NEW YORK - SULLA carta d'identità, alla voce "professione", c'è scritto "creatore di linguaggi". Si presenta così David J. Peterson, l'uomo che ha raggiunto il record di lingue inventate per il cinema e la tv. Trentaquattro anni, californiano, finiti gli studi di Linguistica a Berkeley e San Diego ha creato un'enciclopedia di alfabeti fantastici: è lui che fa "parlare" alcuni protagonisti di film e serial, inventando idiomi complicatissimi. Sono sue creazioni il Dothraki di Il trono di spade , la lingua aliena di Defiance , divisa in Kastíthanu e Irathi, lo Shiväisith degli Elfi Oscuri di Thor: the dark world, il Sondiv degli extraterrestri Atrian di Star-Crossed, il Lishepus di Dominion, il Væyne Zaanics del romanzo The Zaanics Deceit di Nina Post. E intanto promuove le iniziative della Language Creation Society di cui è diventato co-fondatore.
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"Quando l'istituto ha bandito uno dei primi concorsi dedicati alle lingue inventate, io creavo linguaggi da più di dieci anni, erano la mia passione - racconta Peterson - e cercavo disperatamente lavoro. Dopo due prove ho superato la gara e ottenuto l'incarico". Dal 2011 affianca la HBO e i produttoriscrittori David Benioff e D. B. Weiss nella stesura del copione di Il trono di spade , a partire dall'episodio pilota ("Non faccio in tempo ad arrivare sul set che un personaggio a cui devo dare lezioni è già morto") e fa da coach, direttamente sul campo, agli attori di Defiance . Impossibile comprendere, senza la sua traduzione, gli scambi di battute sul set del Trono: "Tte oakah" significa "metti alla prova il tuo potere", "Anha ray char m'ave yeri lajakoon hakeso" vuol dire "ho sentito che tuo padre era un celebre guerriero", "Me vos ador, me... me... throne" corrisponde a "non è una sedia, è... è... un trono".
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Peterson, quante lingue ha coniato e qual è la sua preferita?
"All'attivo ho circa trenta progetti linguistici, alcuni con un centinaio di parole soltanto e la grammatica base, altri più articolati nella fonetica e nell'ortografia. Sono affezionato a quelli di Il trono di spade , il Dothraki, composto da 4.000 vocaboli, e il Valyriano, diviso tra alto, basso e astapori. Ma anche il Castithan e l'Irathient di Defiance mi stanno a cuore. Il Kamakawi è forse la lingua più strutturata che io abbia mai elaborato, l'ho ideato per me, ancora non l'ho usato su nessun set. Il nome vuol dire "arcobaleno", l'ho scelto in onore del musicista Israel Ka?ano?i Kamakawiwo?ole, il Bob Marley di Honolulu".
Come avviene il processo di stesura di una lingua inventata?
"Si lavora in progressione. Si può seguire la strada più naturale, ideando le parole ex novo, oppure imitandone altre. Alcuni miei progetti si rifanno al turco, all'hawaiano, al mongolo. Poi quel linguaggio va "indossato", parlato".
Come si comportano gli attori sul set, quando si trovano alle prese con le sue creazioni?
"Per alcuni è molto complicato, comincio a far loro lezione ben prima che inizino le riprese ma a volte non basta, è un compito in più oltre a imparare a indossare i costumi, a compiere le azioni davanti alla macchina da presa, a usare le armi. Poi ci sono casi particolarmente brillanti, come quello di Jacob Anderson, che interpreta Grey Worm in Il trono di spade : il suo valyriano basso è diventato decisamente migliore del mio, incredibile".
A proposito del Trono, fu chiesto a lei di aggiungere dialoghi nella scena delle nozze fra Daenerys Targaryen e Khal Drogo. Come mai non hanno chiamato George R. R. Martin, autore della saga letteraria da cui la serie è tratta?
"L'hanno fatto, lui ha risposto che nei suoi libri non aveva scritto altro. È toccato a me "gonfiare" il linguaggio, anche se mi ha aiutato, mi ha spiegato qualche trucco sulla lingua del Trono, su come si miscelano parole e segmenti di lettere al significato globale che puoi ricavare. Ho capito la differenza tra una lingua "ibernata" in un testo e una che ha una sua evoluzione. Non è molto diverso dal latino con l'italiano. Devi sempre avere una forte grammatica alle spalle ed è la storia che c'è dietro a far diventare grande la grammatica".
Ha trasformato un hobby in uno dei business più redditizi di Hollywood. Potrebbe aprire una scuola.
"Sul mio sito, su Twitter e nei blog cerco di dare indicazioni ai futuri creatori di nuovi linguaggi, affinché un giorno riescano a compilare un loro vocabolario. Anni fa eravamo guardati con sospetto, come dei perdigiorno. Io invece ho sempre considerato il mio mestiere una forma d'arte. Tutte le volte che invento una parola nuova, ti mostro come decodifico il mondo, come lo vedo. Su YouTube ho trovato alcuni video di italiani di talento che fingono di conoscere l'inglese e lo parlano con leggerezza, imitando la lingua. Anche quella è una forma d'espressione, arte pura".
Oltre a quelle immaginarie, studia anche lingue tradizionali?
"Studio l'esperanto, il russo, l'arabo. Conosco lo spagnolo, il francese, l'egiziano, greco e latino, il babilonese, lo swahili della Tanzania, l'ungherese. Per me i libri di grammatica sono romanzi da scoprire. Purtroppo, oggi, l'estremismo islamico e l'Isis hanno legato una lingua e una cultura così affascinanti a qualcosa di negativo".
