Secondo Robert Zemeckis, regista di Ritorno al futuro e Flight, "la vera storia di Philippe Petit è esorbitante" perché "racconta di un artista che mette a repentaglio la sua vita per creare una performance". Riuscire in qualche modo a restituire a parole le immagini potentissime del primo trailer di The Walk, nelle sale dal 2 ottobre 2015 in IMAX 3D, distribuito da Sony Pictures, significa attraversare su un cavo sospeso, proprio come Petit, quel vuoto visivo, morale, storico tra le Torri Gemelle del World Trade Center.
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L'occhio del regista parte dai piedi di una delle torri, perfettamente fuso nelle lamiere del complesso; risale tutti i 110 piani abbattuti l'11 settembre 2001 dagli aerei-kamikaze, fino a toccare la vetta. Il funambolo francese Philippe Petit, interpretato da Joseph Gordon-Levitt, è pronto a sfidare se stesso mentre con due occhi che somigliano a radiotelescopi immagina di segnare il record dei record: una camminata nel vuoto a più di 400 metri di altezza, sospeso su un cavo d'acciaio spesso tre centimetri, passando da una torre gemella all'altra, privo di alcuna protezione.
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Proprio come Jodie Foster in Contact, il 7 agosto 1974 l'equilibrista rimarrà aggrappato alle nuvole per 45 minuti (quelli di Ellie Arroway erano solo due) al di là delle dimensioni spazio temporali conosciute, senza aiuti tecnologici. In basso, le autorità e i cittadini gridano atterriti. Lo scandalo di veder minata la sicurezza nazionale, di prendersi gioco della ricchezza postindustriale americana... Un mimo, un giocoliere, un emarginato, un alieno respira e vive in un punto esatto, quello tra cielo e asfalto, che neanche i terroristi o i potenti della Terra potranno mai a sfiorare.
Nel film, adattamento del libro scritto da Petit nel 2002 (Toccare le nuvole fra le Twin Towers), le azioni più complesse sono state affidate allo stunt Jade Kindar-Levitt. "Già a partire dal trailer potete farvi un'idea del 'visual scope' e dello spettacolo", ha dichiarato il presidente di TriStar Productions, Thomas Rothman, a Entertainment Weekly. "Quando arriva il momento di camminare sul filo - portando lo spettatore là dove solo un essere umano è riuscito ad andare e nessuno potrà più - Zemeckis lo fa in una maniera visiva che vi sbalordirà. Ci sono immagini nel terzo atto del film da mozzare letteralmente il fiato". E Zemeckis: "Nessuno oggi fa più un atto dimostrativo di questa portata, forse solo Banksy; la gente è diventata così... noiosa". Anche se nel promo non le vediamo, tra le co-star appaiono Charlotte Le Bon, James Badge Dale, Ben Schwartz e Ben Kingsley nel ruolo di mentore di Petit, Papa Rudy. Il teaser poster è un chiaro omaggio al graphic designer Saul Bass.
L'incontro con l'altra torre, nel film, sembra quasi incarnare l'incontro con un essere superiore; possiede qualcosa di lisergico, di religioso. Forse per questo Zemeckis, un "alieno" del cinema, scatena in The Walk tutte le sue emozioni creative. Petit ha l'aria di un Forrest Gump a penzoloni su un cavo d'acciaio. La camera che turbina dall'alto, circolare, campo-controcampo, ricostruisce le prospettive dello skyline al contrario, proseguendo tutto il discorso di sperimentazione grafica caro a Zemeckis: dove la carica emotiva della realtà non arriva, il computer fa il resto.
La "macchina del tempo" di Zemeckis sembra superare il documentario Man on Wire - Un uomo tra le Torri (vincitore dell'Academy Award) che raccontava l'impresa. Il regista premio Oscar non solo è rimasto affascinato dalla storia di questo giovane sognatore dal 2006, ma assieme all'amico produttore Steve Starkey ha sempre voluto lasciare una personale lettera d'amore alle Torri Gemelle, mettendola al servizio della tecnica più avanzata. Il funambolo di Nemours, 65 anni, ha scritto anche un esaltante Trattato di funambolismo nel 1985: "Uomo dell'aria, tu colora col sangue le ore sontuose del tuo passaggio fra noi" si legge. "I limiti esistono soltanto nell'anima di chi è a corto di sogni".
