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CINEMA

"N-capace", Eleonora Danco: "Ispirata da De Chirico e Buñuel, svelo la condizione umana"

Il film della performer teatrale, definito "estremo e controcorrente" e già premiato al Torino Film Festival, arriva nelle sale. L'autrice, regista e interprete ci racconta l'idea portante del suo originale progetto cinematografico

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"Ho messo insieme anziani e adolescenti, quelli fuori dai cicli produttivi, e il film cerca di tirar fuori reazioni dirette e non psicologiche, con inquadrature artificiali e mai naturalistiche in luoghi dove campeggia la materia. Sassi, pomodori, foglie, biscotti... Io appaio in una vasca piena di biscotti. È il richiamo a una scena di Buñuel. A volte ho inventato lì per lì sul set. Ho girato tra la Roma popolare dove ho vissuto e dove vivo, e la Terracina dell'infanzia". È la carta d'identità dell'opera prima cinematografica N-capace ideato, scritto, co-interpretato e diretto da Eleonora Danco, cresciuta come autrice-performer d'un teatro sempre tellurico, spesso d'origine pittorica, alternativamente in slang romano di post-pasoliniani suoni, con scatti di drammaturgia adottati da palcoscenici di tutt'Italia. Ora N-capace, prodotto dalla Bibi Film di Angelo Barbagallo in collaborazione con Rai Cinema, che al recente Torino Film Festival ha ricevuto la menzione speciale ("un ritratto lirico e penetrante dell'Italia di oggi") della giuria, e il cui cast preso dalla strada ha avuto una menzione a parte, può contare sulla piena fiducia di Nanni Moretti (estimatore da tempo del lavoro live della Danco) e da giovedì 19 è programmato nella sala del suo Nuovo Sacher a Roma, mentre in contemporanea lo proiettano anche la Cineteca di Bologna e il gruppo Anteo di Milano.
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"Nel film le persone dovevano restare persone. A cominciare da mio padre che oggi ha 83 anni. Gli altri sono un vecchio ex venditore d'olio, e una decina di minorenni scelti dopo una massacrante serie di provini a Tor Bella Monaca, tutti fra i 13 e i 17-18 anni. Sono sempre partita da un trauma personale che riuscivo a intravedere in ognuno, e mi ci sono concentrata, entrando nell'individuo, trascinando le qualità, il linguaggio e la forza di ciascuno. Non è un film che documenta, ma che fa vivere e rivivere".

Vivere e rivivere cosa?
"Lo sbilanciamento della condizione umana davanti alle cose veloci della vita, quando si è chiamati a rispondere con l'istinto: con Dio, col sesso, con la famiglia, con la morte, con la separazione, coi conflitti, con gli slanci. Io posso anche essere negativa, ma il film è pieno di vitalità, è una cosa che vola, e il titolo allude a un trampolino che serve a diventare capaci".

Quanto è presente Eleonora Danco?
"Io ci sono lo stretto necessario. Faccio le domande fuori campo, e poi impersono un'Anima in pena. Eduardo battezzava così una figura del suo Questi fantasmi. Quindi intervisto, provoco, interrogo, e lì con l'atteggiamento della donna giovane devo essere concentrata ma anche sbilanciarmi e rischiare, tra  divertimento e tensione. Poi entro nei panni miei in carne e ossa, un prototipo lucido e adulto che magari non vuole smettere d'essere figlio, che non riesce ad essere famiglia, gruppo, compromesso, con i conflitti irrisolti ma sani con mio padre. Ho preso spunto da qualcosa che mi riguarda, sviluppandolo in qualcosa di più generale, attraverso le pulsioni della gente che non prende posizione. Quelli che non sono eroi, che non accettano lutti, che non crescono, non hanno rapporto con la memoria. E qui c'è anche la Danco performer: ho preso il film 'a calci', come i ragazzi che rotolano, cantano, abbaiono, fischiano. Tutti separatamente. Solo dopo i titoli di coda c'è un dialogo sui lupi mannari, tra mio padre e un altro anziano".

Ispirazioni.
"La metafisica di De Chirico, il surrealismo di Buñuel. C'è un po' di questo in me che col piccone in mano, su un letto o giù da un letto ("la resistenza"), vorrei distruggere luoghi dissacranti come il muro dell'Ara Pacis, il nuovo mercato chiuso del Testaccio o altro. Il film è uno struggimento con la vita". E cita, in questo struggimento, le musiche elettroniche di Markus Acher. N-capace è stato designato Film della Critica dal Sindacato Nazionale Critici Cinematografici. "... Un film estremo e controcorrente".