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TGLFF, il festival festeggia i suoi primi trent'anni "diversi perché unici"

Dal 29 aprile al 4 maggio la nuova edizione del Torino Gay&Lesbian Film Festival. Trenta nazioni rappresentate e 115 titoli in programma. Il direttore Giovanni Minerba: "Una rassegna che ha concesso a una comunità l'opportunità civile, culturale e politica di affermare la propria visibilità"
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UN traguardo importante, quest'anno, per il TGLFF, il Torino Gay and Lesbian Film Festival che il 29 aprile inaugura la 30esima edizione all'insegna dello slogan "30 anni diversi perché unici". La madrina è Carolina Crescentini, l'ospite musicale Irene Grandi, il festival proporrà fino al 4 maggio 115 film, fra cui l'anteprima di Boulevard, di Dito Montiel, l'ultima pellicola con Robin Williams inedita in Europa. Le tematiche dei film, in concorso e fuori concorso, spazieranno dai grandi temi etici, sociali e civili fino all'analisi dei rapporti e delle relazioni famigliari e individuali.

"Se il Tglff continua a esistere - sottolinea il direttore del Festival Giovanni Minerba - è grazie a quanti hanno creduto in noi senza barriere di appartenenza politica e hanno contribuito a consolidare un progetto culturale e sociale necessario". Una necessità con cui concorda il direttore del Museo del Cinema Alberto B…
UN traguardo importante, quest'anno, per il TGLFF, il Torino Gay and Lesbian Film Festival che il 29 aprile inaugura la 30esima edizione all'insegna dello slogan "30 anni diversi perché unici". La madrina è Carolina Crescentini, l'ospite musicale Irene Grandi, il festival proporrà fino al 4 maggio 115 film, fra cui l'anteprima di Boulevard, di Dito Montiel, l'ultima pellicola con Robin Williams inedita in Europa. Le tematiche dei film, in concorso e fuori concorso, spazieranno dai grandi temi etici, sociali e civili fino all'analisi dei rapporti e delle relazioni famigliari e individuali.

"Se il Tglff continua a esistere - sottolinea il direttore del Festival Giovanni Minerba - è grazie a quanti hanno creduto in noi senza barriere di appartenenza politica e hanno contribuito a consolidare un progetto culturale e sociale necessario". Una necessità con cui concorda il direttore del Museo del Cinema Alberto Barbera: "Ci si domanda spesso se abbia ancora senso che esista in festival con queste tematiche. Io dico di si perché se è vero che in 30 anni la situazione è cambiata, viviamo ancora in una società in cui i diritti non sono uguali per tutti. Oggi il festival - conclude - è cambiato, si rivolge a tutti e continua ad avere un ruolo importante". Il Festival, continua Minerba, "per quanto è stato possibile, ha dato un contributo importante al riconoscimento dei diritti non solo perché senza questo Festival molto cinema non riuscirebbe a trovare distribuzione adeguata. Ha poi soprattutto concesso a una comunità l'opportunità civile, culturale e politica di affermare la propria visibilità, di rivendicare i propri desideri, sebbene sia ancora necessario chiedere il riconoscimento dei propri diritti".

Fra le novità il Premio del pubblico, che sarà assegnato a uno dei 30 lungometraggi in concorso e al migliore fra i 23 cortometraggi. Tre i riconoscimenti principali: il Premio "Ottavio Mai" per la categoria lungometraggi, il Premio Queer e quello per il Miglior corto che saranno assegnati da due giurie di studenti guidate da due registi come tutor, Sebastiano Riso e Antony Hickling. Ad aprire un cartellone che vede rappresentate trenta nazioni rappresentate, 9 anteprime mondiali e 49 nazionali, sarà la proiezione di 54: The director's cut di Mark Christopher che presenterà il suo film nel corso della serata inaugurale. Fra gli eventi collaterali, "A qualcuno piace...libro", un focus dedicato alla letteratura che affronta i temi del festival, e la proiezione/evento "Non so perché ti odio", documentario e dibattito sull'omofobia. La serata di chiusura, il 4 maggio alle 21, durante la quale verranno annunciati ufficialmente i vincitori, avrà come ospite musicale Zibba, una delle più interessanti realtà del nuovo cantautorato italiano e la proiezione di Six Dance Lessons in Six Weeks, il film di Arthur Allan Seidelman che segna il ritorno sul set dell'85enne Gena Rowlands.