Era una donna di una bellezza speciale, prorompente e segreta, il profilo aristocratico, la mani affusolate: per questo Luchino Visconti le aveva affidato il ruolo della madre di Tadzio nel film Morte a Venezia. Nel personaggio interpretato da Silvana Mangano, il regista rivedeva sua madre. L'attrice - scomparsa il 16 dicembre 1989 - martedì avrebbe compiuto 85 anni: era nata il 21 aprile 1930. Madre inglese e padre siciliano, dopo aver fatto la modella e aver partecipato a Miss Italia, viene scelta da Giuseppe De Santis per Riso amaro girato nel 1949. Il personaggio di giovane mondina nelle risaie del vercellese è indimenticabile, sensuale; al fianco del "cattivo" Vittorio Gassmann, fa innamorare gli italiani e il produttore di quel film, Dino De Laurentiis, che la sposa e indirizza la sua carriera di attrice.
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La Mangano lavora con grandi registi, come Monicelli, Camerini, De Sica, Lizzani, Bolognini, Comencini, Pasolini, Robert Rossen, Michalkov. Diva Universal (Sky - Canale 133) la ricorda, martedì alle 20.45, con lo speciale "Donne nel mito", realizzato grazie alla collaborazione con la Cineteca Nazionale del Centro Sperimentale di Cinematografia. Quando l'attrice morì, la grande sceneggiatrice Suso Cecchi d'Amico, sua amica ("Mi chiamava mamma Suso"), ne fece un ritratto vero, umano: "Il rapporto di amicizia è durato nel tempo, è stato prezioso nei momenti drammatici che ha incontrato nella sua vita, la disgregazione della famiglia, la morte del figlio, i primi segni della malattia. Ho pensato sempre, qualunque cosa le sia capitato, anche quando ha avuto la disgrazia del figlio, che avesse questa carica di allegria dentro, così difficile da tirare fuori. E sono contenta che sia riuscita a fare Oci ciornie. Ma non per essere tornata al suo lavoro di attrice, perché Silvana non ha mai avuto il fuoco dell'arte, né la gioia del successo. Fare Oci Ciornie ha significato stare insieme a persone di cui sentiva il calore e l'affetto, l'unica cosa che la spingesse a fare un film". "Visconti era rimasto affascinato dalla sua eleganza, dalla bellezza, dalla riservatezza" diceva Cecchi d'Amico "Lei non provava nessuna soggezione, anzi era nata una grande amicizia. Più che dal successo di un film, Silvana trovava una sua soddisfazione segreta e profonda quando faceva quei suoi ricami, a disegni sempre più piccoli". Donna di rara bellezza, non ha mai fatto niente per ringiovanirsi, non si tingeva neanche i capelli.
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"Mamma non voleva veramente fare l'attrice" racconta nel documentario la figlia Raffaella De Laurentiis "ma quell'esperienza di Riso amaro nelle risaie con le mondine le era piaciuto tantissimo, aveva imparato tutte le canzoni delle mondine, le cantava sempre". Anche il marito Dino Laurentiis (che è morto nel 2010) confermava: "Era una donna umile e semplice, inizialmente non voleva fare l'attrice e ogni volta era un problema convincerla, era convinta di non essere capace di recitare, ma un po' alla volta si convinse e i grandi registi la convinsero che poteva fare quello che poi ha fatto". Raffaella: "Era sempre molto ambivalente, le piaceva recitare ma lei non pensava di essere all'altezza. Solo con La grande guerra di Monicelli rivela di essere una grande attrice drammatica e comica. Il fatto che potesse fare la commedia è venuto fuori più tardi nella sua carriera, nessuno ci credeva poi ha cominciato a fare le commedie con Alberto Sordi, era bravissima aveva i tempi giusti. Lei ha sempre detto che era molto più difficile fare la commedia che il dramma. Penso che per questo si divertisse a farle. Ha amato molto Pasolini e Visconti, Monicelli faceva parte della sua prima carriera, papà diceva sempre: "A Silvana i film li cucivamo addosso", invece lei è un po' scappata da questi film. Ed è lì che ha cominciato a lavorare con Pasolini e Visconti, i registi della ribellione".
È la stessa Mangano a raccontare l'incontro con Visconti per Morte a Venezia. "Appena ci siamo incontrati lui ha parlato di questo personaggio" spiegava l'attrice "e più parlava più mi impaurivo, più parlava più pretendeva che fossi sua madre per cui mi ha dato addosso questa grandissima responsabilità, il terrore e l'incitamento a farlo. Mi disse: "Nel mio ricordo sarai abbinata a mia madre"". Nel documentario frammenti di vita privata, coi figli piccoli, il sorriso bellissimo con cui risponde: "Niente", a chi le chiede: "Cosa spera nel '63?".
"Ho avuto un'infanzia molto serena, felice", ricorda Raffaella "Mamma aveva tanti hobby, era bravissima a lavorare con le mani, tovaglie ricamate, ha fatto anche i tappeti, ricamava. Amava la scultura era bravissima ha fatto busti di bronzo di tutti noi figli. Era una personalità molto artistica". All'inizio degli anni 70 si trasferisce negli Stati Uniti, ma non continua a recitare. A soli 25 anni muore in un incidente aereo il figlio Federico. "Federico era più spirituale, erano molto uniti, non solo perché era l'unico figlio maschio" continua Raffaella "è molto difficile recuperare da una perdita del genere. Dico sempre che mamma è morta di crepacuore, è morta di dolore". Silvana Mangano muore nel 1989 a Madrid, aveva 59 anni. Una diva segreta senza eredi; nessuna, tra le attrici che sarebbero diventate famose negli anni successivi, le assomiglia.
