LEGENDA
O da evitare
OO si può perdere
OOO si può vedere
OOOO da vedere
OOOOO da non mancare
OOOOOO indimenticabile
"Magic in the moolight"
In un'arte dove la maggior parte degli artisti, anche i più grandi, ha smesso d'inventare prima dei sessant'anni, siamo abituati a considerare Woody Allen l'eccezione più clamorosa. Superati i settanta, ormai sono 79, il grande Woody ha saputo far vibrare al massimo le molte corde dei propri talenti, regalandoci alcuni capolavori del decennio. Dalle tragedie perfette di Match Point e Blue Jasmine, alla più esilarante commedia di Scoop, passando per il divertimento filosofico di Basta che funzioni, la sensualità travolgente di Vicki Cristina Barcellona, l'incanto metafisico di Midnight in Paris.
Con l'ultimo film in uscita in Italia, Magic in the moonlight, il numero 44 della monumentale filmografia e forse anche il più inutile, si scopre che anche il genio di Woody Allen ogni tanto s'addormenta. E con quello, forse, anche qualche spettatore in sala. Il tema centrale del film è ben noto ai cultori del cinema alleniano. È l'eterno conflitto fra razionale e irrazionale, fede e dubbio, naturale e trascendente, realismo e magia. Come il suo maestro Ingmar Bergman, Allen l'ha sempre rappresentato senza prendere parte, mettendo in scena le certezze della ragione e la tentazione, il fascino, la possibilità di credere in un disegno superiore. La differenza è che in passato, in innumerevoli opere, i colori di questo conflitto, a volte comico, altre tragico (o entrambi), erano accesi e brillanti. Qui la fotocopia è venuta un po' sbiadita, molto risaputa e con uno sfondo da cartolina d'epoca.
Stanley, un gentiluomo inglese che si diverte a travestirsi e a esibirsi da mago cinese (Colin Firth) è chiamato in Provenza a svelare la presunta truffa di una giovane veggente americana ai danni di danarose e credulone famiglie dell'alta borghesia. Ma la fanciulla (Emma Stone), per quanto governata da una cinica madre affarista (Marcia Gay Arden), mostra davvero doti misteriose, legge nelle menti e nel passato di sconosciuti e convoca spiriti a tavolino. Fra i misteri del personaggio bisogna però aggiungere tuttavia qualche incongruenza da sceneggiatura. E' un mistero che una così bella e vivace giovane si fidanzi e pensi addirittura di sposare un terribile bamboccio appassionato di ukulele (Hamish Linklater) ed è altrettanto incomprensibile che s'innamori poi del suo persecutore Stanley, che la tratta come una deficiente o un'imbrogliona per quasi tutto il film. Senza contare che Emma Stone continua a dimostrare sedici anni come in Easy Girl, mentre Colin Firth rimane pur sempre uno (splendido) ultracinquantenne e, tolta ogni allusione alla vita personale del regista, la love story non appare così credibile. Comunque alla fine l'amore trionfa e ovviamente mette in crisi le arroganti certezze del mago gentiluomo.
