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CINEMA

Recensioni della settimana: da evitare o da non perdere, ecco le pagelle dei film

Le opinioni dei critici di Repubblica sulle novità al cinema. Per orientarsi nella scelta. O rischiare, nonostante tutto

4 minuti di lettura
LEGENDA
O da evitare
OO si può perdere
OOO si può vedere
OOOO da vedere
OOOOO da non mancare
OOOOOO indimenticabile
Chris, un diavolo travestito da eroe nell’America di Clint
di Paolo D'Agostini
I CULTORI di Clint Eastwood (che va per gli 85 anni), resteranno disorientati. In particolare il confronto con le opere del ciclo d’oro tra Mystic River e Gran Torino passando per Million dollar baby e il doppio film sulla battaglia di Iwo Jima — nel loro insieme prodigiosa esplosione di creatività e di maturità umana di un artista già ultrasettantenne — risulterà un po’ faticoso. Quella massa enorme di adesioni senza distinzione di età e ideologia, che ha visto nelle opere citate le espressioni più alte del cinema mondiale nel primo decennio del nuovo secolo, perderà probabilmente la sua compattezza. La storia raccontata è quella di Chris Kyle, ragazzo del Texas educato dal padre, che gli ha messo un fucile in mano già in tenera età, secondo un semplice e granitico decalogo: l’umanità (maschile, quella femminile non conta molto) «si divide in pecore, lupi e cani da pastore, che è la nostra missione. Proteggere la nostra famiglia, la nostra comunità, la nostra nazione». Enunciazione che già dice tutto. Da cowboy e bravo tiratore alla fine degli anni 90 Chris si arruola nei Navy Seals, visto il suo talento viene addestrato come cecchino e nel 2003 inviato sul fronte iracheno. Con il compito di proteggere i commilitoni durante le azioni di rastrellamento. La sua fama diventa leggendaria non solo tra i suoi ma anche tra i nemici che pongono una taglia sulla sua testa. Il suo ingaggio dura circa cinque anni divisi in "turni" di alcuni mesi. Ogni ritorno a casa si rivela sempre più problematico: la moglie è sempre più preoccupata per l’assenza mentale ed emotiva del marito che in realtà — pur amando intensamente moglie e figli — pensa soltanto a tornare laggiù. Nel 2009 Chris si congeda, nel 2012 pubblica la sua autobiografia American Sniper, nel 2013 a 37 anni viene assassinato da un altro veterano della guerra in Iraq in un poligono di tiro dove Chris presta la sua opera nell’ambito di un programma di riabilitazione e reinserimento per ex combattenti che soffrono di disturbi postraumatici. Eastwood ha con ogni evidenza inteso comporre il ritratto di un eroe. Con qualche elemento di dubbio — prima dell’arruolamento la personalità di Chris appare nel film piuttosto immatura, e anche in seguito la sua estrema concentrazione sul compito da svolgere appare rigida e a-problematica oltre la misura imposta dalla disciplina militare — ma comunque eroe. E attraverso la piena adesione al suo personaggio si sente da parte del regista anche la piena adesione alla missione storica civilizzatrice affidata dal destino alle armi statunitensi. Idea che invece francamente, e pur mettendo in campo tutta l’elasticità mentale necessaria, sta da un pezzo vacillando. Se non altro perché, dalla Seconda Guerra in poi e tolti soltanto gli episodi che meno dovrebbero essere fonte di orgoglio come il "vittorioso" sostegno alle peggiori dittature del "giardino di casa" latinoamericano, questa "missione storica" ha per lo più fallito. Dopo tutto, però, bisogna accettare che la visione di Clint, che continueremo ad amare e apprezzare, non contiene grandi contraddizioni ed è anzi piuttosto coerente. Ha sbagliato semmai chi lo ha collocato diversamente. Una cosa però sì: il film non è riuscito come altri, non è all’altezza dei suoi capolavori dello scorso decennio, neanche di quelli come Gran Torino che pur contenevano un sentimento di adesione all’ideale americano imperiale.
American Sniper OOO e mezzo - Il trailer

