"Una commedia fantasy che guarda all'America e al neorelismo". Alessandro Siani si cuce addosso il suo secondo film da regista Si accettano miracoli, presentato in anteprima al cinema Happy di Afragola, in provincia di Napoli (il film arriva in sala il primo gennaio in 650 copie). Code da Hollywood, red carpet affollatissimo. Siani fa il suo ingresso da star con il cast in grande spolvero: la sua spalla ideale Fabio De Luigi (Don Germano), Serena Autieri (la sorella Adele), Ana Caterina Morariu (Chiara, una ragazza non vedente) e Giovanni Esposito (marito di Adele) e cerca di bissare il successo del suo primo film Il principe abusivo che si è portato a casa la cifra record di 15 milioni di euro.
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Undici sale sold-out, millequattrocento paganti. Atmosfera delle grandi occasioni. "Ho voluto raccontare una favola moderna, mi sono ispirato alla realtà, è un film sulla mercificazione che si muove tra il sacro e il profano. Si racconta di un'Italia preoccupante, dove i politici parlano di lavoro, mentre il pubblico vuole sognare e credere in un miracolo. In ogni istante mi sono confrontato con la gente del posto, la sceneggiatura è cresciuta nei luoghi in cui abbiamo girato, mi è piaciuto contaminare i due generi fantasy e comedy", racconta Siani. Il film è una favola moderna che prende spunto dall'attualità, dalla crisi e dalla mancanza di fondi per aprirsi in una storia fiabesca nel bel mezzo di un paesino della Campania.
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Siani interpreta Fulvio, un tagliatore di teste che a sua volta sarà licenziato, ribellatosi al datore di lavoro che aggredisce fisicamente, andrà in prigione. A liberarlo ci penserà il magnanimo fratello sacerdote Don Germano (Fabio De Luigi) che lo prenderà in affido. "Il personaggio del prete è cresciuto giorno dopo giorno - racconta Siani - per scriverlo è stato fondamentale l'arrivo di Papa Francesco. L'idea era raccontare un prete che avesse delle paure, ma che scendesse tra la gente e che rimanesse ancorato alla sua fede". La storia entra nel vivo quando Siani arrivato nel piccolo paesino-presepe dagli echi anni Cinquanta si farà venire in mente un'idea per risollevare le sorti della casa-famiglia rimasta senza finanziamenti.
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Il film è interamente girato in Campania. "E' stato molto emozionate girare in questi luoghi, dalla Napoli che lavora del Centro direzionale, fuori dai cliché cinematografici di questi ultimi tempi, fino ai paesini incontaminati della Costiera - prosegue Siani - sono i luoghi che ho amato molto nei film del neorealismo. C'è in particolare la scena della discesa dei paesani verso il belvedere a picco sul mare dove con molto rispetto, ho raccolto l'eredità di Vittorio De Sica. Un paragone enorme forse, ma mi è piaciuto ricreare il sapore di film con i quali sono cresciuto."
FOTO - RED CARPET AD AFRAGOLA
Grandi protagonisti anche i sette piccoli attori, amici inseparabili di Siani sul set, ospiti della casa-famiglia gestita dal fratello sacerdote. "Sono stati molto bravi, li ho scelti tra migliaia, e in alcuni momenti mi sono fatto dirigere da loro". Al fianco di Siani una squadra di attori della grande scuola teatrale, da Benedetto Casillo a Giacomo Rizzo. Le location da sogno sono Sant'Agata dei Goti e Scala, undici settimane di lavorazione per un budget da 6 milioni di euro, prodotto da Cattleya e Rai Cinema, distribuito da 01 Distribution. Siani ha lavorato alla sceneggiatura con Gianluca Ansanelli e Tito Buffulini. Alla scenografia c'è Francesco Frigeri che ha lavorato con Massimo Troisi.
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Undici sale sold-out, millequattrocento paganti. Atmosfera delle grandi occasioni. "Ho voluto raccontare una favola moderna, mi sono ispirato alla realtà, è un film sulla mercificazione che si muove tra il sacro e il profano. Si racconta di un'Italia preoccupante, dove i politici parlano di lavoro, mentre il pubblico vuole sognare e credere in un miracolo. In ogni istante mi sono confrontato con la gente del posto, la sceneggiatura è cresciuta nei luoghi in cui abbiamo girato, mi è piaciuto contaminare i due generi fantasy e comedy", racconta Siani. Il film è una favola moderna che prende spunto dall'attualità, dalla crisi e dalla mancanza di fondi per aprirsi in una storia fiabesca nel bel mezzo di un paesino della Campania.
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Siani interpreta Fulvio, un tagliatore di teste che a sua volta sarà licenziato, ribellatosi al datore di lavoro che aggredisce fisicamente, andrà in prigione. A liberarlo ci penserà il magnanimo fratello sacerdote Don Germano (Fabio De Luigi) che lo prenderà in affido. "Il personaggio del prete è cresciuto giorno dopo giorno - racconta Siani - per scriverlo è stato fondamentale l'arrivo di Papa Francesco. L'idea era raccontare un prete che avesse delle paure, ma che scendesse tra la gente e che rimanesse ancorato alla sua fede". La storia entra nel vivo quando Siani arrivato nel piccolo paesino-presepe dagli echi anni Cinquanta si farà venire in mente un'idea per risollevare le sorti della casa-famiglia rimasta senza finanziamenti.
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Il film è interamente girato in Campania. "E' stato molto emozionate girare in questi luoghi, dalla Napoli che lavora del Centro direzionale, fuori dai cliché cinematografici di questi ultimi tempi, fino ai paesini incontaminati della Costiera - prosegue Siani - sono i luoghi che ho amato molto nei film del neorealismo. C'è in particolare la scena della discesa dei paesani verso il belvedere a picco sul mare dove con molto rispetto, ho raccolto l'eredità di Vittorio De Sica. Un paragone enorme forse, ma mi è piaciuto ricreare il sapore di film con i quali sono cresciuto."
FOTO - RED CARPET AD AFRAGOLA
Grandi protagonisti anche i sette piccoli attori, amici inseparabili di Siani sul set, ospiti della casa-famiglia gestita dal fratello sacerdote. "Sono stati molto bravi, li ho scelti tra migliaia, e in alcuni momenti mi sono fatto dirigere da loro". Al fianco di Siani una squadra di attori della grande scuola teatrale, da Benedetto Casillo a Giacomo Rizzo. Le location da sogno sono Sant'Agata dei Goti e Scala, undici settimane di lavorazione per un budget da 6 milioni di euro, prodotto da Cattleya e Rai Cinema, distribuito da 01 Distribution. Siani ha lavorato alla sceneggiatura con Gianluca Ansanelli e Tito Buffulini. Alla scenografia c'è Francesco Frigeri che ha lavorato con Massimo Troisi.