LA vita felice di Lu Yanshi e Feng Wanyu è spazzata dall'esplosione della Rivoluzione Culturale in Cina. Lu è un intellettuale, un dissidente del sistema, è perseguitato al potere ed è costretto a fuggire e a nascondersi. Lu Yanshi e Feng Wanyu sono i protagonisti di Lettere di uno sconosciuto, il film con cui Zhang Yimou tona ad occuparsi della storia recente del suo paese evocando in tutta la sua brutalità uno dei periodi più difficili, segnati dalla divisione, dal sospetto, dalla minaccia costante del tradimento. Repubblica.it vi proopone in anteprima cinque minuti del film.
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Quando Lu, ansioso di rivedere l'amatissima moglie , riesce a tornare a casa per un giorno, è la figlia a tradirlo. È una ragazza ambiziosa, la compagnia di ballo in cui danza le ha negato un ruolo da protagonista per la posizione politica del padre, spera di rimediare denunciando alla polizia. E Feng non riesce ad avvertire in tempo il marito, Lu viene arrestato alla stazione da agenti governativi e spedito in un campo di lavoro per la "rieducazione". Potrà tornare a casa soltanto alla fine della rivoluzione culturale, è pieno di speranze, vuole ritrovare l'amore di sua moglie, ricreare una vita normale. Ma non è possibile. Il tempo ha cancellato la sua immagine dalla memoria di Feng, che non riconosce lui l'uomo che pure continua ad amare profondamente. E non è un compito facile per Lu cercare di far riaffiorare barlumi di memoria, attimi di gioia o di dolore condivisi, esperienze piccole e grandi vissute insieme. È come se la rivoluzione culturale comunque avesse vinto nel suo voler annullare le persone, cancellare dalla realtà, perfino dagli affetti, chiunque si opponesse al potere e in questo senso Feng diventa quasi il simbolo di un'epoca.
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Al di là della ricostruzione di un momento storico, in Lettere di uno sconosciuto (titolo inglese Coming home), presentato fuori concorso al Festival di Cannes, ci sono tutti gli elementi del melodramma, ma Zhang Yimou cerca di evitare ogni compiacimento scegliendo uno stile di racconto asciutto, scarno, essenziale, ed esaltando la tensione sentimentale tra i protagonisti, raccontati soprattutto in interni, in paesaggi piovosi, scuri. Ai suoi interpreti ha imposto una recitazione sobria, a sottrarre più che ad esaltare le emozioni. Lu è Chen Daoming, Feng è Gong Li, che torna a lavorare con il "suo" maestro dopo anni, dal ruolo dell'imperatrice in La città proibita che, nel 2006, fu il film più costoso della storia del cinema cinese.
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Quando Lu, ansioso di rivedere l'amatissima moglie , riesce a tornare a casa per un giorno, è la figlia a tradirlo. È una ragazza ambiziosa, la compagnia di ballo in cui danza le ha negato un ruolo da protagonista per la posizione politica del padre, spera di rimediare denunciando alla polizia. E Feng non riesce ad avvertire in tempo il marito, Lu viene arrestato alla stazione da agenti governativi e spedito in un campo di lavoro per la "rieducazione". Potrà tornare a casa soltanto alla fine della rivoluzione culturale, è pieno di speranze, vuole ritrovare l'amore di sua moglie, ricreare una vita normale. Ma non è possibile. Il tempo ha cancellato la sua immagine dalla memoria di Feng, che non riconosce lui l'uomo che pure continua ad amare profondamente. E non è un compito facile per Lu cercare di far riaffiorare barlumi di memoria, attimi di gioia o di dolore condivisi, esperienze piccole e grandi vissute insieme. È come se la rivoluzione culturale comunque avesse vinto nel suo voler annullare le persone, cancellare dalla realtà, perfino dagli affetti, chiunque si opponesse al potere e in questo senso Feng diventa quasi il simbolo di un'epoca.
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Al di là della ricostruzione di un momento storico, in Lettere di uno sconosciuto (titolo inglese Coming home), presentato fuori concorso al Festival di Cannes, ci sono tutti gli elementi del melodramma, ma Zhang Yimou cerca di evitare ogni compiacimento scegliendo uno stile di racconto asciutto, scarno, essenziale, ed esaltando la tensione sentimentale tra i protagonisti, raccontati soprattutto in interni, in paesaggi piovosi, scuri. Ai suoi interpreti ha imposto una recitazione sobria, a sottrarre più che ad esaltare le emozioni. Lu è Chen Daoming, Feng è Gong Li, che torna a lavorare con il "suo" maestro dopo anni, dal ruolo dell'imperatrice in La città proibita che, nel 2006, fu il film più costoso della storia del cinema cinese.