E allora, a che punto è il film di Snoopy? Quella dei Peanuts è una delle uscite più attese dell'anno, anche perché per la prima volta vedremo quella testa tonda di Charlie Brown in 3D sul grande schermo. Non solo: l'ultimo lungometraggio animato (per la tv) dei ragazzini di Charles M. Schulz risale addirittura al 1980. Sarà anche per questo che i creatori di Snoopy & Friends - Il film dei Peanuts, che arriverà nelle sale il 5 novembre, ci tengono aggiornati, step by step, sullo stato dell'arte. Dopo il teaser e il trailer del film, usciti lo scorso anno, adesso in un video il regista Steve Martino ci spiega come si disegna il piccolo Woodstock, l'inseparabile amico di Snoopy. E lancia la sfida: disegnate i vostri canarini e mandateceli all'hashtag #DrawWoodstock. Risultato: un mare di Woodstock, realizzati da autori più o meno famosi, sta cinguettando su Twitter da qualche giorno.
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Al di là delle strategie di marketing, cosa aspettarsi dal film? Quello che si sa finora dovrebbe rassicurare i fan di Schulz. Il grande disegnatore è morto nel 2000 e nessuno dopo di lui ha disegnato nuove strisce di Linus e compagni, ma questo progetto è nato in famiglia. È stato infatti suo figlio Craig, nel 2006, ad avere l'idea del film: "Se si farà - disse - sarà sotto il controllo degli Schulz. Non puoi tirar dentro persone dall'esterno e aspettarti che capiscano i Peanuts". E così Craig ne ha parlato con Bryan, suo figlio, che di mestiere fa lo sceneggiatore. Entrambi figurano nei credits, anche come produttori. A realizzare la computer grafica ci stanno pensando i ragazzi della Blue Sky Studios, i creatori della saga del L'era glaciale. Steve Martino, il regista, dice che "ognuno di noi, in un momento della sua vita, è stato Charlie Brown", e come dargli torto. Della trama sappiamo che troveremo Charlie e Snoopy all'inseguimento della loro eterna chimera. Per il primo è la ragazzina dai capelli rossi, di cui è da sempre innamorato. Per il secondo è il Barone Rosso, l'asso dell'aviazione della Prima Guerra Mondiale a cui il bracchetto dà la caccia. Ce la faranno davvero, cane e bambino, a realizzare i loro sogni proprio ora, a 65 anni dalla nascita della striscia più famosa del mondo?
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La striscia che piace ai bambini e agli intellettuali. Tutto infatti è cominciato il 2 ottobre 1950, con le prime quattro vignette dei Peanuts. Altro che 3D, quella di Schulz si imporrà come la strip bidimensionale per eccellenza. Presto diffusa in tutto il mondo su quotidiani, inserti domenicali, riviste e libri di raccolte: nel 1965 Charlie e gli altri sono già sulla copertina di Time. E come in un'inarrestabile reazione a catena, i ragazzini (e il bracchetto, e gli uccellini) di Schulz sono debordati su tazze, magliette, diari, infiniti oggetti di merchandising. Come è possibile? A funzionare perfettamente era il paradosso di un mondo dove gli adulti sono solo presenze fuori campo, ma dove i bambini hanno la profondità e le frustrazioni e le necessità e i dilemmi esistenziali tipici degli adulti, pur rimanendo bambini. I lettori più piccoli e quelli più colti si commuovevano e divertivano vedendo la faccia di Charlie in attesa dei biglietti di San Valentino ("Nulla echeggia più di una cassetta della posta vuota"), le continue sconfitte della squadra in cui gioca ("Vorrei poter parlare con chi ha inventato il baseball" dice una volta a Linus, sul solito muretto. "Per chiedergli consiglio?" "No, per chiedergli scusa"), la fragilità di Linus nel rapporto con la sua coperta, il cinismo di Lucy, la gioia di vivere di Snoopy. Non c'è da stupirsi dunque se la serie arriverà nel nostro paese (il primo volumetto della Milano Libri è del 1963) grazie all'interesse e alla passione di quel gruppo di intellettuali - da Umberto Eco a Oreste Del Buono a Giovanni Gandini - legati alla rivista chiamata, appunto, Linus, fondata nel 1965. Un viaggio quotidiano tra l'umoristico e l'esistenziale terminato con la morte di Schulz, a 77 anni, il 12 febbraio del 2000. Poco prima aveva annunciato (tramite una vignetta, ovvio) di non essere più in grado di produrre una striscia al giorno.
I Charlie Brown pre-digitali. È stata la pubblicità a battezzare l'esordio dei Peanuts nel mondo dei cartoni animati, per una serie di spot della Ford e poi, nel 1965, per Un Natale da Charlie Brown, speciale televisivo CBS sponsorizzato dalla Coca Cola. La storia di Charlie che supera una classica depressione natalizia (e con un gracile alberello da decorare che crolla sotto il peso della prima pallina) ebbe un grande successo. E così la tv americana continuò a sfornare speciali a cadenza quasi annuale. Il primo lungometraggio è arrivato nel 1968, Un ragazzo di nome Charlie Brown, ne seguiranno altri tre. Alcuni di questi prodotti vennero distribuiti nei cinema di vari paesi ma, a differenza di Peanuts: The Movie erano film pensati per la tv e solo successivamente approdati al grande schermo. I vecchi cartoon di Charlie Brown firmati dal regista Bill Melendez, che gli autori del nuovo film considerano un riferimento imprescindibile, erano animazioni tradizionali ma efficaci con varie trovate: la voce degli adulti era sostituita da uno strano suono di trombone (e d'altronde nel fumetto non li vediamo né sentiamo mai); Snoopy si esprimeva attraverso smorfie, movimenti e pantomima (nei fumetti invece leggiamo i suoi pensieri). Altra caratteristica era il tema musicale di Vince Guaraldi, il pianoforte di Linus and Lucy e altre composizioni che accompagnavano tutti gli speciali tv. Sapere che riascolteremo quelle note jazz in Snoopy & Friends è stato un regalo per tutti i cultori del bracchetto e dei suoi giovani, profondissimi amici.
