Spettacoli

I GIUDIZI

Recensioni della settimana: da evitare o da non perdere, ecco le pagelle dei film

Le recensioni dei critici di Repubblica sulle novità al cinema. Per orientarsi nella scelta. O rischiare, nonostante tutto
 

4 minuti di lettura
LEGENDA
O da evitare
OO si può perdere
OOO si può vedere
OOOO da vedere
OOOOO da non mancare
OOOOOO indimenticabile
 
Gabriele Salvatores sulle tracce del fantasy all'europea
di Roberto Nepoti
SE LA programmazione delle feste abbonda di titoli appetitosi, non si può dire che il loro pregio più evidente sia l'originalità: a Natale il cinema offre all'incirca quel che ci aspettiamo, sperando che ci piaccia una volta di più. Tutto diverso il discorso per il film di Gabriele Salvatores che (con la scorta cross-mediale di un libro edito da Salani e di una graphic-novel a puntate prodotta da Panini Comics) si pone nella zona, poco frequentata dalle nostre parti, del "fantasy adolescenziale": con protagonisti in età scolare, supereroi e supercattivi, però senza molto da spartire con Transformers e similari cinecomic americani. In qualche modo Salvatores sembra rimettersi sulla strada fondativa di un possibile fantasy all'europea, già esplorata a suo tempo con Nirvana; non disdegna gli effetti speciali, ma neppure intende farne il centro dello spettacolo.
Michele (Ludovico Girardello) vive in una città di mare assieme a Giovanna (Valeria Golino), madre poliziotto, frequenta la scuola senza troppo brillare, subisce le angherie di una coppia di bulli. E, pensiero dominante, ha una cotta per una biondina di nome Stella, che però non lo calcola. In previsione di una festa in maschera dove ci sarà anche lei, il ragazzo acquista un costume da supereroe; ma si deve accontentare di uno misero e supereconomico, dopo che i bulli gli hanno sottratto i soldi offerti da mamma. Salvo che lo straccetto, trovato in un bazar cinese, lo rende invisibile.
Seguono esperienze più e meno piacevoli, prima di apprendere una quantità di cose sconcertanti: che non è l'abito la causa dell'invisibilità, che discende da una stirpe di "Speciali" e che gente molto pericolosa s'interessa a lui. Michele è affidato alle cure dell'improbabile psicologo dottor Basili (divertente performance di Fabrizio Bentivoglio), mentre i più dotati tra i suoi compagni spariscono senza lasciare indizi. Frattanto sembra seguire i passi del ragazzo Andrej, un uomo misterioso che ha una parte fondamentale nella sua identità. E qui il film dà il via a una serie di "spoiler" che sarebbe lungo - e inelegante - rivelare. Il ragazzo invisibile è "anche" un teen-movie (e con pregi di naturalezza piuttosto rari); è "anche" un film di supereroi, ma non è solo questo. Non occorre nemmeno troppo scomodare il tema dell'invisibilità come metafora dell'adolescenza per apprezzare l'acutezza dello sguardo di Salvatores su quell'età della vita, cui il regista ha dedicato già una pattuglia di film a cominciare da Io non ho paura: un'empatia non condiscendente che di certo i più giovani sapranno cogliere. Neppure ingenua, però: anzi sapiente, quanto lo è lo studio delle inquadrature (nella fotografia di Italo Petriccione, che valorizza eccezionalmente Trieste) angolate e "tagliate" come nelle migliori tavole a fumetti. Detto ciò spiace un po' dover constatare che il film, delizioso per tre quarti, tende a sfumare, nell'ultimo, un po' a coda di pesce. Stentando a trovare un finale, ne somma tre o quattro; e, soprattutto, perde ritmo quando si addentra nella parte più fantasy, con relative spiegazioni sui destini degli "Speciali". Incluso il finale con la supermamma Yelena, che potrebbe far pensare a una porta aperta su possibili seguiti. Il ragazzo invisibile - OOOO / Il trailer

