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Fortunato Cerlino negli Usa: il boss Savastano ora cerca Hannibal

L'attore, celebre per il personaggio del camorrista nella produzione Sky, affianca il "cannibale" Mad Mikkelsen nella nuova stagione del serial Usa

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DA Gomorra ad Hannibal, da boss della camorra a ispettore a caccia del più famoso dei cannibali. Fortunato Cerlino, alle spalle una lunga carriera teatrale, si è fatto notare in un piccolo ruolo nel film di Matteo Garrone ed è diventato uno dei protagonisti delle serie televisiva. Ora è stato scelto come co-protagonista per la serie americana di grande successo Hannibal, con Mad Mikkelsen e Laurence Fishburne, trasmessa da Italia 1. Si racconta via Skype dal set canadese.
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A caccia di Hannibal. "Quest’avventura americana è iniziata nel più L'avventura americana.tradizionale dei modi: ho fatto un provino. Cercavano un attore italiano per il ruolo dell’Ispettore Pazzi, personaggio interpretato nel film da Giancarlo Giannini. Mi hanno convocato a Firenze, è andata bene". Ha già girato due puntate, tra qualche settimana il set si sposterà in Italia. La serie Gomorra è stata venduta in sessanta paesi. "Non ho chiesto ai produttori se l’avessero vista, ma credo di sì. Ho capito che gli americani considerano questa serie eccezionale, per la base di verità della storia e la qualità degli attori. E poi gli americani hanno una grande attenzione sull’Europa, anche perché il mercato si sta spostando anche qui e ci sarà questo grande network di Sky che sarà europeo. E loro sono già votati a una mentalità più internazionale. In questa serie oltre a me che sono italiano e servo al nostro mercato, c’è Laurence Fishburne che apre quello americano e Mad Mikkelsen che copre il bacino europeo e non solo, e Hugh Dency che è inglese".
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L'ispettore malinconico.
Chi è l’ispettore Pazzi? Nel libro è un cattivo. "Cattivo, non so. Non si comporta in modo pulito rispetto all’indagine che fa. Ma gli hanno dato una vena di credibilità e di malinconia. Perché lui è da vent’anni che insegue Hannibal. Nel romanzo si dice che alcuni dei personaggi attribuiti al mostro di Firenze ad Hannibal che in quel periodo era stato a Firenze. Il mio personaggio ha intuito tutto questo ma non aveva le prove. Quell’inchiesta è un fallimento, vent’anni dopo Hannibal torna, va a Palermo e io vado a Palermo per cercarlo, ci incrociamo e poi a Firenze cerco di incastrarlo. È una visione romantica ma il fallimento di vent’anni prima gli ha davvero cambiato la vita. La sua credibilità in questi vent’anni di inseguimento è messa in discussione. Non ha più lo stesso ruolo alla Questura, viene preso per un visionario. Questa serie è scritta con grande attenzione all’aspetto psicologico dei personaggi. Il mio è tormentato da questi vent’anni senza prova. Perché la particolarità di questa serie è che Hannibal riesce sempre a non lasciare nessuna traccia. Nel suo ritorno io vedo la mia possibilità di riscatto. Di uscire da questa ossessione per la mancata cattura. Per com’è scritto il personaggio tutto è giustificato".

Dall'altra parte della barricata.
Un personaggio completamente diverso dal boss Savastano della serie Gomorra. "Grazie a dio. Savastano è un uomo che non ha un rapporto con un’umanità così fragile come Pazzi. Poi lui è un criminale, Pazzi un ispettore che appartiene in qualche modo alla legge. Per il personaggio di Savastano ho lavorato piuttosto sulla mancanza di umanità, sul controllo delle emozioni. Invece Pazzi ha un che di eroico, da vent’anni ha seguito una strada e vuole dare un senso alla sua vita. Un personaggio più romantico. E sono contento di avere quest’opportunità. Perché in Italia c’è l’abitudine a fossilizzarsi. La fantasia non aiuta gli operatori che tendono a replicarti. Io ho avuto la forza di rifiutare dei personaggi clone di Savastano. Anche Matteo Amore ha avuto lo stesso problema: un attore ha delle tecniche ma è in grado di fare molti altri personaggi".

Nato sul palco.
"Sicuramente la mia formazione teatrale mi aiuta in questo, ho cominciato che avevo 17 anni. E nella carriera ho fatto di tutto". A proposito di come si lavora sul set di una grande produzione "l’unica cosa che cambia è il budget: qui una scenografia in cui ricostruiscono la cappella Normanna con mezzo milioni di dollari. Ma dal punto di vista dei rapporti e creativi siamo vicini a Gomorra.  Sul set sono stato a casa. Ho girato con tutti loro, Hugh, Mad, Laurence, ci siamo trovati talmente bene che ha un certo punto ci siamo dovuti fermare perché il regista ha detto “no guardate che i personaggi non sono così amici. In realtà noi ci stavamo divertendo, ci piaceva giocare. E’ un grande attore. E ama l’Italia, vorrebbe lavorare da noi”.

Sogno italiano. Fortunato Cerlino vorrebbe lavorare all’estero? "Ci sto lavorando. Non è facile perché anche se parli inglese tendono a darti sempre la parte dell’italiano. Ma capitano personaggi così. Ma non ho il sogno americano". Di quel provino per il film Gomorra di Matteo Garrone che gli ha cambiato la vita dice che "allora non l’avrei mai immaginato. Io sono un tipo tenace, ma con i piedi per terra. Ma ci tenevo a lavorare con Garrone, lo stimo e sapevo che era un’operazione particolare legata alla mia terra. Questo lavoro si può fare per tanti motivi quando però hai fatto il pareggio con l’aspetto economico poi vuoi anche essere utile".

Gomorra
, la vendetta. Dell’atteso ritorno della serie, Gomorra 2, dice «non vedo l’ora di tornare su quel set, che è diventato una grande famiglia. A cominciare da Stefano Sollima. Io sono andato a trovarli su quel set a Roma ed è stata una festa. Da quel punto di vista il budget non conta. Laurence Fishburne mi raccontava che sta per iniziare un piccolo progetto indipendente, da 6 milioni di dollari. Che per noi sono tantissimi. Ma lì i soldi sono anche ben spesi: un attore meno di mille dollari anche per una partecipazione non li prende, da noi la cifra per una posa è scesa in maniera vergognosa. Non siamo tutelati. Grazie a dio Gomorra è un’eccezione anche in questo senso. In Italia è facile essere avviliti dal punto di vista economico, parlo per esperienze fatte, pagare un attore 150, 200 euro a posa sapendo che in un mese ne farai due, tre e poi magari chi lo sa, è un’abitudine sulla quale si dovrebbe riflettere. Non c’è mai stata una consapevolezza della categoria. Oggi fare questo lavoro in Italia è difficile, ci hanno messo in condizioni difficili da sopportare e la mancanza di consapevolezza ci rende anche difficile protestare: prendi le 200 euro e sei felice perché hai recitato. C’è una parte infantile dell’essere attori che non ci tutela".