PARIGI - Cédric Jimenez è passato da un film sperimentale girato con telecamere di sorveglianza a un poliziesco che più classico non si può, un "polar" nello stile di Deray e Verneuil. "Ma è grazie a Aux yeux de tous che ho potuto girare French Connection: un produttore lo ha visto e mi proposto un secondo film "dice il regista seduto nella sala riunioni all 'ultimo piano del palazzo Gaumont, piano di rappresentanza, un tempo regno di Daniel Toscan du Plantier. Il produttore è Alain Goldman (La vie en rose, biopic da Oscar di Edith Piaf, tra gli altri); il film - non un remake di The French Connection di William Friedkin, in italiano Il braccio violento della legge, cinque Oscar nel '72 - uscirà nelle sale italiane giovedì distribuito da Camimovie con Medusa e, a differenza di tutti quelli sulla mafia marsigliese racconta, con nomi e cognomi, una storia vera. Quella del giudice lorenese Pierre Michel il quale da Metz arriva a Marsiglia per seguire la moglie, e dal '74 inizia a occuparsi prima soltanto del traffico della droga, poi della "pegre", la malavita marsigliese che lo farà fuori nell'81. Un sicario gli sparerà mentre Michel, in motocicletta, sta tornando a casa dalla moglie e dalle sue due bambine. Jimenez sa bene di cosa parla.
È nato a Marsiglia 38 anni fa, suo padre aveva un locale notturno e Gaetan Zampa, il re delle notti marsigliesi, uno dei più potenti capi della malavita, era un amico di famiglia. Il regista lo racconta con candore, tanto da aver messo al centro di French Connection proprio lo scontro tra il giudice Michel e il padrino Zampa. Che hanno i volti di Jean Dujardin e di Gilles Lellouche, i De Niro-Pacino del cinema francese, mai prima d'ora nemici su un set. "Non hanno dovuto fare troppi sforzi per recitare un odio reciproco. Dujardin e Lellouche hanno soltanto una scena in comune: quando Zampa incontra il giudice e gli dice: perché mi perseguiti? Se farai fuori me, arriverà un altro". È pensando a loro che Jimenez ha scritto il suo film. "Non ci sono più molti attori alla Lino Ventura. Virili, un po' 'macho'; seduttori, ma tenebrosi; duri, ma anche divertenti. Sia Dujardin che Lellouche sono latini e la cosa straordinaria è che assomiglino anche fisicamente ai personaggi che recitano".
La storia di Pierre Michel è simile a quella di Giovanni Falcone. I due giudici si erano anche incontrati, una sola volta, a Palermo, ma Michel aveva lavorato con altri giudici italiani antidroga. "Avevo 5 anni quando uccisero Michel, ma ho sempre pensato a lui come un uomo capace di sacrificare la vita per le sue idee" dice Cédric Jimenez che ha molto amato "Gomorra" di Matteo Garrone." Quelli come lui fanno paura, non mollano, sono gli "insoumis", gente che non si sottomette. Per il mio film ho dovuti scegliere un solo argomento, un solo episodio. Quando il giudice Michel fu ucciso era su un centinaio di dossier". Oltre che con la malavita, in French Connection il giudice Michel deve vedersela anche con poliziotti corrotti e con il sindaco di Marsiglia, il potentissimo Gaston Deferre che rimase in carica più di trent'anni e fu anche ministro di Mitterrand. "Tutti sapevano che Deferre non era esattamente 'clean' e così l'ho raccontato. Non ho avuto problemi, era il '75, i fatti sono caduti in prescrizione". Neanche con la famiglia amica degli Zampa - Gaetan si è impiccato in carcere nell'84 - ha avuto problemi. Anche se la vedova, che è andata sul set durante le riprese, era molto spaventata dall'accostamento del personaggio del boss con il traffico di droga. "Zampa non è mai stato condannato per droga"dice Jimenez. Al momento il regista sta preparando un film sulla Seconda Guerra Mondiale ("La resistenza, in tutte le sue forme, mi affascina"), ma tra poco dovrà affrontare l'uscita di La French - titolo francese - nelle sale americane. Grazie alla notorietà di Jean Dujardin (Oscar per "The Artist") e per il ritorno del "polar français" con i suoi eroi virili, ma teneri, alla Lino Ventura, che l'America non ha dimenticato, il film potrebbe avere successo.