Storia di Turing il matematico che salvò il mondo e finì suicida
di Roberto Nepoti
PLURICANDIDATO agli imminenti Golden Globe, The imitation game s’inserisce nella folla di "biopic" (Big eyes, La teoria del tutto, Unbroken , Foxcatcher) in uscita all’inizio del nuovo anno. Il titolo è mutuato dal metodo che lo scienziato Alan Turing inventò per distinguere l’intelligenza artificiale da quella umana. Il film si divide tra il 1928, quando Alan fu introdotto alla criptologia dall’amico Christopher; il 1939 e la guerra, allorché il governo lo precettò perché "bucasse" il codice tedesco Enigma; gli anni 50, quando fu arrestato per omosessualità. Poco dopo Turing, sottoposto a castrazione chimica, si tolse la vita. La parte più interessante riguarda Enigma: per trovare il codice tra 159 miliardi di miliardi di combinazioni possibili, Alan inventò una macchina cui diede nome Christopher e che sarebbe stata alla base della concezione del computer. Però non è questo il solo motivo del fascino di Turing, geek geniale e infelice, asociale e sempre emarginato, che Benedict Cumberbatch interpreta con identificazione dolorosa.
The Imitation Game OOOO - Il trailer

Il Postino Pat non sa bene a chi inviare la propria posta...
di Roberto Nepoti
PROTAGONISTA di alcune serie prodotte dalla tv inglese per spettatori in età pre-scolare, il postino Pat è un cordiale personaggio alquanto vecchio stile. O meglio, lo era. Al debutto nel lungometraggio, ci si è preoccupati di modernizzarlo, sia nella tecnica d’animazione (originariamente in stop-motion e ora computerizzata), sia nel soggetto. Nella speranza di vincere una vacanza in Italia con la moglie, il postino partecipa a un talent show musicale genere X-Factor. Frattanto un capufficio megalomane con la smania dell’efficienza cospira per sostituire gli addetti umani alle consegne con robot. Come in qualsiasi cartoon circolante per gli schermi la morale è edificante, promuovendo l'amicizia e i legami comunitari contro l'interesse privato e l'egoismo. Peccato che Postino Pat non riesca a decidere a quale pubblico rivolgersi: pare fatto per bambini sotto i sei anni ma, sforzandosi di non annoiarne i genitori, rischia di spaventarli con i sinistri robot. Il film potrà anche insegnare ai piccoli a essere gentili col postino; però ciò non basta a evitare la tentazione di metterlo nella posta indesiderata.
Postino Pat - Il film OO Il trailer

Se il marito ruba alla moglie il successo per gli "occhioni"
di Paolo D'Agostini
PER la prima volta Tim Burton applica la sua visione a una vicenda e a personaggi presi dalla realtà. In verità anche Ed Wood era ispirato dalla figura del "peggior regista di tutti i tempi". Ma intanto lì si restava nel campo del cinema e delle sue mitologie, e la fonte di ispirazione era trasfigurata e personalizzata dalla sensibilità di Burton. Qui la faccenda è più lineare. Si tratta di un caso di plagio, quello di cui tra anni 50 e 60 fu vittima Margaret Keane da parte del marito Walter, spregiudicato avventuriero che si appropriò della paternità dei dipinti della moglie, segnati dal ricorrente soggetto dei bambini dai grandi occhi, che effettivamente però egli riuscì grazie a un innato quanto irresistibile talento da imbonitore a portare a uno strepitoso successo commerciale; risultato che probabilmente il carattere riservato e insicuro di lei non sarebbe riuscito a raggiungere. Malgrado un cast eccellente, lei Amy Adams e lui Christoph Waltz, e malgrado il riconoscibile tocco qui e là di un grande creatore di atmosfere, il film lascia un po’ delusi.
Big Eyes OOO e mezzo Il trailer

La doppia vita del gatto Dino nel poliziesco a disegni animati
di Roberto Nepoti
DINO è un gatto dalla doppia vita: di giorno fa le fusa come micio di casa accanto a Zoe, la bambina di una commissaria di polizia; di notte si aggira per i tetti di Parigi insieme a Nico, uno spericolato ladro nonviolento con l’anima del raddrizzatore di torti. La mamma poliziotta non deve occuparsi solo di lui, ma anche di Victor Costa, bieco e irascibile malvivente responsabile di aver reso lei vedova e Zoe orfana, ora intenzionato a impadronirsi del prezioso Colosso di Nairobi. Un giorno Zoe, che dalla morte di papà non ha più pronunciato parola, sorprende la gang di Costa. Arriva con tre anni di ritardo questo film francese dall’animazione fluida come i movimenti di un felino, che sposa il cartoon con personaggi e tòpoi del più classico repertorio noir. Sospeso tra i pinnacoli e i gargoyle di Notre-Dame, ambientato in una Parigi dal gusto gradevolmente rétro, punteggiato di simpatici ammiccamenti al repertorio del fumetto (Hergé) e del cinema (Jacques Tati), un poliziesco a disegni animati valorosamente refrattario agli standard dei soliti film festivi destinati ai più piccoli.
Un gatto a Parigi OOOO Il trailer