ROMA - Del cinema ama tutto, sarà perché è figlio del genio Dino Risi, sarà perché Marco Risi ha una naturale curiosità che l'ha portato a esplorare i generi: dai film civili, di denuncia - Muro di gomma, Mery per sempre, Fortapàsc - alle commedie nere (L'ultimo Capodanno), al poliziesco (Cha ha cha). Adesso con Tre tocchi, già in sala, racconta la vita estrema degli attori, il lato meno glamour, tutto quello che non si vede: la fatica, le frustrazioni, le porte sbattute in faccia, la vita piena di ostacoli. "A me sembra impensabile poter fare un mestiere in cui vieni scelto, tutte le volte. Perché, bravura a parte - spiega Risi - viaggi sui gusti e gli umori del regista, per cui per qualcuno sei troppo grasso, per un altro troppo alto, qualcuno ancora decide che sei troppo giovane o troppo vecchio o troppo biondo o troppo scuro. È il mestiere il più precario di tutti perché dipende da altri o semplicemente dal caso".
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Risi ha cominciato pensarci da quando gioca a calcio nella squadra ItalianAttori "e ci ritroviamo insieme agli attori in campo, negli spogliatoi e fuori. Parliamo, ci confrontiamo, e ognuno racconta le proprie esperienze. Negli spogliatoi sentivo le cattiverie, le rivalità, ma coltivavano tutti la stessa passione, malgrado le difficoltà. Finché uno di loro mi ha messo con le spalle al muro: Tutti uguali voi registi, io sono bravo, ma famme fà un provino'. Ho sentito la frustrazione di chi non riesce a ottenere almeno la dignità dell'attenzione. Tre tocchi racconta un mondo al maschile, ma non è, come qualcuno ha detto, un film maschilista. Racconta gli uomini anche nella loro fragilità".
Il film intreccia sei storie: quella di Massimiliano Benvenuto che ha girato una fiction e lavorava per un ristorante, Vincenzo (De Michele) che come nel film si è occupato davvero di un padre malato, Gilles (Rocca), interprete di fotoromanzi, Emiliano (Ragno), doppiatore e facchino in un albergo. Antonio (Folletto), il più giovane e insicuro, Leandro Amato, ex militante politico. Accanto a loro Luca Argentero, Marco Giallini, Claudio Santamaria, Lentina Lodovini Francesca Inaudi e anche il premio Oscar Paolo Sorerentino, che durante un provino fa la fatidica domanda all'aspirante interprete di turno: "Come hai detto che ti chiami?".
Risi ha coprodotto il film con Andrea Iervolino, a basso costo "perché volevo essere libero. Sono contento di quello che ho fatto, ho investito anche denaro, ho fatto un film anarchico e pieno di dolore". No, non farebbe mai l'attore " anche se sul set mi piace far vedere come sarà la scena. Raccontare il mestiere di recitare è affascinante e mi piacerebbe, se per un miracolo, questo film potesse diventare una serie, perché ogni attore ha la sua storia, non solo i protagonisti. Sarebbe bello anche raccontare le attrici che cercano di arrivare, come nel capolavoro di Antonio Pietrangeli Io la conoscevo bene con Stefania Sandrelli. Con la serie tv hai più tempo a disposizione, ti puoi permettere di entrare dentro i personaggi, e approfondirli, come dimostra il successo di La meglio gioventù".
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Risi ha cominciato pensarci da quando gioca a calcio nella squadra ItalianAttori "e ci ritroviamo insieme agli attori in campo, negli spogliatoi e fuori. Parliamo, ci confrontiamo, e ognuno racconta le proprie esperienze. Negli spogliatoi sentivo le cattiverie, le rivalità, ma coltivavano tutti la stessa passione, malgrado le difficoltà. Finché uno di loro mi ha messo con le spalle al muro: Tutti uguali voi registi, io sono bravo, ma famme fà un provino'. Ho sentito la frustrazione di chi non riesce a ottenere almeno la dignità dell'attenzione. Tre tocchi racconta un mondo al maschile, ma non è, come qualcuno ha detto, un film maschilista. Racconta gli uomini anche nella loro fragilità".
Il film intreccia sei storie: quella di Massimiliano Benvenuto che ha girato una fiction e lavorava per un ristorante, Vincenzo (De Michele) che come nel film si è occupato davvero di un padre malato, Gilles (Rocca), interprete di fotoromanzi, Emiliano (Ragno), doppiatore e facchino in un albergo. Antonio (Folletto), il più giovane e insicuro, Leandro Amato, ex militante politico. Accanto a loro Luca Argentero, Marco Giallini, Claudio Santamaria, Lentina Lodovini Francesca Inaudi e anche il premio Oscar Paolo Sorerentino, che durante un provino fa la fatidica domanda all'aspirante interprete di turno: "Come hai detto che ti chiami?".
Risi ha coprodotto il film con Andrea Iervolino, a basso costo "perché volevo essere libero. Sono contento di quello che ho fatto, ho investito anche denaro, ho fatto un film anarchico e pieno di dolore". No, non farebbe mai l'attore " anche se sul set mi piace far vedere come sarà la scena. Raccontare il mestiere di recitare è affascinante e mi piacerebbe, se per un miracolo, questo film potesse diventare una serie, perché ogni attore ha la sua storia, non solo i protagonisti. Sarebbe bello anche raccontare le attrici che cercano di arrivare, come nel capolavoro di Antonio Pietrangeli Io la conoscevo bene con Stefania Sandrelli. Con la serie tv hai più tempo a disposizione, ti puoi permettere di entrare dentro i personaggi, e approfondirli, come dimostra il successo di La meglio gioventù".