un gioco folle, irriverente e politicamente scorretto in cui, mentre una voce suadente illustra la ricetta del piatto francese, ovunque si fuma erba. Si fuma in casa, in strada, in auto, in barca, sull'ottovolante, fumano giovani coppie, allegre signore d'età, uomini austeri, ricchi e poveri. Una follia che però attirò l'attenzione del produttore Ingo Preminger, che chiamò Altman per la sceneggiatura di M.A.S.H.. E fu solo l'inizio di una magnifica carriera.