CASALE Monferrato non sembra la città più vivibile d'Italia. Non dopo 3000 morti e più di trenta anni di convivenza con l'Eternit, che ha prodotto e sparso veleno nell'aria, per le vie e nelle case. E invece Un posto sicuro è il titolo che Francesco Ghiaccio e Marco D'Amore (il Ciro della serie tv Gomorra) hanno scelto per il film che racconterà questa storia di amianto, dolore e morte.
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Oggi Casale Monferrato è la città più bonificata d'Europa, almeno negli edifici. Meno nelle anime. Soprattutto dopo la sentenza della Cassazione che annulla le condanne. "Ieri mattina anziani e giovani si sono raccolti in una fiumana silenziosa che ha attraversato la strade - racconta il regista Francesco Ghiaccio che è a Casale Monferrato da tre mesi per preparare le riprese in calendario a gennaio - sul loro volto ho visto bruciare di nuovo il dolore di tutti questi anni, forse più forte che mai. Ma è evidente che è una nuova consapevolezza, che queste persone non si arrendono. L'omicidio non si prescrive, da ieri è partita una battaglia lanciata verso il futuro".
"Un posto sicuro è una grande storia d'amore che ha sullo sfondo la vicenda Eternit - spiega D'Amore che interpreta il protagonista della pellicola - Luca ha poco più di trent'anni e vive di lavori saltuari. Ha passato a Casale lunga parte della sua esistenza e ha sempre sentito parlare di amianto, senza però avere una percezione chiara della vicenda umana e operaia, e poi politica e giuridica. Si riavvicina al padre quando quest'ultimo scopre di avere un cancro incurabile, dovuto al suo lavoro di operaio alla Eternit, e proprio attraverso gli incontri conosce ciò che è accaduto lì negli ultimi 50 anni". "Dopo un anno e mezzo di studio - ricorda il regista Francesco Ghiaccio - a luglio ci siamo convinti che volevamo raccontare questa storia a tutti i costi anche girandola coi nostri telefonini. Quando abbiamo fatto la conferenza stampa di presentazione, tutti in città volevano aiutarci. Chi ci avrebbe ospitato in casa, chi ci avrebbe aiutato con la sua lavanderia o ci avrebbe dato da mangiare. Ma grazie a Indiana production che ci ha creduto, questo è diventato un set vero e speriamo un palcoscenico internazionale. Nel mondo ci sono ancora 23 paesi che producono amianto".
Ma alla parola "cinema impegnato" D'Amore e Ghiaccio (che firmano regia, sceneggiatura e anche parte della produzione del film) sorridono e scuotono la testa. "Non so se sia un film impegnato - osserva Ghiaccio - ma questa non è una storia di dolore, è soprattutto un racconto di rinascita. Un risveglio che è iniziato più di trenta anni fa, quando i primi operai dissero: qua stiamo morendo tutti. E così iniziarono a lottare. E non hanno smesso neanche ieri quando hanno preso questo schiaffo dolorosissimo della sentenza. Hanno solo detto: noi non ci stiamo e non ci fermiamo". Non si sono fermati neanche attore e regista. "In calce alla prima pagina della sceneggiatura - spiega D'Amore - abbiamo voluto mettere la frase delle madri di Palza de Mayo: l'unica battaglia che non si vince è quella che si abbandona. E noi questa battaglia non l'abbandoniamo. Perché il posto sicuro del titolo sia un riparo non solo per il corpo ma anche per l'anima".
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Oggi Casale Monferrato è la città più bonificata d'Europa, almeno negli edifici. Meno nelle anime. Soprattutto dopo la sentenza della Cassazione che annulla le condanne. "Ieri mattina anziani e giovani si sono raccolti in una fiumana silenziosa che ha attraversato la strade - racconta il regista Francesco Ghiaccio che è a Casale Monferrato da tre mesi per preparare le riprese in calendario a gennaio - sul loro volto ho visto bruciare di nuovo il dolore di tutti questi anni, forse più forte che mai. Ma è evidente che è una nuova consapevolezza, che queste persone non si arrendono. L'omicidio non si prescrive, da ieri è partita una battaglia lanciata verso il futuro".
"Un posto sicuro è una grande storia d'amore che ha sullo sfondo la vicenda Eternit - spiega D'Amore che interpreta il protagonista della pellicola - Luca ha poco più di trent'anni e vive di lavori saltuari. Ha passato a Casale lunga parte della sua esistenza e ha sempre sentito parlare di amianto, senza però avere una percezione chiara della vicenda umana e operaia, e poi politica e giuridica. Si riavvicina al padre quando quest'ultimo scopre di avere un cancro incurabile, dovuto al suo lavoro di operaio alla Eternit, e proprio attraverso gli incontri conosce ciò che è accaduto lì negli ultimi 50 anni". "Dopo un anno e mezzo di studio - ricorda il regista Francesco Ghiaccio - a luglio ci siamo convinti che volevamo raccontare questa storia a tutti i costi anche girandola coi nostri telefonini. Quando abbiamo fatto la conferenza stampa di presentazione, tutti in città volevano aiutarci. Chi ci avrebbe ospitato in casa, chi ci avrebbe aiutato con la sua lavanderia o ci avrebbe dato da mangiare. Ma grazie a Indiana production che ci ha creduto, questo è diventato un set vero e speriamo un palcoscenico internazionale. Nel mondo ci sono ancora 23 paesi che producono amianto".
Ma alla parola "cinema impegnato" D'Amore e Ghiaccio (che firmano regia, sceneggiatura e anche parte della produzione del film) sorridono e scuotono la testa. "Non so se sia un film impegnato - osserva Ghiaccio - ma questa non è una storia di dolore, è soprattutto un racconto di rinascita. Un risveglio che è iniziato più di trenta anni fa, quando i primi operai dissero: qua stiamo morendo tutti. E così iniziarono a lottare. E non hanno smesso neanche ieri quando hanno preso questo schiaffo dolorosissimo della sentenza. Hanno solo detto: noi non ci stiamo e non ci fermiamo". Non si sono fermati neanche attore e regista. "In calce alla prima pagina della sceneggiatura - spiega D'Amore - abbiamo voluto mettere la frase delle madri di Palza de Mayo: l'unica battaglia che non si vince è quella che si abbandona. E noi questa battaglia non l'abbandoniamo. Perché il posto sicuro del titolo sia un riparo non solo per il corpo ma anche per l'anima".