NEW YORK - Si è imposto con alcune apparizioni in Sex and the city. Ma da Il lato positivo (con Jennifer Lawrence nel 2012), l'attore americano Bradley Cooper, 40 anni il 5 gennaio, ha iniziato a mostrare di che pasta è fatto. Dopo il thriller Come un tuono, American Hustle (ancora con Lawrence) e il dramma Una folle passione (sempre con la giovane Jennifer), Cooper torna con American Sniper di Clint Eastwood (il 1° gennaio). Cronaca vera sulla guerra in Iraq vista attraverso gli occhi di uno dei più micidiali cecchini della storia americana. Nel film Cooper è "gonfio" di muscoli: una notevole trasformazione fisica da "method acting" per il ruolo del militare tutto d'un pezzo. Per anni scapolo d'oro di Hollywood, adesso è legato (o forse non più, secondo alcuni siti americani di gossip) alla modella inglese di 22 anni Suki Waterhouse. Ma, nel nostro incontro a New York, dichiara che la sua vera anima gemella è proprio Jennifer Lawrence: "Il mio grande amore platonico". In questi giorni, l'attore è in scena a Broadway in The elephant man, tratto da film del 1980 di David Lynch. Nei primi minuti dello spettacolo, è in scena in mutande, e si trasforma letteralmente davanti agli occhi del pubblico.
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Com'è stato lavorare con Clint Eastwood?
"Lo adoro. In passato feci una registrazione per Flags of our fathers e Gran Torino, perché Clint non fa provini, ma non mi prese. Con American Sniper finalmente ce l'ho fatta. Tutto quel che avevo sentito dire di lui è vero: è un uomo di poche parole e non prova. Sul set porta un'energia meravigliosa e potente. Abbiamo girato in spazi talmente ristretti da rendere necessario l'uso di una cinepresa molto piccola che lui stesso ha preso in mano: mi ha detto di saltargli sopra, ha girato la scena, poi ha dato la macchina al cameraman dicendogli sornione: ora prova tu a rifarlo".
Ha incontrato Chris Kyle, il vero cecchino, prima che fosse ucciso da un commilitone?
"Una sola volta. Nel 2011 abbiamo presentato il progetto alla Warner Brothers e lui era esitante. Gli dicevo, 'capisco le tue paure, ma questa è la prima cosa che produco e voglio che tu sappia che lo farò con impegno totale'. Non ero nemmeno sicuro che alla fine il protagonista sarei stato io: sono di Filadelfia e lui era del Texas, io vengo da un ambiente urbano, lui era un cowboy, e poi ero molto più piccolo. Sapevo che per essere credibile dovevo diventare grosso come lui e parlare come lui, ma avevo solo tre mesi a disposizione. Ho cominciato mangiando 6000 calorie al giorno, facevo allenamento con i pesi e avevo un fantastico insegnante di dialetto. Per tre mesi ho dormito solo nei weekend".
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Paura di sbagliare?
"Certo, sentivo di dover raccontare la sua storia in modo corretto. Kyle non è un personaggio, era una persona vera. Quindi sacra. Come attore, era questo a spaventarmi".
Per molti invadere l'Iraq è stato un errore politico. Lei cosa pensa?
"Chris ha sempre detto che non toccava a lui commentare: era solo un soldato".
Sì, ma lei cosa pensa?
"Preferisco non parlarne. Ma l'arte è un fatto soggettivo, e ognuno lo interpreta come crede".
Ha lavorato tanto con Jennifer Lawrence...
"Stiamo diventando come Fred Astaire e Ginger Rogers. C'è una sottile e spontanea complicità tra noi due. Ci capiamo al volo, nonostante la differenza d'età. Aiuta molto che Jennifer ha una maturità artistica impressionante. Per altre cose è una ragazzina. È la mia sorellina, guai a toccarmela!".
Che infanzia ha avuto?
"Sono il più giovane della famiglia, e il più viziato. Ho sfruttato i benefici dell'essere il più piccolo di casa. Le mie sorelle mi hanno aperto la strada: le botte se le sono prese tutte loro! I miei genitori mi lasciavano fare quello che volevo, ma sono cresciuto in un ambiente italiano, irlandese cattolico a Filadelfia: qualcuno l'avrebbe definito un rigido campo militare".
Che cosa farà a Natale?
"Cucinerò il tacchino per tutta la famiglia. L'ho imparato dalla nonna. E poi ho lavorato nei ristoranti da quando avevo quindici anni: una buona scuola, credetemi".
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Com'è stato lavorare con Clint Eastwood?
"Lo adoro. In passato feci una registrazione per Flags of our fathers e Gran Torino, perché Clint non fa provini, ma non mi prese. Con American Sniper finalmente ce l'ho fatta. Tutto quel che avevo sentito dire di lui è vero: è un uomo di poche parole e non prova. Sul set porta un'energia meravigliosa e potente. Abbiamo girato in spazi talmente ristretti da rendere necessario l'uso di una cinepresa molto piccola che lui stesso ha preso in mano: mi ha detto di saltargli sopra, ha girato la scena, poi ha dato la macchina al cameraman dicendogli sornione: ora prova tu a rifarlo".
Ha incontrato Chris Kyle, il vero cecchino, prima che fosse ucciso da un commilitone?
"Una sola volta. Nel 2011 abbiamo presentato il progetto alla Warner Brothers e lui era esitante. Gli dicevo, 'capisco le tue paure, ma questa è la prima cosa che produco e voglio che tu sappia che lo farò con impegno totale'. Non ero nemmeno sicuro che alla fine il protagonista sarei stato io: sono di Filadelfia e lui era del Texas, io vengo da un ambiente urbano, lui era un cowboy, e poi ero molto più piccolo. Sapevo che per essere credibile dovevo diventare grosso come lui e parlare come lui, ma avevo solo tre mesi a disposizione. Ho cominciato mangiando 6000 calorie al giorno, facevo allenamento con i pesi e avevo un fantastico insegnante di dialetto. Per tre mesi ho dormito solo nei weekend".
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Paura di sbagliare?
"Certo, sentivo di dover raccontare la sua storia in modo corretto. Kyle non è un personaggio, era una persona vera. Quindi sacra. Come attore, era questo a spaventarmi".
Per molti invadere l'Iraq è stato un errore politico. Lei cosa pensa?
"Chris ha sempre detto che non toccava a lui commentare: era solo un soldato".
Sì, ma lei cosa pensa?
"Preferisco non parlarne. Ma l'arte è un fatto soggettivo, e ognuno lo interpreta come crede".
Ha lavorato tanto con Jennifer Lawrence...
"Stiamo diventando come Fred Astaire e Ginger Rogers. C'è una sottile e spontanea complicità tra noi due. Ci capiamo al volo, nonostante la differenza d'età. Aiuta molto che Jennifer ha una maturità artistica impressionante. Per altre cose è una ragazzina. È la mia sorellina, guai a toccarmela!".
Che infanzia ha avuto?
"Sono il più giovane della famiglia, e il più viziato. Ho sfruttato i benefici dell'essere il più piccolo di casa. Le mie sorelle mi hanno aperto la strada: le botte se le sono prese tutte loro! I miei genitori mi lasciavano fare quello che volevo, ma sono cresciuto in un ambiente italiano, irlandese cattolico a Filadelfia: qualcuno l'avrebbe definito un rigido campo militare".
Che cosa farà a Natale?
"Cucinerò il tacchino per tutta la famiglia. L'ho imparato dalla nonna. E poi ho lavorato nei ristoranti da quando avevo quindici anni: una buona scuola, credetemi".