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La Mangano lavora con grandi registi, come Monicelli, Camerini, De Sica, Lizzani, Bolognini, Comencini, Pasolini, Robert Rossen, Michalkov. Diva Universal (Sky - Canale 133) la ricorda, martedì alle 20.45, con lo speciale "Donne nel mito", realizzato grazie alla collaborazione con la Cineteca Nazionale del Centro Sperimentale di Cinematografia. Quando l'attrice morì, la grande sceneggiatrice Suso Cecchi d'Amico, sua amica ("Mi chiamava mamma Suso"), ne fece un ritratto vero, umano: "Il rapporto di amicizia è durato nel tempo, è stato prezioso nei momenti drammatici che ha incontrato nella sua vita, la disgregazione della famiglia, la morte del figlio, i primi segni della malattia. Ho pensato sempre, qualunque cosa le sia capitato, anche quando ha avuto la disgrazia del figlio, che avesse questa carica di allegria dentro, così difficile da tirare fuori. E sono contenta che sia riuscita a fare Oci ciornie. Ma non per essere tornata al suo lavoro di attrice, perché Silvana non ha mai avuto il fuoco dell'arte, né la gioia del successo. Fare Oci Ciornie ha significato stare insieme a persone di cui sentiva il calore e l'affetto, l'unica cosa che la spingesse a fare un film". "Visconti era rimasto affascinato dalla sua eleganza, dalla bellezza, dalla riservatezza" diceva Cecchi d'Amico "Lei non provava nessuna soggezione, anzi era nata una grande amicizia. Più che dal successo di un film, Silvana trovava una sua soddisfazione segreta e profonda quando faceva quei suoi ricami, a disegni sempre più piccoli". Donna di rara bellezza, non ha mai fatto niente per ringiovanirsi, non si tingeva neanche i capelli.
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"Mamma non voleva veramente fare l'attrice" racconta nel documentario la figlia Raffaella De Laurentiis "ma quell'esperienza di Riso amaro nelle risaie con le mondine le era piaciuto tantissimo, aveva imparato tutte le canzoni delle mondine, le cantava sempre". Anche il marito Dino Laurentiis (che è morto nel 2010) confermava: "Era una donna umile e semplice, inizialmente non voleva fare l'attrice e ogni volta era un problema convincerla, era convinta di non essere capace di recitare, ma un po' alla volta si convinse e i grandi registi la convinsero che poteva fare quello che poi ha fatto". Raffaella: "Era sempre molto ambivalente, le piaceva recitare ma lei non pensava di essere all'altezza. Solo con La grande guerra di Monicelli rivela di essere una grande attrice drammatica e comica. Il fatto che potesse fare la commedia è venuto fuori più tardi nella sua carriera, nessuno ci credeva poi ha cominciato a fare le commedie con Alberto Sordi, era bravissima aveva i tempi giusti. Lei ha sempre detto che era molto più difficile fare la commedia che il dramma. Penso che per questo si divertisse a farle. Ha amato molto Pasolini e Visconti, Monicelli faceva parte della sua prima carriera, papà diceva sempre: "A Silvana i film li cucivamo addosso", invece lei è un po' scappata da questi film. Ed è lì che ha cominciato a lavorare con Pasolini e Visconti, i registi della ribellione".
È la stessa Mangano a raccontare l'incontro con Visconti per Morte a Venezia. "Appena ci siamo incontrati lui ha parlato di questo personaggio" spiegava l'attrice "e più parlava più mi impaurivo, più parlava più pretendeva che fossi sua madre per cui mi ha dato addosso questa grandissima responsabilità, il terrore e l'incitamento a farlo. Mi disse: "Nel mio ricordo sarai abbinata a mia madre"". Nel documentario frammenti di vita privata, coi figli piccoli, il sorriso bellissimo con cui risponde: "Niente", a chi le chiede: "Cosa spera nel '63?".
"Ho avuto un'infanzia molto serena, felice", ricorda Raffaella "Mamma aveva tanti hobby, era bravissima a lavorare con le mani, tovaglie ricamate, ha fatto anche i tappeti, ricamava. Amava la scultura era bravissima ha fatto busti di bronzo di tutti noi figli. Era una personalità molto artistica". All'inizio degli anni 70 si trasferisce negli Stati Uniti, ma non continua a recitare. A soli 25 anni muore in un incidente aereo il figlio Federico. "Federico era più spirituale, erano molto uniti, non solo perché era l'unico figlio maschio" continua Raffaella "è molto difficile recuperare da una perdita del genere. Dico sempre che mamma è morta di crepacuore, è morta di dolore". Silvana Mangano muore nel 1989 a Madrid, aveva 59 anni. Una diva segreta senza eredi; nessuna, tra le attrici che sarebbero diventate famose negli anni successivi, le assomiglia.