ROMA - "Parto spesso da opere altrui - racconta Francesca Archibugi - per Il grande cocomero era un saggio di Marco Lombardo Radice. Mignon è partita stato un furto di tre pagine dal romanzo Il tempo e il luogo di Trifonov, Questioni di cuore era tratto dal libro di Umberto Contarello. Il procedimento è lo stesso: prendo uno spunto, lo abito, ci lavoro. La pietruzza si lavora fino a diventare una perla". Il nome del figlio è ispirato alla film francese di successo, Cena tra amici. "Mi è sembrato un mezzo per poter raccontare la nostra generazione. Fare una commedia umana. La pièce era costruita bene, i pioli li ho tenuti tutti. Come i colpi di scena. Ma i personaggi sono nostri, fatti con il nostro cuore. La commedia francese ha alle spalle il vaudeville "apri la porta, chiudi la porta". Noi la tradizione della commedia all'italiana, che affonda le radici su qualcosa di profondamente psicologico nel carattere dei personaggi".
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Il personaggio di Alessandro Gassman parla "superiorità antropologica" di una certa generazione di sinistra.
"I miei personaggi discutono, litigano, si sbranano da vent'anni. Ma nello stesso tempo si amano. È il cuore del film: i rapporti tanto più sono massacranti, quanto più diventano un legame indissolubile e misterioso. Aiutandomi con frammenti dell'infanzia del gruppo, ho messo in scena un certo tipo di società e la cenere che ne è rimasta. Quelli che sembravano meglio di tutti, di sinistra, aperti, coltissimi, elegantissimi. Che sembravano un faro, e in parte lo sono stato. Perché il fatto di essere critici con noi stessi - perché poi è quello l'ambiente da cui provengo - non significa non amarlo. È un modo più amoroso di fare critica. Non aggredisci l'altro con quella presunta "superiorità", ma parli di te. Dici: noi siamo fatti così, e in questo siamo fatti male. Naturalmente siamo fatti anche bene. La speranza è di raccontare sfumature e contraddizioni della vita vera".
La scena più gioiosa s'affida al brano Telefonami tra vent'anni di Lucio Dalla.
"Era la canzone che metteva il proprietario bar della mia adolescenza, quando stava per chiudere. Non è una delle canzoni che si ricordano di più, eppure ha un testo bellissimo".
Lei com'è cambiata negli ultimi vent'anni?
"Ho meno forza. Da una parte il tempo ti addolcisce, ma senti meno energia per affrontare un progetto in cui sono stati investiti molti soldi. Sono grata ai produttori, a Paolo Virzì, a tutti quelli che hanno creduto in me e mi hanno fatto alzare da quel divano in cui ormai passavo il tempo, dopo la delusione di un progetto fallito. Tornare sul set è stato bello".
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Il personaggio di Alessandro Gassman parla "superiorità antropologica" di una certa generazione di sinistra.
"I miei personaggi discutono, litigano, si sbranano da vent'anni. Ma nello stesso tempo si amano. È il cuore del film: i rapporti tanto più sono massacranti, quanto più diventano un legame indissolubile e misterioso. Aiutandomi con frammenti dell'infanzia del gruppo, ho messo in scena un certo tipo di società e la cenere che ne è rimasta. Quelli che sembravano meglio di tutti, di sinistra, aperti, coltissimi, elegantissimi. Che sembravano un faro, e in parte lo sono stato. Perché il fatto di essere critici con noi stessi - perché poi è quello l'ambiente da cui provengo - non significa non amarlo. È un modo più amoroso di fare critica. Non aggredisci l'altro con quella presunta "superiorità", ma parli di te. Dici: noi siamo fatti così, e in questo siamo fatti male. Naturalmente siamo fatti anche bene. La speranza è di raccontare sfumature e contraddizioni della vita vera".
La scena più gioiosa s'affida al brano Telefonami tra vent'anni di Lucio Dalla.
"Era la canzone che metteva il proprietario bar della mia adolescenza, quando stava per chiudere. Non è una delle canzoni che si ricordano di più, eppure ha un testo bellissimo".
Lei com'è cambiata negli ultimi vent'anni?
"Ho meno forza. Da una parte il tempo ti addolcisce, ma senti meno energia per affrontare un progetto in cui sono stati investiti molti soldi. Sono grata ai produttori, a Paolo Virzì, a tutti quelli che hanno creduto in me e mi hanno fatto alzare da quel divano in cui ormai passavo il tempo, dopo la delusione di un progetto fallito. Tornare sul set è stato bello".