In Francia ne ha avuto: uscito il 3 dicembre scorso il film ha superato il milione e mezzo di spettatori. "Ho vissuto negli Stati Uniti dai 19 ai 22 anni. Sono cresciuto con i film di De Palma, Coppola e Scorsese. So che il pubblico americano ama il ritmo serrato, e anche la musica. Ne faccio un uso spregiudicato, secondo i critici francesi. Ma mi diverte molto". Jimenez è giovane per ricordare gli anni 70, ma dice di essersi divertito anche a ritrovarne gli oggetti: le automobili, gli arredi delle case, gli abiti. Quanto alla malavita e non solo a Marsiglia il regista la considera più dura di allora. "La malavita si è adeguata alla società: allora era più umana, oggi è indurita. Oggi la mafia è più industriale, più rapida e violenta. Oggi a Marsiglia, di malavita si può morire a trent'anni".
È nato a Marsiglia 38 anni fa, suo padre aveva un locale notturno e Gaetan Zampa, il re delle notti marsigliesi, uno dei più potenti capi della malavita, era un amico di famiglia. Il regista lo racconta con candore, tanto da aver messo al centro di French Connection proprio lo scontro tra il giudice Michel e il padrino Zampa. Che hanno i volti di Jean Dujardin e di Gilles Lellouche, i De Niro-Pacino del cinema francese, mai prima d'ora nemici su un set. "Non hanno dovuto fare troppi sforzi per recitare un odio reciproco. Dujardin e Lellouche hanno soltanto una scena in comune: quando Zampa incontra il giudice e gli dice: perché mi perseguiti? Se farai fuori me, arriverà un altro". È pensando a loro che Jimenez ha scritto il suo film. "Non ci sono più molti attori alla Lino Ventura. Virili, un po' 'macho'; seduttori, ma tenebrosi; duri, ma anche divertenti. Sia Dujardin che Lellouche sono latini e la cosa straordinaria è che assomiglino anche fisicamente ai personaggi che recitano".
La storia di Pierre Michel è simile a quella di Giovanni Falcone. I due giudici si erano anche incontrati, una sola volta, a Palermo, ma Michel aveva lavorato con altri giudici italiani antidroga. "Avevo 5 anni quando uccisero Michel, ma ho sempre pensato a lui come un uomo capace di sacrificare la vita per le sue idee" dice Cédric Jimenez che ha molto amato "Gomorra" di Matteo Garrone." Quelli come lui fanno paura, non mollano, sono gli "insoumis", gente che non si sottomette. Per il mio film ho dovuti scegliere un solo argomento, un solo episodio. Quando il giudice Michel fu ucciso era su un centinaio di dossier". Oltre che con la malavita, in French Connection il giudice Michel deve vedersela anche con poliziotti corrotti e con il sindaco di Marsiglia, il potentissimo Gaston Deferre che rimase in carica più di trent'anni e fu anche ministro di Mitterrand. "Tutti sapevano che Deferre non era esattamente 'clean' e così l'ho raccontato. Non ho avuto problemi, era il '75, i fatti sono caduti in prescrizione". Neanche con la famiglia amica degli Zampa - Gaetan si è impiccato in carcere nell'84 - ha avuto problemi. Anche se la vedova, che è andata sul set durante le riprese, era molto spaventata dall'accostamento del personaggio del boss con il traffico di droga. "Zampa non è mai stato condannato per droga"dice Jimenez. Al momento il regista sta preparando un film sulla Seconda Guerra Mondiale ("La resistenza, in tutte le sue forme, mi affascina"), ma tra poco dovrà affrontare l'uscita di La French - titolo francese - nelle sale americane. Grazie alla notorietà di Jean Dujardin (Oscar per "The Artist") e per il ritorno del "polar français" con i suoi eroi virili, ma teneri, alla Lino Ventura, che l'America non ha dimenticato, il film potrebbe avere successo.
In Francia ne ha avuto: uscito il 3 dicembre scorso il film ha superato il milione e mezzo di spettatori. "Ho vissuto negli Stati Uniti dai 19 ai 22 anni. Sono cresciuto con i film di De Palma, Coppola e Scorsese. So che il pubblico americano ama il ritmo serrato, e anche la musica. Ne faccio un uso spregiudicato, secondo i critici francesi. Ma mi diverte molto". Jimenez è giovane per ricordare gli anni 70, ma dice di essersi divertito anche a ritrovarne gli oggetti: le automobili, gli arredi delle case, gli abiti. Quanto alla malavita e non solo a Marsiglia il regista la considera più dura di allora. "La malavita si è adeguata alla società: allora era più umana, oggi è indurita. Oggi la mafia è più industriale, più rapida e violenta. Oggi a Marsiglia, di malavita si può morire a trent'anni".