È un personaggio Disney ma ricorda i supereroi Marvel
di Roberto Nepoti
Ora che possiede la casa dell'Uomo Ragno, non fa meraviglia se Disney Animation entra nell'universo Marvel adattando un fumetto che ricorda i Guardiani della Galassia e gli X-Men: collettivi di supereroi uniti contro il male. Hiro è un ragazzo prodigio esperto di robotica. Quando un nemico in maschera gli ruba la tecnologia per fare guai, Hiro costituisce un gruppo colorito di amici per fermarlo. L'ibridazione Disney/Marvel produce ulteriori ibridi: coniuga il repertorio di supereroi con quello di robot, ma ibrida anche l'estetica dell'animazione americana e quella del cartoon giapponese. Non a caso l'amabile Baymax ricorda Wall-E e il Totoro di Miyazaki in versione tecno (quanto al nome della città, San Fransokyo, parla da sé). Questa, del resto, è la qualità migliore del film, mentre i pur simpatici nerd del gruppo non sono nuovissimi, la storia vira gradualmente all'ennesima variazione supereroica e la Disney non si nega la dose di sentimentalismo che la caratterizza da sempre. Big Hero 6 - OOOO / Il trailer

Quella sala da ballo ha il valore di un simbolo
di Paolo D'Agostini
L'inarrestabile Loach torna nell'Irlanda degli anni chiave intorno al 1920, tra riconoscimento dell'indipendenza dal Regno unito e guerra civile che oppose gli indipendentisti radicali ai repubblicani che avevano accettato il Trattato che divideva l'isola: Eire cattolica e Irlanda del Nord rimasta sotto la corona britannica. Torna dove aveva già ambientato Il vento che accarezza l'erba, Palma d'oro 2006, ripartendo da lì per inoltrarsi nel decennio successivo. E, attraverso il personaggio carismatico di Jimmy Gralton (Barry Ward), raccontare l'aprirsi di un fronte sociale che oppone proprietari terrieri ultrareazionari e Chiesa cattolica ultraconservatrice (molto incisivo il personaggio del prete che rispetta Jimmy ma è fermamente determinato ad annullarne l'influenza sul suo "gregge") alle istanze di difesa dei più poveri e della libertà di comportamento e di opinione. Di sentimenti socialisti Gralton viene strumentalmente criminalizzato come "comunista". Tornato da un decennio di esilio americano ridà vita a una sala da ballo rurale che assume subito il valore di un simbolo. E come tale non potrà essere tollerato. Jimmy's Hall - OOOO / Il trailer

La Terra di Mezzo, spettacolo fastoso con un po' di noia
di Paolo D'Agostini
Cercando di rigare dritto senza lasciarsi distrarre dal significato che ha assunto - povero Tolkien - l'espressione "terra di mezzo", eccoci al compimento della più monumentale delle saghe cinematografiche. Interamente realizzata da Peter Jackson: prima i tre film del Signore degli anelli e poi i tre dello Hobbit. L'azione del secondo precede quella del primo: come è accaduto con Guerre stellari, vediamo un prequel. Senza addentrarci nella selva di mitologie e personaggi (che in gran parte ritroviamo, con gli stessi interpreti) diremo che Umani, Nani e Elfi, dopo una devastante prova imposta dall'ira del Drago Smaug, si ritrovano raccolti intorno a Erebor o Montagna Solitaria alle prese con un dilemma. Lo sterminato tesoro che nelle sue viscere è custodito vale una guerra di tutti contro tutti mentre incombe la minaccia letale degli Orchi e dei Mannari scatenati da Sauron? Il titanico confronto intorno ai principi di lealtà, onore, coraggio soccombe sotto il peso di uno spettacolo fastoso e noioso. Lo Hobbit - La battaglia delle cinque armate OOO / Il trailer

La vita è un'illusione, tra farsa e incubo
di Roberto Nepoti
I lettori del bestseller di Gillian Flynn ci perdoneranno tre righe di trama. Nick Dunne e sua moglie Amy sono una coppia in apparenza perfetta. Quando Amy, all'improvviso, sparisce, Nick è sospettato di averla eliminata: prima dal vicinato, poi dalla polizia quindi, grazie ai media, dall'America intera. Durante la prima ora David Fincher, concentrato nell'impostazione della storia, si diverte a sapere quello che lo spettatore non sa, un po' come faceva Hitchcock. Però L'amore bugiardo non è un film hitchcokiano: o almeno, non lo è nell'ora e mezza successiva. Non dimentichiamo che Fincher è il regista di Seven e Fight Club, ma anche di quel The Social Network che rappresentava l'ascesa di Facebook nei toni del noir. Mentre i colpi di scena si moltiplicano e il film alterna i punti di vista, lui ci racconta soprattutto il suo: la vita è una rappresentazione illusoria a metà tra la farsa e l'incubo; il matrimonio, con le sue promesse assurde, ne costituisce l'emblema; ma la società dello spettacolo dove siamo impantanati ne è la più diabolica realizzazione. Gone Girl - L'amore bugiardo OOOO e mezzo / Il trailer