LOS ANGELES - UNA donna in crisi dopo la morte della madre si mette il sacco in spalla e, un po' alla Forrest Gump, inizia non a correre ma a camminare per l'America. La storia è vera.
L'ha vissuta Cheryl Strayed che poi l'ha raccontata nel libro Wild. Un'avventura di perdizione e rinascita che è molto piaciuta a Nick Hornby, un altro scrittore, celebre per il suo Alta fedeltà, che ne ha fatto un copione per il cinema.
Il film Wild (in Usa dal 5 dicembre; in Italia si vedrà in anteprima al Festival di Torino sabato 29), lo ha prodotto e interpretato il premio Oscar Reese Witherspoon (Walk the Line, 2005) che ha voluto alla regia il francese Jean-Marc Vallée, dopo il successo di Dallas Buyers Club. Reese Witherspoon, origini a New Orleans, 38 anni, madre di tre figli (tra i 15 e i tre anni di età - i primi due avuti dal precedente matrimonio con l'attore Ryan Phillippe, il terzo dall'attuale marito, l'agente di Hollywood Jim Toth) è una delle star di Hollywood più lanciate del momento: qui, con caparbietà e bravura, si è messa nei panni di una donna che cammina e cammina lungo il leggendario Pacific Crest Trail (che va dal deserto Mojave, nel Sud della California, al confine col Canada) e mentre cammina scopre la "sua" vita.
Reese, perché ci teneva tanto a questa storia?
"Quello della protagonista Cheryl è una sorta di auto-terapia intensiva, estrema ma anche naturale, perfino dolce, con cui mi sono subito identificata. Per superare un dramma personale lei decide di intraprendere un processo di risanamento: camminare senza sosta, senza nessuna esperienza ".
Anche lei farebbe lo stesso?
"Lo faccio. Camminare nella natura mi piace, faccio hiking come diciamo noi: cammino per i canyon, da sola. È sempre stata la mia terapia da quando sono adulta e soprattutto da quando sono diventata una donna "pubblica". Quando sento il bisogno di pensare e cerco di capire di cosa ho bisogno o quando devo preparare un discorso, me ne vado a fare hiking per i canyon qui vicino Los Angeles".
C'entra l'essere donne?
"Sì. E per questo ho fatto il film. Stanno cambiando molte cose nel cinema e nella televisione. Con la mia casa di produzione cercavo proprio storie come queste, storie di donne che ce la fanno da sole e che, senza un uomo, trovano la felicità dentro di sé".
Perché la protagonista era così auto-distruttiva?
"La camminata rappresenta una sorta di mappa nella sua interiorità. In quei momenti si riesce a capire perché lei è così arrabbiata con la madre, morta prematuramente, a soli 45 anni. Io non saprei come fare se mia madre, a cui sono attaccatissima, non fosse più qui con me. Non sarei certo quella che sono ora, una che ha imparato a non arrendersi".
Ha mai avuto dolori o traumi da superare come Cheryl?
"Di dolori e difficoltà, pubbliche e personali, ne ho avuti tanti. Ma a un certo momento capisci che nessuno può aiutarti. A me ha fatto bene leggere il libro di Cheryl. Davvero mi ha cambiato la vita, perché esprimeva così bene pensieri che io stessa avevo ma non sapevo come dire".
Cosa c'è nel suo futuro?
"Tanti film: il primo è The Good Lie, "La buona bugia", che affronta il tema dell'immigrazione dall'Africa in Usa".
In Wild la vediamo sotto un'altra veste: dice parolacce, appare nuda...
"È un processo iniziato con La rivincita delle bionde e proseguito con Walk the line - Quando l'anima brucia e Come l'acqua per gli elefanti: ora sento che è arrivato il momento di prendermi dei rischi come attrice. Ho fatto abbastanza gavetta. E quanto alle scene di sesso, il film mi ha spinto a parlare di cose di donne con mia figlia".
Lei cammina, ma è stata dura sul set percorrere miglia e miglia?
"Confesso che dopo i primi tre giorni di riprese con un sacco da montagna pesantissimo addosso, con le spalle a pezzi, ho chiamato mio marito in lacrime. "Non ce la faccio, sto malissimo!". Lui mi ha sollevato di peso: "Cosa ti aspettavi, una passeggiata?" Aveva ragione".