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Al di là delle strategie di marketing, cosa aspettarsi dal film? Quello che si sa finora dovrebbe rassicurare i fan di Schulz. Il grande disegnatore è morto nel 2000 e nessuno dopo di lui ha disegnato nuove strisce di Linus e compagni, ma questo progetto è nato in famiglia. È stato infatti suo figlio Craig, nel 2006, ad avere l'idea del film: "Se si farà - disse - sarà sotto il controllo degli Schulz. Non puoi tirar dentro persone dall'esterno e aspettarti che capiscano i Peanuts". E così Craig ne ha parlato con Bryan, suo figlio, che di mestiere fa lo sceneggiatore. Entrambi figurano nei credits, anche come produttori. A realizzare la computer grafica ci stanno pensando i ragazzi della Blue Sky Studios, i creatori della saga del L'era glaciale. Steve Martino, il regista, dice che "ognuno di noi, in un momento della sua vita, è stato Charlie Brown", e come dargli torto. Della trama sappiamo che troveremo Charlie e Snoopy all'inseguimento della loro eterna chimera. Per il primo è la ragazzina dai capelli rossi, di cui è da sempre innamorato. Per il secondo è il Barone Rosso, l'asso dell'aviazione della Prima Guerra Mondiale a cui il bracchetto dà la caccia. Ce la faranno davvero, cane e bambino, a realizzare i loro sogni proprio ora, a 65 anni dalla nascita della striscia più famosa del mondo?
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La striscia che piace ai bambini e agli intellettuali. Tutto infatti è cominciato il 2 ottobre 1950, con le prime quattro vignette dei Peanuts. Altro che 3D, quella di Schulz si imporrà come la strip bidimensionale per eccellenza. Presto diffusa in tutto il mondo su quotidiani, inserti domenicali, riviste e libri di raccolte: nel 1965 Charlie e gli altri sono già sulla copertina di Time. E come in un'inarrestabile reazione a catena, i ragazzini (e il bracchetto, e gli uccellini) di Schulz sono debordati su tazze, magliette, diari, infiniti oggetti di merchandising. Come è possibile? A funzionare perfettamente era il paradosso di un mondo dove gli adulti sono solo presenze fuori campo, ma dove i bambini hanno la profondità e le frustrazioni e le necessità e i dilemmi esistenziali tipici degli adulti, pur rimanendo bambini. I lettori più piccoli e quelli più colti si commuovevano e divertivano vedendo la faccia di Charlie in attesa dei biglietti di San Valentino ("Nulla echeggia più di una cassetta della posta vuota"), le continue sconfitte della squadra in cui gioca ("Vorrei poter parlare con chi ha inventato il baseball" dice una volta a Linus, sul solito muretto. "Per chiedergli consiglio?" "No, per chiedergli scusa"), la fragilità di Linus nel rapporto con la sua coperta, il cinismo di Lucy, la gioia di vivere di Snoopy. Non c'è da stupirsi dunque se la serie arriverà nel nostro paese (il primo volumetto della Milano Libri è del 1963) grazie all'interesse e alla passione di quel gruppo di intellettuali - da Umberto Eco a Oreste Del Buono a Giovanni Gandini - legati alla rivista chiamata, appunto, Linus, fondata nel 1965. Un viaggio quotidiano tra l'umoristico e l'esistenziale terminato con la morte di Schulz, a 77 anni, il 12 febbraio del 2000. Poco prima aveva annunciato (tramite una vignetta, ovvio) di non essere più in grado di produrre una striscia al giorno.
I Charlie Brown pre-digitali. È stata la pubblicità a battezzare l'esordio dei Peanuts nel mondo dei cartoni animati, per una serie di spot della Ford e poi, nel 1965, per Un Natale da Charlie Brown, speciale televisivo CBS sponsorizzato dalla Coca Cola. La storia di Charlie che supera una classica depressione natalizia (e con un gracile alberello da decorare che crolla sotto il peso della prima pallina) ebbe un grande successo. E così la tv americana continuò a sfornare speciali a cadenza quasi annuale. Il primo lungometraggio è arrivato nel 1968, Un ragazzo di nome Charlie Brown, ne seguiranno altri tre. Alcuni di questi prodotti vennero distribuiti nei cinema di vari paesi ma, a differenza di Peanuts: The Movie erano film pensati per la tv e solo successivamente approdati al grande schermo. I vecchi cartoon di Charlie Brown firmati dal regista Bill Melendez, che gli autori del nuovo film considerano un riferimento imprescindibile, erano animazioni tradizionali ma efficaci con varie trovate: la voce degli adulti era sostituita da uno strano suono di trombone (e d'altronde nel fumetto non li vediamo né sentiamo mai); Snoopy si esprimeva attraverso smorfie, movimenti e pantomima (nei fumetti invece leggiamo i suoi pensieri). Altra caratteristica era il tema musicale di Vince Guaraldi, il pianoforte di Linus and Lucy e altre composizioni che accompagnavano tutti gli speciali tv. Sapere che riascolteremo quelle note jazz in Snoopy & Friends è stato un regalo per tutti i cultori del bracchetto e dei suoi giovani, profondissimi amici.