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Bif&st al via con Alan Parker: "Basta cinema, non è più quello di una volta"

Il regista britannico inaugura le masterclass della VI edizione del Bari International Film Festival. "Oggi Hollywood si dedica solo ai blockbuster. L'America del cinema appartiene ai dirigenti degli studios"

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BARI - Nella carriera quel che conta è "essere orgogliosi del proprio lavoro e sapere di avere detto quello che volevi dire". Sarà per questo che Sir Alan Parker a 71 può permettersi di annunciare il ritiro nel corso della sua masterclass, la prima al Bif&st 2015, VI edizione del festival che proprio con il regista britannico ha inaugurato le "Lezioni di cinema". "I registi non migliorano con l'età: si ripetono e, nonostante ci siano eccezioni, il loro lavoro non migliora. Per questo motivo ho deciso di smettere di fare cinema. Mi hanno chiesto perfino di girare un film della serie di Harry Potter. Anche se oggi sarei molto ricco, il mio problema è che non mi piaceva, non lo capivo, non mi interessava".  Settantuno anni, Parker ha parlato in un Teatro Petruzzelli gremito, nell'incontro condotto stamani dal critico inglese Derek Malcolm. Con un curriculum di film come Evita, Angel Heart, Pink Floyd - The Wall, The Commitments ha ripercorso la sua carriera dagli inizi.

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"Un film esiste solo se c'è un pubblico che lo guarda sullo schermo, qualsiasi schermo sia" ha detto Parker, il cui ultimo lavoro risale al 2003, The Life of David Gale con Kevin Spacey e Kate Winslet. "Un regista vede al montaggio il suo lavoro mille volte - ha continuato - ma la prima volta che lo vede davvero è solo insieme al pubblico". Sul mondo della produzione degli anni recenti, il regista britannico ha una visione amara, "oggi il cinema di Hollywood è destinato soprattutto ai ragazzi, e un film come Fuga di mezzanotte non sarebbe fatto dagli studios che si dedicano solo ai blockbuster: l'America cinematografica che ho conosciuto non esiste più, ora appartiene ai dirigenti degli studios e non più ai registi. Prima di Spielberg e di Lucas, prima che il cinema diventasse un divertimento destinato soprattutto ai ragazzi, le major producevano un cinema per tutti. Oggi tutto è cambiato".
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Il cinema non cambia le cose, ma può contribuire al dibattito e trasformare la vita delle persone, "un film di successo deve provocare discussioni, come fu per Z - L'orgia del potere di Costantin Costa-Gavras" osserva Parker citando il lavoro del cineasta greco che terrà una masterclass durante la settimana del festival. Non tutte le esperienze del regista, però, sono state, in ogni caso, positive. Racconta: "Dopo Saranno famosi volevo uccidere ogni singolo membro del cast, ma mi sono trattenuto" scherza, ma poi, sul suo rapporto con gli attori,  aggiunge che "nessun attore può offrire un'interpretazione decente in un ambiente ostile, un interprete è nudo davanti alla macchina da presa e il regista deve proteggerlo e aiutarlo. Un autore è la persona più importante nella creazione di un film, perché questo ne riflette il gusto, l'intelligenza e la sensibilità nel bene o nel male. È anche vero, però, che il cinema è un lavoro collettivo: né Fellini, né Spielberg avrebbero potuto fare grandi film senza un gruppo di lavoro in termini di cast e troupe che li sostenesse nella loro visione del cinema".