"Togliatti(grad)", quando la Fiat arrivò in Unione Sovietica
Maria Pia Fusco, <em class="author">di MARIA PIA FUSCO</em>Presentato al Festival di Torino il documentario che ricostruisce l'edificazione di una città e di un fabbrica italiana nel cuore della steppa
TORINO - "L'auto era come un grido dell'anima", dice uno degli ingegneri russi intervistati in Togliatti(grad ) ricordando la visione di uno dei simboli del capitalismo diffusa tra i cittadini dell'Urss negli anni Sessanta e le motivazioni di un'operazione economica e politica senza precedenti: l'accordo, in piena guerra fredda, tra il regime comunista e la Fiat, che si era imposta su concorrenti come la Ford e la Renault, per edificare una nuova città nel paesaggio grigio e gelido della steppa, Togliatti, destinata a 400mila abitanti, e una fabbrica automobilistica in grado di produrre 600 mila vetture l'anno.
Una sfida ambiziosa eppure vinta: il progetto fu realizzato entro i termini dell'accordo, 36mesi. Togliatti(grad), il documentario di Federico Schiavi e Gian Piero Palombini, prodotto da Nacne con Rai Cinema, ricostruisce quel momento storico, importante e delicato, con un montaggio in cui si alternano preziose immagini di repertorio provenienti dall'archivio Fi…
Una sfida ambiziosa eppure vinta: il progetto fu realizzato entro i termini dell'accordo, 36mesi. Togliatti(grad), il documentario di Federico Schiavi e Gian Piero Palombini, prodotto da Nacne con Rai Cinema, ricostruisce quel momento storico, importante e delicato, con un montaggio in cui si alternano preziose immagini di repertorio provenienti dall'archivio Fi…
TORINO - "L'auto era come un grido dell'anima", dice uno degli ingegneri russi intervistati in Togliatti(grad ) ricordando la visione di uno dei simboli del capitalismo diffusa tra i cittadini dell'Urss negli anni Sessanta e le motivazioni di un'operazione economica e politica senza precedenti: l'accordo, in piena guerra fredda, tra il regime comunista e la Fiat, che si era imposta su concorrenti come la Ford e la Renault, per edificare una nuova città nel paesaggio grigio e gelido della steppa, Togliatti, destinata a 400mila abitanti, e una fabbrica automobilistica in grado di produrre 600 mila vetture l'anno.
Una sfida ambiziosa eppure vinta: il progetto fu realizzato entro i termini dell'accordo, 36mesi. Togliatti(grad), il documentario di Federico Schiavi e Gian Piero Palombini, prodotto da Nacne con Rai Cinema, ricostruisce quel momento storico, importante e delicato, con un montaggio in cui si alternano preziose immagini di repertorio provenienti dall'archivio Fiat e dal materiale di propaganda sovietico, con eventi significativi dell'epoca - come la morte di Palmiro Togliatti in Crimea e il dolore della folla ai funerali il 25 agosto 1964 a Roma - e testimonianze raccolte oggi tra italiani e russi che hanno vissuto quella esperienza. Sono ricordi di ingegneri e dirigenti, interpreti, impiegati e operai che ricordano come le difficoltà iniziali della convivenza si sciolsero con la necessità di affrontare insieme gli stessi disagi e nell'amministrare la ristrettezza degli spazi - qualcuno ricorda la lunga latrina comune dove ci si trovava necessariamente affiancati senza nessuna possibile privacy - e, spesso con l'uso di generose bevute di vodka, un aiuto prezioso contro il gelo della temperatura. Soprattutto, dicono i registi, "ci ha colpito lo stesso orgoglio del lavoro espresso da entrambe le parti, la consapevolezza di compiere insieme un'impresa epica, che sarebbe rimasta nella memoria".