Continueremo a sentir parlare le sue lingue su piccolo e grande schermo?
"Certo. Parecchie altre nuove lingue. Che chiunque potrà imparare. Ho già pubblicato il manuale Living Language Dothraki, fra poco ne uscirà un altro con Penguin: The art of language invention. Sto raccogliendo aneddoti dalle serie a cui ho lavorato e una guida accurata alla creazione della vostra, personale lingua da inventare".
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"Quando l'istituto ha bandito uno dei primi concorsi dedicati alle lingue inventate, io creavo linguaggi da più di dieci anni, erano la mia passione - racconta Peterson - e cercavo disperatamente lavoro. Dopo due prove ho superato la gara e ottenuto l'incarico". Dal 2011 affianca la HBO e i produttoriscrittori David Benioff e D. B. Weiss nella stesura del copione di Il trono di spade , a partire dall'episodio pilota ("Non faccio in tempo ad arrivare sul set che un personaggio a cui devo dare lezioni è già morto") e fa da coach, direttamente sul campo, agli attori di Defiance . Impossibile comprendere, senza la sua traduzione, gli scambi di battute sul set del Trono: "Tte oakah" significa "metti alla prova il tuo potere", "Anha ray char m'ave yeri lajakoon hakeso" vuol dire "ho sentito che tuo padre era un celebre guerriero", "Me vos ador, me... me... throne" corrisponde a "non è una sedia, è... è... un trono".
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Peterson, quante lingue ha coniato e qual è la sua preferita?
"All'attivo ho circa trenta progetti linguistici, alcuni con un centinaio di parole soltanto e la grammatica base, altri più articolati nella fonetica e nell'ortografia. Sono affezionato a quelli di Il trono di spade , il Dothraki, composto da 4.000 vocaboli, e il Valyriano, diviso tra alto, basso e astapori. Ma anche il Castithan e l'Irathient di Defiance mi stanno a cuore. Il Kamakawi è forse la lingua più strutturata che io abbia mai elaborato, l'ho ideato per me, ancora non l'ho usato su nessun set. Il nome vuol dire "arcobaleno", l'ho scelto in onore del musicista Israel Ka?ano?i Kamakawiwo?ole, il Bob Marley di Honolulu".
Come avviene il processo di stesura di una lingua inventata?
"Si lavora in progressione. Si può seguire la strada più naturale, ideando le parole ex novo, oppure imitandone altre. Alcuni miei progetti si rifanno al turco, all'hawaiano, al mongolo. Poi quel linguaggio va "indossato", parlato".
Come si comportano gli attori sul set, quando si trovano alle prese con le sue creazioni?
"Per alcuni è molto complicato, comincio a far loro lezione ben prima che inizino le riprese ma a volte non basta, è un compito in più oltre a imparare a indossare i costumi, a compiere le azioni davanti alla macchina da presa, a usare le armi. Poi ci sono casi particolarmente brillanti, come quello di Jacob Anderson, che interpreta Grey Worm in Il trono di spade : il suo valyriano basso è diventato decisamente migliore del mio, incredibile".
A proposito del Trono, fu chiesto a lei di aggiungere dialoghi nella scena delle nozze fra Daenerys Targaryen e Khal Drogo. Come mai non hanno chiamato George R. R. Martin, autore della saga letteraria da cui la serie è tratta?
"L'hanno fatto, lui ha risposto che nei suoi libri non aveva scritto altro. È toccato a me "gonfiare" il linguaggio, anche se mi ha aiutato, mi ha spiegato qualche trucco sulla lingua del Trono, su come si miscelano parole e segmenti di lettere al significato globale che puoi ricavare. Ho capito la differenza tra una lingua "ibernata" in un testo e una che ha una sua evoluzione. Non è molto diverso dal latino con l'italiano. Devi sempre avere una forte grammatica alle spalle ed è la storia che c'è dietro a far diventare grande la grammatica".
Ha trasformato un hobby in uno dei business più redditizi di Hollywood. Potrebbe aprire una scuola.
"Sul mio sito, su Twitter e nei blog cerco di dare indicazioni ai futuri creatori di nuovi linguaggi, affinché un giorno riescano a compilare un loro vocabolario. Anni fa eravamo guardati con sospetto, come dei perdigiorno. Io invece ho sempre considerato il mio mestiere una forma d'arte. Tutte le volte che invento una parola nuova, ti mostro come decodifico il mondo, come lo vedo. Su YouTube ho trovato alcuni video di italiani di talento che fingono di conoscere l'inglese e lo parlano con leggerezza, imitando la lingua. Anche quella è una forma d'espressione, arte pura".
Oltre a quelle immaginarie, studia anche lingue tradizionali?
"Studio l'esperanto, il russo, l'arabo. Conosco lo spagnolo, il francese, l'egiziano, greco e latino, il babilonese, lo swahili della Tanzania, l'ungherese. Per me i libri di grammatica sono romanzi da scoprire. Purtroppo, oggi, l'estremismo islamico e l'Isis hanno legato una lingua e una cultura così affascinanti a qualcosa di negativo".
Continueremo a sentir parlare le sue lingue su piccolo e grande schermo?
"Certo. Parecchie altre nuove lingue. Che chiunque potrà imparare. Ho già pubblicato il manuale Living Language Dothraki, fra poco ne uscirà un altro con Penguin: The art of language invention. Sto raccogliendo aneddoti dalle serie a cui ho lavorato e una guida accurata alla creazione della vostra, personale lingua da inventare".