L'ha vissuta Cheryl Strayed che poi l'ha raccontata nel libro Wild. Un'avventura di perdizione e rinascita che è molto piaciuta a Nick Hornby, un altro scrittore, celebre per il suo Alta fedeltà, che ne ha fatto un copione per il cinema.
Il film Wild (in Usa dal 5 dicembre; in Italia si vedrà in anteprima al Festival di Torino sabato 29), lo ha prodotto e interpretato il premio Oscar Reese Witherspoon (Walk the Line, 2005) che ha voluto alla regia il francese Jean-Marc Vallée, dopo il successo di Dallas Buyers Club. Reese Witherspoon, origini a New Orleans, 38 anni, madre di tre figli (tra i 15 e i tre anni di età - i primi due avuti dal precedente matrimonio con l'attore Ryan Phillippe, il terzo dall'attuale marito, l'agente di Hollywood Jim Toth) è una delle star di Hollywood più lanciate del momento: qui, con caparbietà e bravura, si è messa nei panni di una donna che cammina e cammina lungo il leggendario Pacific Crest Trail (che va dal deserto Mojave, nel Sud della California, al confine col Canada) e mentre cammina scopre la "sua" vita.
Reese, perché ci teneva tanto a questa storia?
"Quello della protagonista Cheryl è una sorta di auto-terapia intensiva, estrema ma anche naturale, perfino dolce, con cui mi sono subito identificata. Per superare un dramma personale lei decide di intraprendere un processo di risanamento: camminare senza sosta, senza nessuna esperienza ".
Anche lei farebbe lo stesso?
"Lo faccio. Camminare nella natura mi piace, faccio hiking come diciamo noi: cammino per i canyon, da sola. È sempre stata la mia terapia da quando sono adulta e soprattutto da quando sono diventata una donna "pubblica". Quando sento il bisogno di pensare e cerco di capire di cosa ho bisogno o quando devo preparare un discorso, me ne vado a fare hiking per i canyon qui vicino Los Angeles".
C'entra l'essere donne?
"Sì. E per questo ho fatto il film. Stanno cambiando molte cose nel cinema e nella televisione. Con la mia casa di produzione cercavo proprio storie come queste, storie di donne che ce la fanno da sole e che, senza un uomo, trovano la felicità dentro di sé".
Perché la protagonista era così auto-distruttiva?
"La camminata rappresenta una sorta di mappa nella sua interiorità. In quei momenti si riesce a capire perché lei è così arrabbiata con la madre, morta prematuramente, a soli 45 anni. Io non saprei come fare se mia madre, a cui sono attaccatissima, non fosse più qui con me. Non sarei certo quella che sono ora, una che ha imparato a non arrendersi".
Ha mai avuto dolori o traumi da superare come Cheryl?
"Di dolori e difficoltà, pubbliche e personali, ne ho avuti tanti. Ma a un certo momento capisci che nessuno può aiutarti. A me ha fatto bene leggere il libro di Cheryl. Davvero mi ha cambiato la vita, perché esprimeva così bene pensieri che io stessa avevo ma non sapevo come dire".
Cosa c'è nel suo futuro?
"Tanti film: il primo è The Good Lie, "La buona bugia", che affronta il tema dell'immigrazione dall'Africa in Usa".
In Wild la vediamo sotto un'altra veste: dice parolacce, appare nuda...
"È un processo iniziato con La rivincita delle bionde e proseguito con Walk the line - Quando l'anima brucia e Come l'acqua per gli elefanti: ora sento che è arrivato il momento di prendermi dei rischi come attrice. Ho fatto abbastanza gavetta. E quanto alle scene di sesso, il film mi ha spinto a parlare di cose di donne con mia figlia".
Lei cammina, ma è stata dura sul set percorrere miglia e miglia?
"Confesso che dopo i primi tre giorni di riprese con un sacco da montagna pesantissimo addosso, con le spalle a pezzi, ho chiamato mio marito in lacrime. "Non ce la faccio, sto malissimo!". Lui mi ha sollevato di peso: "Cosa ti aspettavi, una passeggiata?" Aveva ragione".