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CINEMA

Da "Ultimo tango a Parigi" a "50 sfumature di grigio", come (non) funziona la cinecensura

In Italia il divieto per i film "incriminati" è stabilito solo per i minori di 14 e 18 anni. Ma il tutto è regolamentato da una legge del 1962, interpretata da sette sezioni del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali dove lavorano psicologi e pedagogi

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La censura italiana è stata la più permissiva: da noi Cinquanta sfumature di grigio, adesso nei cinema in oltre 1000 schermi, è stato infatti vietato ai minori di 14 anni, mentre in Inghilterra può essere visto solo da un pubblico adulto e negli Usa è stato classificato nella categoria Rated R, ovvero vietato ai minori di 17 anni, mentre in Francia il divieto è "soltanto" ai minori di 12 anni. Il film di Sam Taylor-Johnson, tratto dal primo romanzo della fortunata trilogia erotica di E. L. James, in realtà ha molto meno sesso rispetto al libro letto da 100 milioni nel mondo. Ma in ogni caso è sempre complicato stabilire i divieti per la visione di un film, anche perché in ogni paese - e ogni singolo censore - possiede un proprio specifico metro di giudizio e il limite stabilito dalle normative cambia da nazione e nazione. In Italia il divieto può essere stabilito solo per i minori di 14 o di 18 anni ma, almeno teoricamente, si potrebbe adottare anche un divieto assoluto, cioè impedire la pubblica proiezione di un film. In passato qualche episodio del genere si è registrato: il più clamoroso fu il ritiro dai cinema di Ultimo tango a Parigi di Bernardo Bertolucci, condannato perfino al rogo. Salvo che, dopo alcuni anni, il giudizio è stato rivisto e oggi Ultimo tango a Parigi può tranquillamente essere proiettato, benché sia sempre vietato ai minori.
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In Italia la legge prevede che tutto ciò che viene programmato in sala debba prioritariamente essere sottoposto al visto censura. Presso il Ministero dei Beni e delle Attività Culturali operano sette sezioni, ciascuna delle quali composta da nove membri: un presidente, che è sempre un professore di diritto; uno psicologo dell'età evolutiva o un pedagogo esperto in comunicazione; due esperti in materia cinematografiche; due rappresentanti delle associazioni di categoria del cinema, produttori, esercenti, distributori; due rappresentanti delle associazioni dei genitori; un rappresentante di associazioni di protezione animali. La commissione si riunisce presso il Ministero, visiona il film ed emette il verdetto, che può essere anche approvato a maggioranza. Il tutto è stabilito da una legge del 1962 e da un regolamento normativo dell'anno successivo. Da due anni, i commissari svolgono il proprio compito del tutto gratuitamente. "Ciò che ci viene richiesto - spiega Francesca Medolago Albani, responsabile dell'ufficio studi dell'Anica, l'associazione degli imprenditori del settore, membro di una delle commissioni di censura - non è di giudicare la qualità del film o il messaggio che comunica, bensì stabilire semplicemente se il film può turbare i minori e spingerli comportamenti negativi di emulazione. È chiaro che in questo senso non esiste un metro di giudizio oggettivo e tutto è affidato alla sensibilità personale dei commissari".
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Una cosa è certa: il lavoro delle commissioni si svolge a ritmi sostenuti e a tappe forzate perché tutto ciò che passa al cinema, compresi cortometraggi, documentari, i cosiddetti contenuti alternativi - concerti, spettacoli di prosa, di danza ecc - deve ottenere il visto censura. Insomma, il numero dei filmati che le commissioni devono visionare di recente è assai cresciuto. "Oggi il lavoro nelle commissioni, almeno in quella di cui faccio parte - puntualizza Paolo Musu, docente di cinema presso l'Istituto Rossellini di Roma - si svolgono solitamente in un clima molto sereno: il concetto di comune senso del pudore negli anni è cambiato e oggi gli scontri ideologici fra cattolici e laici sono molto meno frequenti".
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In effetti il numero dei film ogni anno vietati ai minori, sia di 14 e soprattutto di 18, continua a diminuire. A proposito del divieto ai minori c'è anche da dire che un certo tipo di film in Italia non viene proprio più prodotto: il fatto che un film vietato ai minori non possa essere venduto alle televisioni, che sono un segmento determinante nel recupero risorse, fa scattare una sorta di autocensura preventiva per cui sono gli autori stessi a evitare di scrivere e realizzare film che potrebbero essere vietati. Il divieto per altro non è mai servito a granché, anzi, in passato il fatto che un film venisse vietato ai minori si trasformava in occasione di promozione pubblicitaria.

Su una cosa tutti concordano, compresi i commissari della censura: il meccanismo così com'è è vecchio, obsoleto e meriterebbe di esser aggiornato. Il Sindacato dei Critici Cinematografici vieta espressamente ai propri associati di far parte di commissioni di censura. Si avverte la necessità di individuare nuovi limiti, introducendo, come accade già in altri paesi, un distinto divieto per gli 8, i 10, i 12 anni. Il limite dei 14 in vigore da noi è ritenuto troppo vago perché fra un bambino di 6 anni e un adolescente di 14 c'è una bella differenza. Nel mondo del cinema cresce la richiesta di abolire definitivamente il meccanismo della censura, affidando, come avviene negli Usa, alle distribuzioni il compito di stabilire eventuali limiti per la visione del proprio film. Ma come si sa in Italia ogni cambiamento è complicato e la censura, che non piace più a nessuno, continua inutilmente a sopravvivere a se stessa.