Nella storia di Woody Allen è difficile trovare una trama più esile e stanca, quasi soltanto un pretesto per coltivare alcuni hobby del regista: la passione per le sontuose ambientazioni d'epoca (ancora gli anni Venti); il divertimento di prendere celebrate star hollywodiane e cucir loro addosso personaggi inattesi e in questo caso del tutto stravaganti; un turismo cinematografico che spazia fra tempi e luoghi di culto. Il tutto s'intende, confezionato con la magnifica fotografia di Darius Khondji e impreziosito da qualche cammeo di classe, come la recitazione di Eileen Atkins, nella parte della zia di Stanley. Ma basta? Aspettiamo, come per certi vini di grande prestigio, un'annata migliore. (curzio maltese) OOO
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"Mommy"
Nel 2015 il Québec approva una legge che permette ai genitori di liberarsi dei figli problematici facendoli internare per sempre. Diane, detta Die, vedova sulla quarantina, è la madre del quindicenne Steve, nel quale deficit di attenzione e iperattivismo sfociano in crisi di violenza. Tuttavia Diane decide di tenerlo con sé. Benché i due si amino molto, la convivenza è piena di urla, litigi, malintesi. Finché Die non chiede a Kyla, insegnante in congedo terapeutico, di dare ripetizioni a Steve. Enfant prodige del cinema canadese, il venticinquenne Xavier Dolan è dotato di un ego extralarge, ma di un talento in proporzione. Cannes gli ha attribuito il Gran Premio della giuria, ex-aequo con Godard. Su un soggetto da mélo, Dolan attiva un formidabile armamentario pop che sposa il mélo hollywoodiano col videoclip, il "muto" e la pausa musicale con l'estetica del cinema di Cassavetes. Regalando ad Anne Dorval una parte che, forse, avrebbe ispirato Anna Magnani. (roberto nepoti) OOOOO
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"The Rover"
Un uomo che vive male nella propria pelle, Eric, vagabonda attraverso un modo piombato nell'anarchia: è solitario, taciturno e ha un solo bene, la sua auto. Quando la macchina gli viene rubata da una gang di balordi, decide di recuperarla costi quel che costi. Per farlo, però, ha bisogno di Rey, il giovane membro mezzo idiota della banda lasciato per morto dai compagni. Presentato fuori concorso a Cannes, un western post-apocalittico che s'inscrive nell'universo di certi romanzi di Cormac McCarthy (in particolare The Road). Gli spazi desertici dell'outback australiano sono la scenografia di un dramma crudele che flirta con i generi, ma coinvolge lo spettatore soprattutto attraverso il linguaggio: carrelli e movimenti di macchina molto "studiati" disegnano lo spazio, non senza evocare il cinema di Sergio Leone. Consapevole dei propri mezzi, il regista indipendente australiano David Michod (già fattosi notare con lo spietato Animal Kingdom) riesce a trasformare la lentezza in un pregio e nella cifra del film. Bene Robert Pattinson, il bel vampiro di Twilight ormai convertito al cinema d'autore. (roberto nepoti) OOOO
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"Un amico molto speciale"
È la vigilia di Natale e Antoine, sei anni, desidera più di ogni cosa fare un giro sulla slitta del vecchio barbuto dal costume rosso. Così non si sorprende troppo quando Babbo Natale piomba sul suo balcone: salvo che, invece di portarli, lui i regali li fa a se stesso derubando le case dei quartieri ricchi. E tanto peggio se, alla caviglia, porta un "braccialetto" di sorveglianza, o se a una certa ora deve tornare il prigione. Per realizzare il suo desiderio Antoine diventa l'apprendista del disonesto Santa Claus, che una gang di malviventi attende al varco. Quest'anno il Natale è arrivato in anticipo, con il contro-cinepanettone Ogni maledetto Natale e con questa commedia francese, particolarmente adatta a un pubblico tra i sei e i dieci anni. Anche chi non crede più a Babbo Natale, però, potrà godersela; a patto che non si aspetti novità. Il piccolo Victor Cabal regala ad Antoine un candore commovente, Tahar Rahim (Il profeta) è simpatico e tutto concorre a farci sentire più buoni. (roberto nepoti) OOO e 1/2
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"Scemo & più scemo 2"
Vent'anni fa esatti, Jim Carrey e Jeff Daniels furono protagonisti di una road-comedy demenziale di successo. Ora si calano di nuovo nei panni di Lloyd Christmas e Harry Dunne con la trama seguente: Harry scopre di avere una figlia illegittima, ormai adulta. Poiché gli serve un rene di ricambio ma non ha altri parenti cerca, con l'aiuto di Lloyd, la ragazza nella speranza che lo aiuti. Come già l'altra volta, i due restano coinvolti in un intrigo criminale. Per dare un seguito a Scemo e più scemo i fratelli Farrelly hanno atteso a lungo. Troppo a lungo. Passata la cinquantina, i due attori abitano un film che ricicla molte gag del prototipo; però non hanno più la stralunata innocenza di allora; e se là erano idioti, adesso il loro quoziente intellettivo pare ulteriormente calato, fino a renderli fastidiosi e anche cattivi. Vero è che Carrey e Daniels, malgrado il tempo trascorso, riescono a rientrare senza sforzo nelle rispettive parti. E che, verso la fine, si ride anche un po'. Però è un risultato scarso per un film del genere, il cui unico scopo dovrebbe essere far ridere da subito, e spesso. (roberto nepoti) OO
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