Realizzata la città e la fabbrica nel 1966, la vita divenne più facile per tutti, anche se bisognava accettare le regole del lavoro apportate dall'esperienza Fiat e insieme il controllo del regime sovietico che tendeva ad occuparsi dell'operaio in ogni aspetto dell'esistenza, dentro e fuori lo stabilimento. Un'altra particolarità che gli autori di Togliatti(grad) rilevano è "la giovinezza della popolazione di Togliatti. Da Torino furono spediti soprattutto trentenni preparatissimi, mentre il regime mandò i migliori studenti del Politecnico, ai quali si affiancarono ragazzi entusiasmati dall'impresa. Il risultato fu un'età media di 24 anni".
Nella convivenza nacquero legami di amicizia, amori, matrimoni, "anche se i dirigenti comunisti non accettavano volentieri che gli italiani portassero via donne, ingegneri o tecnici, che erano parte della meglio gioventù sovietica". Nel documentario un paio di testimonianze ricordano la situazione: Nina Savoretti, interprete russa che sposò l'imprenditore Piero Savoretti, uno degli artefici del progetto di Togliatti, e Valentina Nikolaieva Piovano, commessa in un grande magazzino della città che sposò il disegnatore di impianti Fiat Gianni Piovano e si è trasferita con lui a Torino. Schiavi e Palombini sono tornati a Togliatti, dove il ricordo degli anni Sessanta è ancora molto presente. La fabbrica è in piena attività, oggi i comproprietari con i russi sono Reanault e Nissan.
Una sfida ambiziosa eppure vinta: il progetto fu realizzato entro i termini dell'accordo, 36mesi. Togliatti(grad), il documentario di Federico Schiavi e Gian Piero Palombini, prodotto da Nacne con Rai Cinema, ricostruisce quel momento storico, importante e delicato, con un montaggio in cui si alternano preziose immagini di repertorio provenienti dall'archivio Fiat e dal materiale di propaganda sovietico, con eventi significativi dell'epoca - come la morte di Palmiro Togliatti in Crimea e il dolore della folla ai funerali il 25 agosto 1964 a Roma - e testimonianze raccolte oggi tra italiani e russi che hanno vissuto quella esperienza. Sono ricordi di ingegneri e dirigenti, interpreti, impiegati e operai che ricordano come le difficoltà iniziali della convivenza si sciolsero con la necessità di affrontare insieme gli stessi disagi e nell'amministrare la ristrettezza degli spazi - qualcuno ricorda la lunga latrina comune dove ci si trovava necessariamente affiancati senza nessuna possibile privacy - e, spesso con l'uso di generose bevute di vodka, un aiuto prezioso contro il gelo della temperatura. Soprattutto, dicono i registi, "ci ha colpito lo stesso orgoglio del lavoro espresso da entrambe le parti, la consapevolezza di compiere insieme un'impresa epica, che sarebbe rimasta nella memoria".
Realizzata la città e la fabbrica nel 1966, la vita divenne più facile per tutti, anche se bisognava accettare le regole del lavoro apportate dall'esperienza Fiat e insieme il controllo del regime sovietico che tendeva ad occuparsi dell'operaio in ogni aspetto dell'esistenza, dentro e fuori lo stabilimento. Un'altra particolarità che gli autori di Togliatti(grad) rilevano è "la giovinezza della popolazione di Togliatti. Da Torino furono spediti soprattutto trentenni preparatissimi, mentre il regime mandò i migliori studenti del Politecnico, ai quali si affiancarono ragazzi entusiasmati dall'impresa. Il risultato fu un'età media di 24 anni".
Nella convivenza nacquero legami di amicizia, amori, matrimoni, "anche se i dirigenti comunisti non accettavano volentieri che gli italiani portassero via donne, ingegneri o tecnici, che erano parte della meglio gioventù sovietica". Nel documentario un paio di testimonianze ricordano la situazione: Nina Savoretti, interprete russa che sposò l'imprenditore Piero Savoretti, uno degli artefici del progetto di Togliatti, e Valentina Nikolaieva Piovano, commessa in un grande magazzino della città che sposò il disegnatore di impianti Fiat Gianni Piovano e si è trasferita con lui a Torino. Schiavi e Palombini sono tornati a Togliatti, dove il ricordo degli anni Sessanta è ancora molto presente. La fabbrica è in piena attività, oggi i comproprietari con i russi sono Reanault e Nissan.