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"I toni dell'amore", tutto il bello e l'imperfetto di una coppia longeva

Arriva nelle nostre sale il 20 novembre il film di Ira Sachs, con John Litgow, Alfred Molina, Marisa Tomei, storia di una coppia gay entrata in crisi dopo le nozze. Il regista: "Due settentenni che rifarebbero tutto quello che hanno vissuto negli ultimi quarant'anni"

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NEW YORK - "E' l'amore al tramonto della vita". Descrive così il suo film I toni dell'amore - Love is Strange lo scrittore e regista Ira Sachs (premio Guggenheim Fellowship 2013), ispirato non solo da Woody Allen e dalle nevrosi newyorchesi di Mariti e mogli e H", ma dal matrimonio di 44 anni tra sua madre e il patrigno, e dalla relazione tra il prozio e il suo partner. "Mettiamola così: il mio film non è rivolto per forza alla comunità gay. È una storia romantica, destinata a tutti. Mi sono concentrato sul bello e l'imperfetto di una coppia longeva". La storia prende il via dal matrimonio di Ben e George (John Lithgow e Alfred Molina - leggi l'intervista), due uomini con più di trent'anni di vita trascorsa insieme. Finita la luna di miele, la relazione si trova a un punto critico: devono lasciare la casa in cui abitano. L'amore in crisi è anche quello di Kate e Elliot (Marisa Tomei e Darren Burrows), coppia di quarantenni, sposata, con figlio a carico e uno zio ingombrante. La natura dei rapporti, differenza d'età inclusa, attraversa I toni dell'amore in un crescendo di prese d'atto e responsabilità, come una (vera) storia di formazione. Il film esce in sala il 20 novembre con Koch Media.     
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Mr. Sachs, lei ha scritto Love is strange assieme a Mauricio Zacharias, con il quale ha collaborato nel precedente Keep the lights on. Due storie d'amore e di coppia. Che cosa l'affascina di una relazione, al cinema?
"L'idea di dipingere la storia di una coppia rara. Due uomini, in questo caso, uniti da decenni di vita in simbiosi e chiaramente felici, appagati dalla loro relazione. Tutto è partito da quest'immagine: due settantenni che rifarebbero tutto quello che hanno vissuto negli ultimi 39 anni. Al di là dell'età, I toni dell'amore è una storia multi-generazionale. Ha a che fare con l'onestà tra individui. Individui che lottano per comprendere se stessi e gli altri".

C'è chi non li comprende, però. Come nel caso di George (Molina), cacciato da una scuola cattolica di ritorno dalla luna di miele con suo marito.
"Non bisogna mai dimenticare che la chiesa è un'istituzione. La fede, invece, appartiene al singolo. A me interessa più il secondo aspetto, quello privato e personale".

La sua è un'opera radicale: risponde con eleganza e dolcezza a un anno, cinematografico e politico, in cui l'intolleranza è stata al centro dell'attenzione.
"Lo devo anche alla perseveranza degli attori, da John Lithgow ad Alfred Molina, da Darren Burrows a Marisa Tomei e Charlie Tahan. Sai, ognuno nel mondo ha le sue convinzioni; proveniamo da luoghi, tradizioni e culture differenti. Io credo che Ben e George risultino così affascinanti e onesti ai nostri occhi proprio perché hanno raggiunto un livello di coscienza profonda, sanno chi sono e che cosa hanno dovuto affrontare. Marisa Tomei rende bene l'idea quando osserva Ben e George".

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La frase "love rejoices in truth", l'amore si rallegra della verità, si lega a un particolare cammino che lei, da autore e da uomo, ha percorso?
"Ogni mio film indaga la natura dell'amore, la scortica, la spia; è attento ai suoi marchingegni distruttivi, alle gioie inesplose. Direi che la mia filmografia è attraversata soprattutto da un senso di autocoscienza e di scoperta di se stessi. Nel film i personaggi devono tornare a conoscersi, perché qualcosa di inaspettato accade nelle loro esistenze, perdono tutto quello che hanno. Ho scelto di raccontare questa piccola storia epica in un appartamento di New York proprio per dare l'idea di quanto sia multi-generazionale. C'è la coppia matura di John e Alfred, quella a metà del cammino composta da Marisa Tomei e Darren Burrows... I personaggi si guardano in prospettiva e comprendono quanto l'amore sia strambo, se vissuto giorno per giorno".

Come mai, in sceneggiatura, lei e Zacharias mettete in scena un ambiente, la chiesa, che non ha alcun problema con l'orientamento di George, ma che cambia giudizio a matrimonio contratto?
"Forse la chiesa, intesa come istituzione, è in uno stato di crisi e parossismo. Lo è se si guarda a quel che non ha fatto per le persone omosessuali negli ultimi anni. Trovo interessante questo spostamento di giudizio: un giorno sei uno di loro, l'altro diventi un avversario. Cambia tutto in un momento. Basta un'etichetta o un accordo legale, basta lanciare una sfida al sistema".

Il modo di narrare una storia è stato influenzato dall'essere diventato padre?
"Sono nato e cresciuto a Memphis, Tennessee. Praticamente un posto diviso per classi e razze. Io ero gay ed ebreo. L'outsider degli outsider. È una buona decisione per un artista restare un outsider, comunque. Quando cresci, sposi un uomo e diventi padre, ti accorgi che non vivrai per sempre. I toni dell'amore deve molto a come sono cambiato io nel tempo, a quanto oggi sia più attento al prossimo e meno egoista. Tecnicamente, direi che il mio film è influenzato sia dal realismo francese che da quello italiano. Amo Umberto D. di De Sica e l'intero cinema di Pasolini. Sono anche appassionato di Fellini, Alberto Sordi, Franco Fabrizi: i vitelloni!

La strada del cinema indipendente in America non sembra essere molto in salute.
"Dal 2008, a causa della crisi finanziaria, il motore dei grandi Studios si è affievolito e i filmmaker indie come me ne hanno tratto beneficio, in termini di sperimentazione e di spazio, da festival come il Sundance alla possibilità di lavorare con attori che scelgono sia Hollywood che film a basso budget. Quello che è morto è il cinema indipendente inteso come 'movimento'. Sono cambiati i sistemi di finanziamento e le modalità di produzione somigliano a una sfida senza esclusione di colpi. Forse ci sono nuovi 'metodi indie' alla porta e dovremmo tutti studiarli e scoprirli, come hanno fatto Orson Welles e John Cassavetes prima di noi. Di fatto, oggi, fare un film indipendente non significa più, come un tempo, avere accesso al mondo del cinema e assicurarsi una carriera".

I toni dell'amore è un film molto musicale. Come ha lavorato sulla scelta dei suoni?
"Ci sono influenze da Chopin e orchestrazioni varie che rendono il tessuto del film più intimo, soprattutto nel finale. Ricordate Open Hearts di Susanne Bier, con Mads Mikkelsen e Paprika Steen? Ci sono momenti in cui ti senti scomodo a guardare quello che succede; ti dici: non dovrei trovarmi qui, mi sembra di spiare quella coppia. Ecco, la musica mi ha aiutato a creare questo buco della serratura".