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L'occhio del regista parte dai piedi di una delle torri, perfettamente fuso nelle lamiere del complesso; risale tutti i 110 piani abbattuti l'11 settembre 2001 dagli aerei-kamikaze, fino a toccare la vetta. Il funambolo francese Philippe Petit, interpretato da Joseph Gordon-Levitt, è pronto a sfidare se stesso mentre con due occhi che somigliano a radiotelescopi immagina di segnare il record dei record: una camminata nel vuoto a più di 400 metri di altezza, sospeso su un cavo d'acciaio spesso tre centimetri, passando da una torre gemella all'altra, privo di alcuna protezione.
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Proprio come Jodie Foster in Contact, il 7 agosto 1974 l'equilibrista rimarrà aggrappato alle nuvole per 45 minuti (quelli di Ellie Arroway erano solo due) al di là delle dimensioni spazio temporali conosciute, senza aiuti tecnologici. In basso, le autorità e i cittadini gridano atterriti. Lo scandalo di veder minata la sicurezza nazionale, di prendersi gioco della ricchezza postindustriale americana... Un mimo, un giocoliere, un emarginato, un alieno respira e vive in un punto esatto, quello tra cielo e asfalto, che neanche i terroristi o i potenti della Terra potranno mai a sfiorare.
Nel film, adattamento del libro scritto da Petit nel 2002 (Toccare le nuvole fra le Twin Towers), le azioni più complesse sono state affidate allo stunt Jade Kindar-Levitt. "Già a partire dal trailer potete farvi un'idea del 'visual scope' e dello spettacolo", ha dichiarato il presidente di TriStar Productions, Thomas Rothman, a Entertainment Weekly. "Quando arriva il momento di camminare sul filo - portando lo spettatore là dove solo un essere umano è riuscito ad andare e nessuno potrà più - Zemeckis lo fa in una maniera visiva che vi sbalordirà. Ci sono immagini nel terzo atto del film da mozzare letteralmente il fiato". E Zemeckis: "Nessuno oggi fa più un atto dimostrativo di questa portata, forse solo Banksy; la gente è diventata così... noiosa". Anche se nel promo non le vediamo, tra le co-star appaiono Charlotte Le Bon, James Badge Dale, Ben Schwartz e Ben Kingsley nel ruolo di mentore di Petit, Papa Rudy. Il teaser poster è un chiaro omaggio al graphic designer Saul Bass.
L'incontro con l'altra torre, nel film, sembra quasi incarnare l'incontro con un essere superiore; possiede qualcosa di lisergico, di religioso. Forse per questo Zemeckis, un "alieno" del cinema, scatena in The Walk tutte le sue emozioni creative. Petit ha l'aria di un Forrest Gump a penzoloni su un cavo d'acciaio. La camera che turbina dall'alto, circolare, campo-controcampo, ricostruisce le prospettive dello skyline al contrario, proseguendo tutto il discorso di sperimentazione grafica caro a Zemeckis: dove la carica emotiva della realtà non arriva, il computer fa il resto.
La "macchina del tempo" di Zemeckis sembra superare il documentario Man on Wire - Un uomo tra le Torri (vincitore dell'Academy Award) che raccontava l'impresa. Il regista premio Oscar non solo è rimasto affascinato dalla storia di questo giovane sognatore dal 2006, ma assieme all'amico produttore Steve Starkey ha sempre voluto lasciare una personale lettera d'amore alle Torri Gemelle, mettendola al servizio della tecnica più avanzata. Il funambolo di Nemours, 65 anni, ha scritto anche un esaltante Trattato di funambolismo nel 1985: "Uomo dell'aria, tu colora col sangue le ore sontuose del tuo passaggio fra noi" si legge. "I limiti esistono soltanto nell'anima di chi è a corto di sogni".